Simone Morandini: la secolarizzazione interpella le religioni
‘Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica’ è il tema della 62^ sessione di formazione ecumenica del Sae-Segretariato attività ecumeniche aps, in programma alla Foresteria del Monastero di Camaldoli (Ar) dal 26 luglio al 1° agosto. Per una settimana donne e uomini, teologi/e, pastori e laici di diverse confessioni cristiane, assieme ad esponenti del mondo ebraico e islamico rifletteranno e si confronteranno su presente e futuro della fede in un mondo che cambia. A fare da filo conduttore il versetto biblico , tratto dal libro di Isaia, ‘Tu sei veramente un Dio misterioso’ (Is 45,15).
Al centro dei lavori quest’anno la ‘secolarizzazione’, argomento che verrà affrontato nelle sue diverse angolature, a partire dal suo stesso significato letterale, portando con sé molte domande: come interpretare questo nostro tempo? Quali forme vanno assumendo in esso le dinamiche della secolarizzazione? Come leggere teologicamente una realtà religiosa e culturale, segnata da una compresenza di secolarità e di permanenze, di pluralità e di tensioni? Come dire Dio e come essere Chiesa in questo tempo e in questo contesto?
La sessione estiva si apre oggi con l’introduzione del presidente del Sae, Simone Morandini, cui seguirà la prima tavola rotonda: ‘Secolarizzazione… ed oltre’ con la prof.ssa Debora Spini (valdese, New York University in Florence) ed il prof. Luigi Berzano (cattolico, Università di Torino). Il tema ‘secolarizzazione’ sarà affrontato in molte chiavi, dagli scenari globali al ruolo dei credenti nello spazio laico.
Al presidente nazionale del SAE (www.saenotizie.it), prof. Simone Morandini, vicepreside dell’Istituto di Studi Ecumenici ‘San Bernardino’ di Venezia, abbiamo chiesto di spiegarci se le Chiese sono ‘attrezzate’ per rispondere alla secolarizzazione: “La dinamica della secolarizzazione ha tempi lunghi e una varietà di dimensioni; è un ‘segno dei tempi’, da leggere nella sua complessità. Se guardiamo alla storia vediamo che talvolta le chiese hanno operato con efficacia, talaltra sono state sicuramente un po’ ingenue. E tuttavia esse hanno qualcosa che le abilita radicalmente ad abitare questo tempo (così come ogni altro): il dono e l’impegno di rendere testimonianza a quell’Evangelo di Gesù Cristo, che illumina la vita e la storia”.
Perché serve una prospettiva ecumenica per ‘combattere’ la secolarizzazione?
“Perché la ricchezza dell’Evangelo è come una luce, che nei vissuti ecclesiali si rifrange in una varietà di colori, come in un prisma. Abbiamo bisogno di tutti i doni e i carismi vissuti nelle varie comunità,per abitare questo tempo: è pieno di sfide e di interrogativi, ma anche di possibilità, da esplorare assieme, per incontrare il ‘Dio misterioso’ di cui parla Isaia”.
In quale modo è possibile abitare la secolarizzazione?
“La vera sfida (quella su cui lavoreremo nella Sessione ecumenica di Camaldoli) è di trovare parole e pratiche per mettere in relazione l’esperienza vissuta dagli uomini e le donne di questo tempo con la storia di Gesù Cristo e con il volto di Dio che a partire da essa si dispiega. Essere cioè chiese trasparenti allo Spirito, perché esso sia forza di vita anche per l’umanità della secolarizzazione”.
E’ sufficiente l’ecumenismo per abitare la secolarizzazione?
“Certamente no; esso offre però la possibilità di condividere diverse esperienze, diversi stili pastorali, diversi modi di esplorare eesprimere il mistero d’amore del Dio trino. La realtà di tante coppie interconfessionali testimonia della possibilità di feconde relazioni tra credenti di diverse appartenenze confessionali, che diano testimonianza in tal senso”.
Quindi è possibile un’ecclesiologia ecumenica?
“Il dialogo sull’ecclesiologia è certamente una delle grandi sfide per il cammino verso la comunione. Le forti convergenze realizzate in questi decenni a livello di teologia, cristologia ed antropologia teologica si intrecciano ancora con differenze importanti nella comprensione della realtà della comunità ecclesiale. Dobbiamo parlare di ‘Creatura Verbi’ o di ‘Sacramento di salvezza’? E quale ruolo ha la sinodalità nei vissuti ecclesiali? E la celebrazione eucaristica: quale il suo valore per l’essere delle chiese? E queste sono solo alcune delle domande che risuonano nel dialogo”.
Quanto è importante il pensiero di don Giovanni Cereti per il cammino ecumenico?
“Giovanni Cereti è stato una grande figura per il dialogo ecumenico in Italia: basterebbe ricordare il suo contributo determinante ai vari volumi dell’ ‘Enchiridion Oecumenicum’. Per il SAE è stato un punto di riferimento fin dai primissimi anni della sua esistenza, nelle annuali Sessioni ecumeniche, così come nel relativo lavoro di preparazione. Fin dalla sua fondazione poi è stato membro del Gruppo Teologico dell’Associazione, di cui è stato anche a lungo coordinatore, assieme a Paolo Ricca. Non a caso alla loro memoria il Gruppo ha dedicato il testo su ‘Il Regno di Dio, profezia di pace. Convocati/e dalla speranza in un tempo di guerra. Un percorso di ricerca ecumenico’ pubblicato pochi giorni fa (https://www.saenotizie.it/sae/in-primo-piano/il-nuovo-documento-del-sae-il-regno-di-dio-profezia-di-pace.html)”.
(Tratto da Aci Stampa)


























