Decretata la scomunica ai lefebvriani
“Dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui, svoltisi recentemente presso questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da Mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani. Tale situazione si è ulteriormente aggravata a causa delle recenti consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico. Pertanto, questo Dicastero, nel fedele esercizio delle funzioni ad esso affidate, ritiene necessario rilevare che tale atto ha configurato il delitto di scisma, con le conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti”: così inizia il documento, a firma del card. Victor M. Fernandez, prefetto del dicastero per la Dottrina della Fede, che definisce ‘atto di natura scismatica’ il rito celebrato ieri ad Econe.
Nella nota esplicativa si sottolinea che “i ministri sacri appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici (cfr. Ecclesia De, 5 c; Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre, 24.08.1996, 5-6), risultando soggetti alla scomunica prevista dal diritto (can. 1364 § 1 CJC)”.
Lo scisma si estende anche ai laici che aderiscono a quella fraternità: “Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X alle condizioni stabilite nella Nota esplicativa dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996 (cfr. ibidem, 7), ancora vigente, che questo Dicastero fa propria.
Si avverte, infine, il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi”.
La nota si conclude con l’invito a rimanere nella Chiesa: “La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure che gli Ordinari potranno utilizzare nei diversi casi.
Si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa (cfr. Lumen Gentium, 22; can. 751 CIC), e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X”.
Mentre ieri, a margine di un incontro, il card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha commentato: “Non credo che ci siano tante cose da dire su questo episodio. Prima di tutto voglio esprimere un grande dolore. Voglio esprimere un grande dolore perché, parlando dell’unità della Chiesa, un atto del genere ferisce profondamente l’unità della Chiesa…
Evidentemente questo è un atto di per sé scismatico perché noi sappiamo che le ordinazioni episcopali senza il mandato pontificio rompono l’unità della Chiesa e sono sottoposte anche a delle sanzioni molto precise che sono fondamentalmente la scomunica”.
Ed ha concluso che la storia della Chiesa continua: “Non si può certamente pensare che la storia della Chiesa si fermi ad un certo punto. La storia, come dicevo prima, della Chiesa continua e quindi il concilio Vaticano II è una pietra miliare nella storia della Chiesa che va accettato e va implementato nella giusta maniera. Spero che su questa, come c’è stato già nel passato, c’è stato tutto tentare uno di dialogo anche con la confraternita di San Pio X… Nonostante questa ferita grave che è stata prodotta, si può riprendere e si possono trovare delle strade che permettono di risolvere questo problema”.


























