Frate Francesco: Stella di un mattino che non tramonta

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Volendo ricostruire la vicenda di frate Francesco attraverso il racconto delle principali esperienze che hanno caratterizzato la sua vocazione e missione, si può affermare che nel cammino di fede egli passò dall’essere convertito all’essere missionario: “Si può in effetti sostenere che il focus dell’esperienza spirituale del Poverello di Assisi sia la conversione, che mossa dall’ascolto evangelico, si trasforma in azione missionaria per condividere il Vangelo con tutti gli uomini e le donne di questa terra”.

Secondo il biografo Tommaso da Celano, ripreso da Bonaventura da Bagnoregio, l’esperienza chiave della vocazione del Poverello di Assisi è certamente l’inaspettato incontro con il Vangelo, avvenuto alla Porziuncola in un giorno di difficile datazione del 1208, in cui ascoltò l’invio missionario e che già dall’inizio ha permesso d’indicare nell’itineranza la modalità primaria dell’annuncio francescano.

Quindi in occasione dell’Ottavo centenario del Transito di san Francesco d’Assisi il volume di p. Fabio Nardelli (docente di Ecclesiologia presso la Pontificia Università Lateranense e la Pontificia Università Antonianum di Roma e l’Istituto Teologico di Assisi), ‘Frate Francesco. Stella di un mattino che non tramonta’, si presenta come uno strumento di natura teologico-pastorale che intende presentare la figura del Poverello di Assisi, quale uomo ancora ‘vivo’ oggi. Dopo un inquadramento di carattere generale, l’attenzione si concentrerà su alcune caratteristiche proprie della sua esperienza spirituale: egli, infatti, in quanto uomo ‘convertito’, ‘evangelico’, ‘ecclesiale’ e ‘missionario’ è ancora ‘attuale’ nel contesto ecclesiale contemporaneo.

Per quale motivo san Francesco è un ‘mattino che non tramonta’?

“L’espressione ‘stella di un mattino che non tramonta’ richiama indirettamente il testo del libro del Siracide (50,6) e intende descrivere lo splendore della santità di Francesco d’Assisi nelle ‘nubi’ del suo tempo, ma soprattutto vuole cogliere l’attualità di questo uomo ‘conformato a Cristo’ che, dopo ottocento anni, ancora parla alla vita della Chiesa. Riscoprire l’esperienza del Poverello è per tutti un’occasione per vivere pienamente una vita pienamente ‘evangelica’, rimettendo al centro il dono battesimale”.

Perché san Francesco è un innovatore?

“Egli, innanzitutto, ha abitato il suo ‘tempo’, particolarmente provato da tensioni e contraddizioni; ed è stato un segno di novitas. San Francesco ha voluto raccogliere un ‘nuovo popolo’ che seguisse il Discorso della montagna (Mt 5-7) sine glossa, trovando in esso la sua unica e immediata regola. Guardando alla sua esperienza si può ritenere che il Vangelo e l’istituzione sono stati due pilastri essenziali che non vanno contrapposti, ma che costituiscono un unicum. Egli, infatti, vuole educare il ‘popolo’ di ogni tempo a vivere pienamente il Vangelo nella santa madre Chiesa”.

Caratteristica del santo assisiate è il linguaggio: quanto è stato importante nel suo annuncio?

“Il linguaggio è l’elemento comunicativo per eccellenza! Il desiderio di Francesco d’Assisi era quello di trasmettere il Vangelo a ogni creatura in maniera autentica e immediata. La dimensione dell’annuncio è centrale nell’esperienza francescana e, ancor di più, l’aspetto del linguaggio, che diventa espressione di un ‘Vangelo inculturato’. Per l’Ordine francescano, nel corso della storia, è stato prioritario rimettere al centro l’altro e la ‘forma’ di linguaggio da utilizzare per poter raggiungere ogni uomo e donna nella diversità culturale e religiosa”.

Nel libro scandaglia san Francesco sotto diversi aspetti: quale uomo emerge?

“L’idea del testo è quella di offrire una ‘fotografia’ del Poverello d’Assisi che colleghi storia e attualità. Francesco è pienamente un ‘uomo medioevale’, ma chiaramente un ‘uomo inculturato’ in ogni tempo. Il volume descrive alcuni tratti essenziali della sua esperienza spirituale, mettendo in luce la conversione, la vita evangelica, l’amore alla santa madre Chiesa e la tensione evangelizzatrice. Rileggendo la sua vita emerge, pertanto, l’identikit di un uomo propriamente ‘umano’ e ‘inserito’ nel suo contesto, che si mette in ascolto dei segni dei tempi”.

In questi anni la Chiesa sta percorrendo un cammino sinodale: per quale motivo nello stile di vita ha scelto la minorità e la fraternità?

“Nel percorso sinodale che la Chiesa universale sta compiendo, riemergono alcuni pilastri essenziali della vita evangelica che il Poverello di Assisi ha testimoniato al mondo intero. Sicuramente la forma della minorità e della fraternità sono centrali per l’esperienza francescana, ma possono offrire alcune provocazioni particolarmente interessanti anche per il contesto ecclesiale odierno. La minorità vuole aiutare ad accogliere la dimensione della ‘creaturalità’ presente in ciascuno; la fraternità intende promuovere una maggiore complementarietà tra doni e carismi dell’intero Popolo di Dio”.

Dopo 800 anni perché san Francesco di Assisi è ancora ‘vivo’?

“Otto secoli non sono pochi; eppure alla vicenda di Francesco d’Assisi è riconosciuta una forza d’attualità non indifferente. Egli ha ‘vissuto’ pienamente il Vangelo e lo ha trasmesso ‘di generazione in generazione’; ha particolarmente amato la ‘santa Madre Chiesa’, riformandola e rimanendone all’interno; ha desiderato fortemente incontrare l’altro nella sua diversità, custodendo e promuovendo la forma ‘dialogica’. Nel vivere il centenario francescano, con gratitudine intendiamo guardare a san Francesco come colui che, dopo 800 anni, è ancora ‘vivo’ oggi”.

(Tratto da Aci Stampa)

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