Gesti e parole di papa Leone XIV in difesa della vita
Più delle parole, i gesti ed il silenzio: così può sintetizzarsi il viaggio di papa Leone XIV a Lampedusa, compiuto sabato scorso. A Lampedusa solo l’omelia della celebrazione eucaristica resta di questo viaggio, molto precisa e che richiama a responsabilità: “Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, più umano per tutti”.
Gesti compiuti come quello di fermarsi sulla tomba di un migrante, oppure il passaggio nella ‘Porta d’Europa’, per ricordarci che anche loro sono uomini e donne: “Perciò, da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto (come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace) l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”.
Questo lo aveva detto anche nella celebrazione eucaristica a Tenerife, durante il viaggio apostolico in Spagna: “E’ un mistero che risuona in modo del tutto specifico in queste isole, al centro di rotte migratorie che le rendono luogo di prima accoglienza di fratelli e sorelle il cui viaggio è in genere esposto a pericoli e violenze inenarrabili. A fronte di chi specula sulla disperazione, come cristiani non soltanto possiamo offrire un riflesso del Signore che dice ‘Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro’. La grazia più grande è che ci lasciamo evangelizzare da chi soccorriamo, che riconosciamo la misteriosa sapienza di Dio scritta nella loro stessa carne”.
Parole di peso, rivolte ai cattolici, in quanto pronunciate in omelie nelle celebrazioni eucaristiche, particolare significato nella vita dei cristiani, con invito ad aprirsi all’ospitalità: “Siate dunque, nel piccolo, profezia di ciò cui possiamo tendere insieme su grande scala. A beneficiarne sarete voi per primi e le vostre famiglie, superando le divisioni e le divergenze che solo la carità può sciogliere. La parrocchia, in particolare, sia una comunità dove, alla scuola del Vangelo, si impara insieme ad accogliere, accompagnare e integrare, in stile di comunione”.
In questo consiste la profezia della ‘civiltà dell’amore’: “Insieme ad un gran numero di profeti e martiri del secolo scorso, essi hanno compreso che, agli abissi del cuore umano e agli orrori della guerra, solo la misericordia sa rispondere con nuovi inizi. Ora, sulle spalle di questi giganti, siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore. L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata”.
Parole sottolineate anche nella lettera inviata dal papa in occasione del 250^ anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America: “Tra i principi che hanno guidato la crescita di questo Paese, c’è anche la dignità donata da Dio di ogni vita umana, essendo ogni persona dotata di un valore inerente che esige riverenza, protezione e cura. In questo spirito, una piena comprensione di questa dignità porta a riconoscere l’importanza di salvaguardare la vita umana dal suo inizio con il concepimento fino alla morte naturale, e di costruire una società in cui i vulnerabili, i sofferenti e i dimenticati siano sempre accolti con compassione, solidarietà e amore”.
Per questo la difesa della vita non può escludere i migranti: “La difesa della vita umana include anche accogliere, proteggere e assistere gli immigrati, le cui speranze, i cui sacrifici e i cui contributi hanno fatto parte della storia di questo Paese sin dall’inizio. In ogni generazione, quanti sono arrivati alla ricerca di libertà, opportunità e un luogo a cui appartenere hanno aiutato a plasmare il carattere della nazione. Accoglierli con compassione e generosità non è soltanto un atto di carità, ma anche il riconoscimento della dignità che appartiene a ogni persona umana”.
Per questo è molto importante il richiamo di papa Leone XIV al suo predecessore papa Leone XIII, che nell’enciclica ‘Sapientiae Christianae’, datata 1890, ha scritto: “Quanto poi a coloro che parteciperanno alla politica dovranno evitare due difetti, dei quali uno usurpa il falso nome di prudenza, l’altro è la temerarietà. Alcuni affermano che non conviene opporsi apertamente alla potente e imperante iniquità, perché la lotta non esasperi l’animo degli avversari.
Non si sa se costoro stiano pro o contro la Chiesa, in quanto affermano di professare la dottrina cattolica ma poi vorrebbero che la Chiesa permettesse di propagare impunemente le teorie che le sono contrarie. Si lamentano dello scadimento della fede ed anche della corruzione dei costumi, ma non fanno nulla per rimediarvi, anzi talvolta con l’eccessiva indulgenza o con una dannosa simulazione aggravano il male. Costoro vogliono che nessuno abbia dubbi sulla loro devozione alla Sede Apostolica, ma hanno sempre qualcosa da rimproverare al Papa”.
Per questo è opportuno chiudere questa riflessione con le parole del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons.Pierpaolo Felicolo: “Sì, é stata una visita fatta di gesti di cuore e di immagini che restano nel cuore, perché come ha detto il Papa: ‘Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti’. Gesti che sollecitano tutti a scegliere come porsi sulla ‘Porta d’Europa’, di fronte alla realtà delle migrazioni, alla luce del Vangelo e del consolidato Magistero della Chiesa”.
Un gesto che richiama quello compiuto da papa san Giovanni Paolo II nel 1992 sull’isolotto di Gorée, in Senegal: “La Chiesa che evangelizza e si fa evangelizzare dai migranti è ciò che di più prezioso possiamo offrire contro la globalizzazione dell’indifferenza, per costruire anche da lavoratori e cittadini quella civiltà dell’amore che Leone XIV continua a invocare come possibilità concreta”.
Insomma il Vangelo delle beatitudini, sine glossa.
(Foto: Santa Sede)


























