Papa Leone XIV invita nonni e nonne a non perdere la speranza
“Cari fratelli e sorelle, per bocca del profeta Isaia il Signore promette che non si dimenticherà mai di nessuno di noi. Ci assicura che i nostri volti li porta disegnati sulle palme delle sue mani e che il suo amore è più grande di quello di una madre per suo figlio. Il profeta ci lascia intravedere un dialogo intimo e serrato nel quale Dio si rivolge a ciascuno e al popolo stesso dandogli del ‘tu’. Anche oggi possiamo leggere queste parole riferite a ciascuno di noi, e ognuno può sentire quel ‘Non ti dimenticherò mai’ rivolto a sé”:nel messaggio per la sesta Giornata mondiale dei nonni e degli anziani papa Leone XIV fa risuonare il verso del profeta Isaia, ‘Io invece non ti dimenticherò mai’.
Un dialogo, quello tra il profeta e Dio, che è un invito a non perdere la speranza: “Sono parole che riempiono di consolazione e di fiducia. Esse sono la risposta a un angoscioso sentimento che agita il cuore: ‘Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato’. Quante volte nella Sacra Scrittura, in particolare nei Salmi, la preghiera nasce dallo smarrimento di chi ha l’impressione che la propria vita non rivesta interesse per nessuno e venga trascurata! La dolorosa sensazione di essere dimenticati accomuna purtroppo molte persone, e tra queste non poche sono anziane”.
Una speranza che si tramuta in giustizia, perché è un invito a non dimenticare: “L’amore di Dio, che invece non dimentica nessuno, si offre come atto di giustizia e risposta all’anonimato, nel quale troppo spesso la vita umana finisce per smarrirsi. Sopra le esistenze di molti anziani, in particolare, sembra essere disteso un velo che sfuma i tratti dei volti e ammanta di oblio. E’ quello che accade nelle case dove regna la solitudine, e anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarità di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla sua patologia”.
Il versetto del profeta Isaia si trasforma anche in un invito per i giovani: “La celebrazione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani è un’opportunità per riscoprire che la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni età è sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio. Questa Giornata sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i più giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa. Fate in modo che le parole del profeta ‘Io invece non ti dimenticherò mai’ prendano la forma di un tenero e affettuoso incontro”.
E’ anche un invito alla Chiesa ad annunciare una presenza costante da parte di Dio: “La Chiesa conosce la sofferenza dei suoi figli più anziani, sa bene che troppo spesso si guarda a loro con pregiudizio e li si considera un peso; è consapevole che un’economia incentrata sul profitto indebolisce i legami familiari; sa che molti anziani vengono lasciati dai figli costretti a migrare o, in alcuni casi, a combattere in guerra. Per ognuno di questi motivi, è lieta di annunciare la promessa del Signore: Io invece non ti dimenticherò mai!”
Dio che è padre, ma anche madre, come ha affermato il beato papa Giovanni Paolo I: “E’ dolce, ad ogni età, ma specialmente quando non si è più giovani, scoprire, come disse il beato Giovanni Paolo I, che siamo destinatari ‘da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. E’ papà; più ancora è madre’. Anche se non viene spontaneo pensare così, la verità è che nemmeno da vecchi cessiamo di essere figli e figlie, e perciò resta valido, ogni giorno, l’invito a tornare tra le braccia di Dio, il cui amore è paterno e materno insieme”.
In questo consiste la ‘tenerezza’ di Dio: “La scoperta della tenerezza di Dio, per molti, avviene nel corso dell’esistenza, talvolta proprio nell’ultimo tratto della vita. Sempre più spesso, infatti, a differenza del passato, è possibile diventare anziani senza aver avuto una reale esperienza di fede. L’età avanzata, in questo caso, a partire dalle domande che in questa stagione della vita con più urgenza ci si pone, può divenire il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale”.
Riprendendo il pensiero di sant’Agostino il papa invita a non vergognarsi della propria fragilità: “E’ una consapevolezza che aiuta a non provare vergogna della fragilità che emerge e anche a comprendere che tutti, sempre, siamo bisognosi gli uni degli altri e mendicanti di attenzione e di cura. A Dio, che si fa prossimo e che impariamo a riconoscere nella sua tenerezza, possiamo ora rivolgerci con fiducia filiale nella preghiera. Non è mai troppo tardi per iniziare a rivolgersi a Lui. Può essere un grande dono per tutti”.
Al contempo è un invito a riconoscersi come popolo ‘nuovo’: “Cari anziani e anziane, papa Francesco parlava di voi come di un ‘nuovo popolo’, in quanto il numero di persone avanti con l’età non è mai stato così alto nella storia umana. E’ allora quanto mai importante con voi, ‘nuovo popolo’, riflettere su quale possa essere la nostra vocazione quando la fragilità, compagna dell’uomo fin dalla nascita, sembra prendere il sopravvento. Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilità!”
La fragilità che si apre è un invito a vivere da cristiani la vecchiaia per una rinascita in vista della pace nel mondo: “E’ così che possiamo vivere da cristiani il tempo della vecchiaia: ‘fragili’ ma allo stesso tempo ‘chiamati’… Una forza che può diventare invito a non ricorrere alle vie dell’arroganza e della potenza per garantire la convivenza umana, ma alle vie della riconciliazione e della pace vera.
In questo tempo, segnato in maniera così dura dalla violenza bellica e sociale, molti si interrogano su come sarà il mondo nel quale cresceranno i propri nipoti. Vi esorto, carissimi, ad unirvi a me nel pregare con insistenza perché giunga presto la pace nel mondo intero”.


























