La Chiesa ha celebrato il volto umano del mare nell’arcidiocesi di Rossano-Cariati

Condividi su...

“In occasione della Domenica del Mare, la Chiesa ricorda questi uomini e queste donne non solo per il lavoro che svolgono o per le merci che trasportano, ma come persone create a immagine e somiglianza di Dio e dotate di una dignità inviolabile. Ciascuno di loro porta con sé una storia unica, plasmata da speranze e paure, fardelli e resilienza, relazioni e sogni che meritano di essere considerati, onorati e custoditi. Oggi, molti lavoratori del settore marittimo continuano ad affrontare incertezze e difficoltà crescenti. Il mare, che da sempre unisce popoli e nazioni, è sempre più segnato da tensioni, insicurezza, guerre e paura”: così inizia il messaggio del prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Michael Czerny, per la Giornata del Mare, che si svolge questa domenica, dal titolo ‘Oltre le merci e il commercio: il volto umano del mare’.

In Italia la Giornata del Mare, a livello nazionale, è stata ospitata dall’arcidiocesi di Rossano-Cariati, apertasi sabato 11 luglio con la benedizione dei pescatori e dei pescherecci ed il convegno ‘Solidarietà verso i marittimi’, incentrato sui temi del lavoro e della vita delle comunità marinare, con la conclusione, domenica 12 luglio, della celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo della diocesi, mons. presieduta da mons. Maurizio Aloise. Per comprendere meglio il motivo, per cui la Chiesa dedica una domenica a questa Giornata, abbiamo contattato don Giuseppe Ruffo, direttore dell’Ufficio dell’Apostolato del Mare:

“La Chiesa celebra ogni anno la Domenica del Mare per accendere i riflettori su oltre un milione di marittimi, pescatori e operatori portuali il cui lavoro silenzioso e costante sostiene l’economia globale e il sostentamento di innumerevoli famiglie. L’obiettivo principale è ricordare che queste persone non sono semplici ingranaggi del trasporto merci, ma individui creati a immagine di Dio, dotati di una dignità inviolabile, le cui storie, sacrifici e speranze meritano di essere custoditi e valorizzati dalle comunità cristiane. Dedicare una giornata significa offrire preghiera, attenzione pastorale e concrete iniziative di solidarietà verso chi vive e lavora sul mare, ricordando il dovere di tutela del creato e della dignità delle persone”.

‘Paradossalmente, anche in un’epoca caratterizzata da una maggiore comunicazione digitale, molti marittimi vivono un isolamento sempre più profondo. La vicinanza tra gli esseri umani sta diventando sempre più rara’. Nel messaggio di quest’anno il card. Czerny invita a scoprire il volto umano del mare: quale è?

“Il ‘volto umano del mare’ è quello, troppo spesso invisibile, dei lavoratori marittimi che vivono una crescente e profonda solitudine. Questo volto è segnato da turni di lavoro ridotti, permessi a terra sempre più brevi e dalle pesanti conseguenze psicologiche dei conflitti armati che costringono molti equipaggi a restare confinati a bordo, nel timore per la propria incolumità. Dietro ogni nave e ogni porto ci sono storie di sacrificio, dedizione, solitudine, speranza e coraggio. Scoprire questo volto significa andare ‘oltre il carico e il commercio’, riconoscendo l’umanità, i sogni e le fragilità di chi naviga”.

‘Cristo non è rimasto al sicuro sulla riva, ma è entrato nella vulnerabilità di coloro che attraversavano acque agitate. Ancora oggi, il Signore accompagna tutti coloro che vivono e lavorano in mare, camminando accanto a coloro che affrontano incertezza, fatica, pericolo e separazione dalle proprie famiglie’. In quale modo la Chiesa ‘entra nella barca’?

“La Chiesa entra nella barca quando si fa prossima, quando si fa vicina alle persone. Lo fa attraverso i cappellani, i volontari dell’Apostolato del Mare e le realtà dell’organizzazione ‘Stella Maris’, che visitano le navi, ascoltano i marittimi, celebrano i sacramenti e offrono sostegno umano e spirituale. Entrare nella barca significa condividere le loro difficoltà, difendere la dignità del lavoro, promuovere la giustizia e testimoniare il Vangelo con gesti concreti di accoglienza, solidarietà e fraternità”.

In un mondo iperconnesso come ascoltare i marittimi?

“Viviamo nel paradosso dell’epoca attuale: siamo iperconnessi digitalmente, ma spesso disconnessi umanamente. I marittimi (pur dotati di sistemi di comunicazione satellitare) vivono un isolamento profondo, acuito dalla lontananza da casa, da contesti multiculturali e da turni estenuanti. In un’epoca in cui tutti parlano attraverso social, chat, mail, la Chiesa è chiamata a offrire uno spazio di ascolto silenzioso e accogliente. Non basta connettere le reti; bisogna connettere i cuori. La tecnologia va usata per unire e non per sostituire il contatto umano. In questo senso, i centri di pastorale marittima e gli incontri a bordo fungono da ‘porto sicuro’, dove i marinai possono trovare un punto di riferimento fondamentale per un reale sostegno morale, psicologico e pratico”.

‘Allo stesso tempo, il mare invita l’umanità a una riflessione più profonda. Gli oceani non sono unicamente vie commerciali o fonti di ricchezza economica, bensì fanno parte della creazione di Dio, affidata alla responsabilità e alla cura dell’uomo. Nutrono le popolazioni, forniscono mezzi di sussistenza e ci ricordano la bellezza e la fragilità della nostra casa comune’. In quale modo è possibile proteggere la vita umana e la vita marina?

“Proteggere la vita umana e quella marina significa prendersi cura della stessa casa comune. E’ necessario garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure per chi opera sul mare ed, allo stesso tempo, salvaguardare l’ambiente marino dall’inquinamento, dallo sfruttamento eccessivo delle risorse e da ogni forma di degrado. Come ricorda l’enciclica ‘Laudato Sì’, la cura del creato e la cura della persona camminano insieme. Solo attraverso una cultura della responsabilità, della solidarietà e del rispetto sarà possibile consegnare un mare più sicuro e più sano alle future generazioni”.

(Tratto da Aci Stampa)

151.11.48.50