Fine vita, carceri, legalità e aree interne: priorità dei vescovi della Campania
“La recente visita di papa Leone in Campania ha consegnato alle nostre Chiese una parola che non possiamo lasciare cadere. Il Santo Padre ha richiamato tutti ad un sussulto di dignità e di responsabilità, invitando a servire la vita, a scegliere la giustizia ed a porre il bene comune al di sopra degli interessi di parte. Come Vescovi della Campania, sentiamo il dovere di raccogliere e rilanciare questo messaggio”: così inizia l’appello ‘Per la dignità della persona ed il bene della Campania’, presentato nella scorsa settimana a Pompei e sottoscritto dai vescovi della Conferenza Episcopale Campana, che raccoglie e rilancia il messaggio consegnato da papa Leone XIV nella visita nella regione.
Un testo rivolto anzitutto alle comunità cristiane, ma soprattutto alle Istituzioni, agli amministratori, ai rappresentanti politici e a quanti sono chiamati a compiere scelte che incidono sul presente e sul futuro della Campania, per difendere la vita, come ha sottolineato il presidente della Conferenza episcopale della Campania (CEC), mons. Antonio Di Donna: “Ci stanno a cuore le questioni della salute e della sanità… Ci stanno a cuore le comunità, non solo quelle ecclesiali, ma il popolo della Campania: le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati … Per noi la vita è tutta intera”.
Il documento nasce dall’ascolto delle comunità e dalla consapevolezza che le diverse fragilità della Campania hanno una radice comune: la dignità della persona, da custodire in ogni fase dell’esistenza, richiamando il dibattito sul fine vita, chiedendo cure palliative, accompagnamento e prossimità perché nessuno sia lasciato solo davanti alla malattia e alla morte. Allo stesso tempo esprimono preoccupazione per la deospedalizzazione dell’aborto e per il rischio che la vita nascente, la maternità e la solitudine delle donne siano affrontate senza un adeguato sostegno umano e sociale:
“Pensiamo anzitutto alla custodia della vita fragile e sofferente, al dibattito sul fne vita, alla necessità di cure palliative, di accompagnamento e di prossimità, perché nessuno sia lasciato solo dinanzi alla malattia, alla sofferenza e alla morte. Guardiamo con preoccupazione alla deospedalizzazione dell’aborto e alla sua progressiva riduzione a pratica ambulatoriale, perché ogni scelta che riguarda la vita nascente, la maternità la solitudine delle donne e la responsabilità della società merita attenzione, accompagnamento e tutela, non semplificazioni procedurali”.
Il documento è un appello al miglioramento delle condizioni sanitarie: “Ci interpellano le gravi questioni della salute e della sanità, soprattutto quando le disuguaglianze territoriali, economiche e sociali rendono più difficile l’accesso alle cure e colpiscono le persone più fragili. Non possiamo ignorare l’emigrazione dei nostri ammalati verso regioni dove l’assistenza sanitaria garantisce condizioni migliori”.
La difesa della vita si intreccia con le condizioni concrete di tante persone, in quanto la dignità passa anche dal lavoro e dall’attenzione ai senza dimora, alle famiglie povere, ai lavoratori sfruttati, al lavoro povero, al caporalato, contro ogni economia che sacrifica la persona al profitto: “Non possiamo ignorare la condizione delle carceri, il disagio dei detenuti, delle loro famiglie, del personale penitenziario, e la necessità di percorsi che non si limitino alla custodia, ma aprano alla dignità, alla responsabilità, alla giustizia riparativa e al reinserimento”.
Un richiamo anche sulla situazione dei migranti e di coloro che non hanno casa: “Ci preoccupano i Centri di permanenza per il rimpatrio, la condizione dei migranti e dei Rom, il rischio che persone e popoli vengano percepiti come problema da respingere e non come volti da incontrare, accompagnare e integrare secondo giustizia e legalità. Richiamano la nostra responsabilità i senza fissa dimora, le famiglie povere, i lavoratori sfruttati, il lavoro povero, il caporalato e ogni forma di economia che sacrifica la dignità della persona al profitto od alla convenienza”.
Altro tema ‘caldo’ affrontato dai vescovi campani riguarda lo spopolamento delle aree interne: “Sentiamo il peso delle aree interne, dello spopolamento, della chiusura di servizi e presìdi educativi, della fatica di territori che rischiano di essere lasciati ai margini del futuro. Portiamo nel cuore le ferite della Terra dei Fuochi, le conseguenze dell’inquinamento, dell’illegalità e della camorra, ma anche il desiderio di rinascita, di bonifica morale ed ambientale, di responsabilità condivisa.
Ci preoccupa il disagio giovanile, la violenza minorile, la povertà educativa, la disaffezione alla partecipazione e la progressiva perdita di luoghi nei quali educare alla fiducia, alla legalità, alla cittadinanza e alla vita buona del Vangelo. Ci addolora anche il problema dell’abbattimento delle case”.
Ecco il motivo per cui la dignità è ‘una sola’: “Rivolgiamo questo appello anzitutto alle nostre comunità cristiane, perché non cedano alla paura e alla rassegnazione. Rivolgiamo questo appello soprattutto alle Istituzioni, agli amministratori, ai rappresentanti politici, a quanti hanno responsabilità nella vita pubblica e a tutti coloro che, a diverso titolo, concorrono alle scelte che riguardano il presente e il futuro della Campania”.
Però la Chiesa non si sostituisce alle Istituzioni civili, ma chiede un confronto su scelte importanti: “Chiediamo fortemente che sui temi indicati si attivi un confronto vivo, un dialogo, una lettura condivisa. Chiediamo che le decisioni che toccano la vita delle persone non vengano assunte senza un dialogo serio con i soggetti sociali che quotidianamente incontrano le ferite della gente. A quanti sono impegnati in politica e dichiarano di ispirarsi alla Dottrina sociale della Chiesa chiediamo coerenza, coraggio e soprattutto capacità di tradurre i principi in scelte concrete”.
Per questo i vescovi non si rassegnano, perché amano ‘questa terra’: “Per questo non vogliamo rassegnarci. Non vogliamo che la Campania sia raccontata solo attraverso le sue emergenze, né che il futuro venga consegnato alla paura, all’indifferenza od all’illegalità. Crediamo che sia possibile costruire una terra più giusta, più fraterna, più attenta alla vita, più capace di custodire i piccoli, i poveri, i fragili e le nuove generazioni”.


























