IsICult pubblica il nuovo decreto ‘Tax Credit’ per la produzione cinematografica e audiovisiva

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L’Istituto italiano per l’Industria Culturale IsICult centro di ricerca indipendente, specializzato su cultura e media e società, pubblica in anteprima esclusiva sul proprio sito web (www.isicult.it) il decreto interministeriale, di iniziativa del Ministero della Cultura ma d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che riforma le regole del “Tax Credit” per la produzione cinematografica e audiovisiva.

Il decreto è stato firmato dal Ministro Alessandro Giuli il 18 giugno e dal Ministro Giancarlo Giorgetti il 7 luglio. è stato trasmesso agli organi di controllo e verrà pubblicato entro fine luglio. Si tratta di un decreto che modifica radicalmente i meccanismi di funzionamento del sempre più controverso strumento del ‘credito di imposta’, che assorbe ormai quasi i tre quarti del totale del sostegno pubblico al settore: nel 2026, su un totale di € 606.000.000 si tratta di ben € 441.000.000. Di questi circa la metà (€ 220.000.000) è destinata alle imprese di produzione cinematografica, televisiva e web.

Vengono introdotti limiti di varia natura, con una generale riduzione delle quote percentuali (una forbice tra il 5 ed il 10 %) di concessione del ‘Tax Credit’ sul totale dei costi di produzione, ma la regola essenziale è che viene imposto (recependo quanto previsto dalla Legge Finanziaria 2026) un ‘paletto’ annuo al totale della spesa dello Stato: le istanze dei produttori verranno accolte fino a quando saranno disponibili le risorse allocate per il credito d’imposta, ovvero la specifica ‘fetta’ della ‘torta’ del Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo.

E’ la fine del cosiddetto ‘splafonamento’, la parola che nel lessico del settore valeva come ‘promessa di crediti riconosciuti’ anche oltre la dote stanziata, sostituita ora da un tetto di spesa invalicabile per la produzione. La stretta era inevitabile: basti pensare che soltanto dal 2021 al 2025 i crediti autorizzati per la produzione hanno superato di circa € 1.800.000.000 le risorse iscritte in bilancio, che erano state di € 1.700.000.000…

Che il ‘rubinetto’ andasse in qualche modo chiuso (o comunque controllato) era stato segnalato, con opportuno allarme, dall’ex Direttore Generale Nicola Borrelli in un ormai famoso incontro del 31 agosto 2024 durante la Mostra del Cinema di Venezia: il sistema era fuori controllo (soltanto in quell’anno lo splafonamento veniva stimato in € 500.000.000). Lo stesso IsICult ha denunciato nel corso del tempo il rischio di un enorme deficit di bilancio.

Commenta il Presidente di IsICult Angelo Zaccone Teodosi: “Le nuove regole contribuiscono indubbiamente a correggere alcune storture del precedente sistema, e la direzione intrapresa è apprezzabile, ma il combinato disposto tra i nuovi limiti e la riduzione del Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo – dai circa € 700.000.000 del 2025 agli € 600.000.000 del 2026 agli € 500.000.000 del 2027 – determinerà un rischio di crash dell’intero sistema. La riduzione radicale delle risorse e l’incertezza sulla possibilità di accedere al Tax Credit producono un’alea complessiva di difficile sostenibilità”.

Continua Zaccone Teodosi: “Nel corso di un decennio, la Legge Franceschini è stata malgovernata, in assenza di adeguati controlli e della indispensabile strumentazione tecnica. Basti pensare alla semi-clandestina ‘valutazione di impatto’ della legge stessa (quella per l’anno 2024 non è stata ancora trasmessa dal Ministro Giuli al Parlamento, ignorando il termine di legge di fine settembre 2025). La struttura dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana non è stata realmente rafforzata, ma alimentata artificialmente, drogata da un sistema di sostegno pubblico privo di controlli.

I ‘big player’ si sono arricchiti oltre ogni misura ed i piccoli produttori sono stati penalizzati. E non pochi imprenditori truffaldini ne hanno approfittato. Il rischio attuale è che le nuove disposizioni determinino una crisi radicale degli assetti pre-esistenti, con molti operatori che verranno espulsi dal mercato nel breve periodo, ma forse si assisterà ad una rigenerazione delle economie malate nel medio periodo”.

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