Guardare la storia con gli occhi di Dio, l’attesa per il Papa a Lampedusa
“La visita del Papa è uno stimolo a saper guardare la storia, questa storia con gli occhi di Dio ed ascoltare il grido dei poveri, degli oppressi con l’orecchio di Dio. Ecco questo annuncio arriva in un’occasione, per capire dove siamo, e cercare di capire dove stiamo andando”: così, nei mesi scorsi, aveva dato l’annuncio della visita di papa Leone XIV per sabato 4 luglio a Lampedusa l’arcivescovo della diocesi di Agrigento, mons. Alessandro Damiano.
L’arrivo nell’isola siciliana avverrà alle ore 9:00 con la visita dei luoghi simbolo dell’isola e del dramma delle migrazioni. Si inizia con l’omaggio ai migranti defunti, al Cimitero locale per un omaggio floreale sulle tombe. Poi si recherà alla ‘Porta d’Europa’ per un momento di riflessione davanti al monumento che rappresenta l’approdo e la speranza, ed infine al Molo Favaloro dove benedirà la targa che intitolerà ufficialmente il molo a papa Francesco, e rivolgerà un saluto personale ad alcuni migranti presenti.
Alle ore 10.30 officerà la celebrazione eucaristica con esposizione sul palco dell’effige della Madonna di Porto Salvo, protettrice dell’isola e dei naviganti, al termine della quale saluterà le autorità civili e religiose, i volontari impegnati nell’accoglienza ed i bambini ammalati. La visita si concluderà alle ore 12.30.
A tal proposito mons. Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana, ha espresso gratitudine al papa: “Le Chiese di Sicilia sono veramente gioiose e grate di questa visita del successore di Pietro alla nostra terra, a quella nostra piccola isola che tanta sofferenza vede giorno per giorno… Il papa verrà a sostenerci, a sostenere la Chiesa, a sostenere tutte le persone dell’umanità che vogliono continuare a proclamare la dignità della persona umana, i diritti della persona umana, a riconoscere il male delle strutture di peccato, quei sistemi che ancora oggi si coalizzano per distruggere e continuano a distruggere tante persone, a procurare dolore e sofferenza infinita“.
Per questo motivo la visita del papa assume un significato particolare in un tempo segnato da conflitti e migrazioni, in quanto negli anni è divenuta simbolo delle tragedie del mare ma anche della solidarietà e dell’accoglienza, tantoché la sua presenza si preannuncia come un gesto di vicinanza alle comunità locali, ai migranti ed a quanti operano quotidianamente in prima linea.
Per capire l’attesa dei lampedusani abbiamo chiesto al presidente diocesano dell’Azione Cattolica Italiana, Giovanni Gueli, all’assistente diocesano don Carmelo La Magra, che è stato parroco a Lampedusa fino al 2021, ed alla responsabile ACR diocesana, Valeria Palumbo, di raccontarci il ‘clima’ delle aspettative: “C’è molta attesa e c’è molto entusiasmo a Lampedusa per la visita del papa: sarà il secondo pontefice a recarsi sull’isola, un segnale forte di attenzione e valorizzazione del territorio. La visita è vista anche come un richiamo importante al tema dei migranti e dell’accoglienza”.
Quindi Giovanni Gueli a distanza di 13 anni dalla visita di papa Francesco la situazione è migliorata?
“Dopo 13 anni dalla visita di papa Francesco, la situazione non è migliorata. Già dopo pochi mesi accadde la tragedia del naufragio del 3 ottobre, che segnò profondamente Lampedusa e mostrò quanto la situazione fosse ancora drammatica. Oggi molte persone continuano ancora a non avere vie sicure e si affidano ai trafficanti segno che l’appello del Pontefice è rimasto inascoltato”.
Valeria Palumbo ci può spiegare per quale motivo Lampedusa è baluardo di umanità?
“Lampedusa è considerata un baluardo di umanità perché, pur essendo una piccola isola, è diventata il simbolo del primo soccorso e dell’incontro con chi arriva in condizioni di estrema fragilità. Qui i migranti trovano spesso, almeno nel primo momento, salvataggio, assistenza e volti umani dopo viaggi drammatici in mare. Per questo Lampedusa è simbolicamente legata a tutto ciò che riguarda migrazioni e accoglienza. Allo stesso tempo, però, non è il luogo in cui arrivano più migranti e l’accoglienza vera e propria non ricade sulla comunità civile, perché l’intero percorso è fortemente militarizzato e gestito in modo emergenziale”.
Un punto particolare dell’isola è il santuario di Porto Salvo con una storia di accoglienza e di speranza. A don Carmelo La Magra chiediamo di spiegare cosa significa avere fede nel ‘Porto Salvo’: “Avere fede nel Porto Salvo significa riconoscere nella Madonna una presenza di protezione, accoglienza e speranza. Per i lampedusani, l’isola richiama una zattera in mezzo al mare, un approdo sicuro per chi viaggia e cerca salvezza. E’ un segno di fiducia rivolto a tutti coloro che, nei secoli, hanno affrontato il mare con il desiderio di raggiungere un porto sicuro”.
Perciò, Giovanni Gueli, dopo 13 anni è ancora valida la domanda di papa Francesco: dove è tuo fratello?
“Sì, dopo 13 anni la domanda di Papa Francesco resta ancora attualissima. E’ una domanda che continua a interpellarci finché non ci riconosciamo davvero come fratelli e finché troppe persone continuano a morire in mare. In questo senso, il messaggio del papa non è ancora stato pienamente ascoltato”.
Infine una risposta corale per raccontarci la sfida a cui è chiamata l’Azione Cattolica diocesana: “L’Azione Cattolica diocesana è chiamata a far risuonare l’invito di papa Francesco e di continuare a raccoglierlo con slancio anche oggi, traducendolo in gesti concreti. E’ una sfida di vicinanza, testimonianza e presenza, anche sull’isola, dove l’Azione Cattolica Italiana è sempre attenta a offrire aiuto e sostegno”.
(Tratto da Aci Stampa)


























