Giornata del Mare per scoprire il volto umano
“La vita del mondo continua a scorrere attraverso i mari, i fiumi, i laghi e i corsi d’acqua del pianeta. Dietro il commercio globale, l’industria della pesca, i porti, le vie di navigazione interne e le reti marittime si cela un numero incalcolabile di marittimi, pescatori, lavoratori portuali e comunità marittime, il cui lavoro sostiene le nazioni, unisce i popoli, garantisce mezzi di sussistenza e fornisce sostentamento alle famiglie in tutti i continenti. La crisi dello Stretto di Hormuz ha ricordato al mondo quanto profonda sia la dipendenza dell’umanità dal mare e da coloro che vi lavorano”: ogni anno, nella seconda domenica di luglio, le comunità cattoliche celebrano la Domenica del Mare.
Per l’occasione, il Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, card. Michael Czerny, invia un messaggio ai cappellani e a tutti i volontari impegnati nella pastorale del mare, nonché a quanti svolgono professioni e attività legate al mare; quest’anno il tema scelto è ‘Oltre le merci e il commercio: il volto umano del mare’:
“Gran parte di ciò su cui le società fanno affidamento ogni giorno giunge senza fare clamore grazie alla perseveranza, al sacrificio, all’abilità e alla tenacia della gente del mare. In occasione della Domenica del Mare, la Chiesa ricorda questi uomini e queste donne non solo per il lavoro che svolgono o per le merci che trasportano, ma come persone create a immagine e somiglianza di Dio e dotate di una dignità inviolabile. Ciascuno di loro porta con sé una storia unica, plasmata da speranze e paure, fardelli e resilienza, relazioni e sogni che meritano di essere considerati, onorati e custoditi”.
Sviluppando il tema il documento sottolinea infatti che ogni giorno, i lavoratori dei mari e dei corsi d’acqua affrontano molte incertezze, alimentando la solitudine: “Oggi, molti lavoratori del settore marittimo continuano ad affrontare incertezze e difficoltà crescenti. Il mare, che da sempre unisce popoli e nazioni, è sempre più segnato da tensioni, insicurezza, guerre e paura. Molti membri d’equipaggio non solo devono affrontare i pericoli innati del mare e delle vie navigabili, ma sono stati recentemente colpiti da conflitti armati che li hanno, di fatto, confinati a bordo, causando carenze alimentari e persino timore per la propria vita. Tutto ciò ha acutizzato il loro senso di solitudine, l’isolamento sociale, la separazione dai propri cari e l’esaurimento emotivo”.
Una solitudine che isola dovuta anche alla crisi economica: ““Paradossalmente, anche in un’epoca caratterizzata da una maggiore comunicazione digitale, molti marittimi vivono un isolamento sempre più profondo. La vicinanza tra gli esseri umani sta diventando sempre più rara. Equipaggi ridotti, periodi di riposo a terra più brevi, orari di lavoro estenuanti e la costante pressione della vita marittima moderna spesso lasciano poco spazio al riposo, alla fratellanza o a incontri umani autentici”.
Ed ecco il richiamo all’enciclica ‘Magnifica Humanitas’: “In una realtà del genere, le persone hanno bisogno di qualcosa di più che sistemi efficienti o parole distanti. Hanno bisogno di una presenza, hanno bisogno di sapere che c’è chi si ricorda di loro, che sono accolte, ascoltate e amate. Come ci ricorda papa Leone XIV nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas, i sistemi tecnologici ed economici non devono mai ridurre la persona umana a ‘dato, ingranaggio o merce’.
Piuttosto, devono sempre salvaguardare la dignità, la libertà e l’umanità di ciascun individuo. Una nave, quindi, non deve mai diventare un luogo di silenzioso isolamento o di indifferenza, una moderna Babele dove le persone vivono fianco a fianco ma rimangono invisibili e inascoltate”.
Invece il mare insegna la solidarietà: “Al contrario, la vita marittima può essere una testimonianza vivente del fatto che persone di nazioni, culture e confessioni differenti sono ancora capaci di fraternità, solidarietà, rispetto reciproco e pacifica interdipendenza. Per molti versi, è proprio il mare ad insegnare all’umanità che apparteniamo gli uni agli altri. Gli oceani non dividono le persone, bensì le uniscono.
Ogni giorno, coloro che lavorano sui mari e sui corsi d’acqua diventano ponti tra nazioni, culture, religioni ed economie. In un mondo ferito da conflitti e frammentazione, le loro vite testimoniano la possibilità duratura di cooperazione, solidarietà e coesistenza pacifica. Attraverso la sua presenza pastorale, la Chiesa cerca di ricordare a ogni marittimo, pescatore e lavoratore del mare che essi non sono mai dimenticati e non sono mai soli”.
Il messaggio ricorda che anche il mare è opera di Dio e non può essere ‘separata’ dalla cura dell’uomo: “In questo contesto, la cura del mare non può mai essere separata dalla cura della persona umana. Proteggere la vita marina, promuovere pratiche etiche e sostenibili, difendere la dignità e la sicurezza di questi lavoratori e promuovere uno spirito di responsabilità globale non sono priorità opposte, bensì aspetti di un unico impegno morale a favore del bene comune e della prosperità sia delle persone che dell’ambiente marino che condividiamo”.
Per questo Gesù è sceso nel mare accanto ai discepoli paurosi: “Tale impegno è radicato nel Vangelo stesso, che offre un’immagine che continua a parlare con forza al mondo marittimo di oggi. In mezzo alla tempesta, mentre la paura sopraffaceva i discepoli e le onde minacciavano la barca, Gesù rimase con loro: ‘Perché avete paura? Non avete ancora fede?’ Cristo non è rimasto al sicuro sulla riva, ma è entrato nella vulnerabilità di coloro che attraversavano acque agitate. Ancora oggi, il Signore accompagna tutti coloro che vivono e lavorano in mare, camminando accanto a coloro che affrontano incertezza, fatica, pericolo e separazione dalle proprie famiglie”.
Questa è la missione della Chiesa: “Essa è chiamata a salire sulla barca per accompagnare, ascoltare, consolare, difendere la dignità umana e diventare un segno visibile di speranza, una casa in mezzo alle tempeste della vita umana. Attraverso le cappellanie, i ministeri marittimi e un’umile presenza umana radicata nella lunga tradizione dell’Apostolato del Mare (Opus Apostolatus Maris), localmente conosciuto in molti luoghi come Stella Maris, la Chiesa intende ricordare a ogni marittimo, pescatore, lavoratore marittimo e addetto alla navigazione interna che non vengono dimenticati, che sono apprezzati e che non sono mai soli”.
Il messaggio si chiude con un ringraziamento a tutte le persone che operano nel mare: “Vi ringrazio non solo per ciò che fate, ma anche per ciò che siete. I vostri sacrifici sostengono il commercio globale, la sicurezza alimentare e il benessere di innumerevoli comunità. Esprimo, inoltre, la mia sincera gratitudine ai cappellani, ai volontari, alle organizzazioni per il welfare marittimo e agli operatori pastorali che continuano fedelmente ad offrire amicizia, preghiera, ascolto e sostegno concreto nei porti e sulle navi di tutto il mondo.
Questa Domenica del Mare rinnovi in tutti noi un impegno più profondo di vicinanza, solidarietà, cura del creato e di tutte le persone che vivono e lavorano in mare e sulle vie navigabili interne. Mentre li affidiamo alla materna protezione di Maria, Stella del Mare, preghiamo per la sicurezza, la dignità, la pace e la speranza di tutti coloro che viaggiano e lavorano sulle acque”.
(Foto: Santa Sede)


























