Alcuni spunti di interpretazione

Papa Leone XIV a Castel Gandolfo
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.07.2026 – Andrea Gagliarducci] – La visita di Papa Leone XIV alla residenza dell’Ambasciatore statunitense per celebrare il 250° anniversario degli Stati Uniti è stata molto significativa. È stata anche un chiaro segno di quanto questo pontificato abbia da dire, e molto più di quanto si possa immaginare. Parlando ai media italiani, l’Ambasciatore statunitense Brian Burch ha affermato che il Papa è frustrato dal fatto che le sue azioni vengano spesso interpretate in termini puramente politici, o peggio, come in conflitto con l’amministrazione statunitense. Non che non ci siano disaccordi – nemmeno l’ambasciatore li ha negati – ma in realtà non tutto riguarda Trump e gli Stati Uniti. Questo dovrebbe però anche stimolare una riflessione più ampia.

Leone XIV non ragiona su questioni “minori”, ma su linee generali.

Papa Francesco aveva una predilezione per i dettagli e per le posizioni simboliche, che mostravano chiaramente da che parte stava. Lo ha dimostrato, ad esempio, con i suoi “cardinali di riparazione”, i cardinali nominati per porre rimedio a situazioni passate in ciascuno dei suoi nove Concistori. Oppure, ancora, con la sua visita all’ambasciata russa allo scoppio della guerra in Ucraina. Vista nella giusta prospettiva, la sua lettera di nomina dell’allora Arcivescovo Fernández a Prefetto dell’ex Sant’Uffizio è un altro esempio, un atto completamente al di fuori del protocollo, ma volto a costruire una narrazione precisa.

Leone XIV, d’altro canto, non ragiona sulle reazioni, tanto meno su reazioni specifiche. Piuttosto, cerca di rimanere fermo sui principi e di applicarli in molti modi, a volte anche pragmaticamente, ma senza mai deviare dall’idea generale o permettere che degeneri in questioni specifiche. La storia dell’Ambasciatore Burch, quindi, non si limita a raccontare un dettaglio, ma ci permette di comprendere come possiamo leggere il pontificato di Leone XIV.

Ci sono probabilmente tre criteri da considerare.

Il primo criterio è che il Papa non risponde a domande specifiche e, di fatto, è molto attento a non farlo.

L’esempio più eclatante di questo atteggiamento è il discorso “urbi et orbi” della scorsa Pasqua. È opportuno ricordare che tali occasioni sono sempre state utilizzate dai Papi per affrontare le questioni globali più urgenti. Per molti decenni, si è trattato di un discorso geopolitico – spesso definito il “Discorso sullo stato del mondo” del Papa – che ha frequentemente incluso numerosi riferimenti a specifiche situazioni di guerra.

Leone XIV, tuttavia, ha imposto uno stile diverso. Il suo discorso prima della benedizione Urbi et Orbi non conteneva riferimenti diretti a scenari di conflitto. Ha rivolto richieste specifiche alle potenze mondiali, ma non è entrato nello specifico di alcuna regione del mondo. In breve, il Papa ha deciso di non concentrarsi sui dettagli, ma sui principi. Pertanto, ogni suo messaggio non può essere interpretato come una risposta specifica a qualche questione politica, soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti, poiché è un Papa americano. In effetti, questo non era il suo approccio quando era il Priore Generale degli Agostiniani, e certamente non può esserlo ora che è Papa.

L’Ambasciatore Burch ha anche osservato che il Papa si sente profondamente Americano, ma desidera dimostrare di essere un Papa per tutti, non solo per gli Stati Uniti. Questo è anche il motivo per cui il Papa ha deciso di non tornare subito in patria, ma di programmare prima una serie di viaggi che dimostrino la sua preoccupazione per il mondo intero.

Il secondo criterio è quello della normalità.

Questa settimana ha segnato l’inizio delle vacanze di Leone XIV, che sta trascorrendo a Castel Gandolfo, nel Palazzo Apostolico, rimasto in parte museo e in parte residenza papale. Il ritorno al Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, che probabilmente segna anche la fine degli incontri improvvisati con la stampa, almeno per un po’, rappresenta un ritorno alla normalità papale di non poca importanza, insieme alla decisione di Leone XIV di vivere nel Palazzo Apostolico in Vaticano anziché nella Domus Sanctae Marthae, che Papa Francesco aveva preferito.

Leone XIV è un papa che non ha paura di guardare alla tradizione quando questa è solida. Non è un Papa legato al passato, ma un Papa che non disdegna i simboli che provengono dal passato, come dimostra la sua scelta di indossare la mozzetta fin dall’inizio del suo pontificato. Si ha la sensazione che il Papa voglia tornare alla normalità: normalità liturgica, normalità delle udienze papali, normalità storica. Persino la decisione di convocare un Concistoro per discutere almeno una volta all’anno è un segnale molto chiaro di una ricerca di normalità e di un ritorno al passato. Alla fine, non sarà più la Curia di un tempo; sarà una Curia nuova, con nuovi Prefetti.

Leone XIV ha recentemente nominato due Prefetti, e sono due donne: Suor Alessandra Smerilli a capo del Dicastero per lo Sviluppo Integrale e Montse Alvarado a capo del Dicastero per la Comunicazione.

Queste due nomine ci forniscono un terzo criterio per interpretare il Papa: non può essere etichettato né come conservatore né come progressista.

Detto questo, se questo Papa cerca un ritorno alla normalità, ciò non significa che non farà progressi o non continuerà sul percorso tracciato in precedenza. La nomina di due donne a capo di dicasteri dimostra lo spirito innovativo del Papa, che si ricollega al pontificato precedente ma anche alla tradizione.

Leone XIV non è quindi un Papa facilmente classificabile. Su molte questioni sta compiendo un salutare passo indietro. Su altre, prosegue un lavoro già iniziato con Papa Francesco, nonostante tutte le controversie, a cominciare dall’uso improprio del titolo di “pro-prefetto”. Ma leggere Leone XIV significa, in un certo senso, guardare ogni cosa nella giusta prospettiva, e questo implica cambiare punto di vista. È un Papa dalle molte sfaccettature, e questo significa che ci offre molto su cui riflettere e ci lascia con molte cose da comprendere.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese il 13 luglio 2026 sul suo blog Monday Vatican.

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