Papa Leone XIV: dialogo per un processo di riconciliazione
“Con cuore paterno, ma con tutta la gravità richiesta dalle presenti circostanze, io la esorto, Venerabile Fratello, a rinunciare al suo progetto che, se realizzato, potrà solo apparire come un atto scismatico, le cui inevitabili conseguenze teologiche e canoniche le sono note. Io la invito ardentemente al ritorno, nell’umiltà, alla piena obbedienza al Vicario di Cristo. Non solo la invito a questo, ma glielo chiedo per le piaghe di Cristo nostro Redentore, in nome di Cristo che alla vigilia della sua Passione ha pregato per i suoi discepoli, affinché tutti siano uno”: così terminava la lettera il 9 giugno 1988 da papa san Giovanni Paolo II all’arcivescovo francese, mons. Marcel Lefebvre, come ultimo tentativo per fermarlo dall’ordinare quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio.
Nella lettera papa san Giovanni Paolo II elencava gli incontri avvenuti per scongiurare la divisione, che ci fu: “Nel corso di questi incontri, erano state elaborate delle soluzioni, da lei accettate e firmate il 5 maggio 1988: esse permettevano alla Fraternità San Pio X di esistere e di operare nella Chiesa in piena comunione con il Sommo Pontefice, guardiano dell’unità nella Verità. Da parte sua, la Sede Apostolica perseguiva solo uno scopo nelle conversazioni con lei: favorire e salvaguardare questa unità nell’obbedienza alla Rivelazione divina, tradotta e interpretata dal Magistero della Chiesa, in particolare nei ventuno Concili ecumenici, da Nicea al Vaticano II”.
A distanza di 38 anni lo scenario non è cambiato, perché ieri papa Leone XIV ha inviato un’altra lettera aperta al superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X, mons. Davide Pagliarani, successore di mons. Lefebvre, il quale oggi ha consacrato quattro vescovi ad Écône, senza il consenso del papa.
Nella lettera inviata papa Leone XIV ha ricordato l’attenzione della Chiesa alla comunità di mons. Lefebvre: “La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato”.
Quindi è stata una richiesta di apertura di dialogo: “Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione. La Chiesa è disponibile ad un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo”.
L’apertura del papa a desistere da tale azione: “Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio”.
Però ciò non è avvenuto, anzi nella lettera di risposta mons. Pagliarani ha chiesto al papa di valutare bene la situazione: “Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia. Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi”.
Infine ha chiesto un gesto di comprensione da parte di un papa agostiniano, chiedendo la benedizione: “Ma soprattutto, mi permetto di rivolgermi a Lei in nome di migliaia di anime che hanno ritrovato la fede cattolica e la pratica religiosa grazie all’apostolato della Fraternità. E’ un fatto di cui i Suoi predecessori hanno preso atto. Queste anime non hanno che un desiderio: quello di salvarsi attraverso questo strumento che la Provvidenza ha messo a loro disposizione. Hanno sofferto e sono sincere. Sono sicuro che il Suo cuore paterno di pastore universale sarà sensibile a questa situazione molto particolare. Un giorno tutte le difficoltà tra la Santa Sede e la Fraternità si risolveranno. Un gesto di comprensione da parte Sua, invece di nuocere all’unità, non potrà che manifestare davanti al mondo e tutti i cristiani la Sua preoccupazione per l’unità e la Sua bontà di padre”.
Però se da una parte è avvenuta la divisione, dall’altra si apre un percorso di riconciliazione con il ricevimento, nel giorno successivo alla festa dei patroni di Roma, della delegazione del Patriarcato Ecumenico con un riferimento al Concilio di Nicea in prospettiva dell’Anno Santo della Redenzione: “In questa prospettiva, la commemorazione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea, tenutasi alla vigilia della festa di Sant’Andrea a Ìznik, su invito del Patriarca Bartolomeo e con la presenza di rappresentanti di altre Chiese e Comunità ecclesiali, ha rappresentato un’eloquente testimonianza della comunione già esistente tra tutti coloro che condividono la fede in Dio, Padre di tutti gli uomini, e confessano il Signore e Figlio di Dio Gesù Cristo e lo Spirito Santo, che ci ispira e ci conduce alla pienezza della verità e dell’unità.
Alla luce di quell’evento commemorativo, è apparso evidente come il Credo di Nicea debba essere la base e il criterio di riferimento di questo processo, proponendo il modello di vera unità nella legittima diversità: Unità nella Trinità, Trinità nell’Unità. Possa il cammino verso la celebrazione del secondo millennio della Redenzione, nel 2033, essere percorso insieme tra tutte le Confessioni cristiane del mondo, riscoprendo il dono e la chiamata ad essere testimoni del Risorto”.
Solo così i cristiani sono ‘credibili’: “In un’epoca caratterizzata da guerre e da una crescente polarizzazione, nonché da divisioni culturali e sociali, i cristiani, riconciliati tra loro e concordi nella professione dell’unica fede, sono chiamati ad essere segno credibile di pace, contribuendo in modo decisivo all’impegno in tal senso di tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
Infatti, nell’attuale situazione è in gioco non solo la credibilità dell’annuncio cristiano, ma il futuro stesso dell’umanità. L’esigenza di una maggiore collaborazione tra i cristiani di fronte alle sfide odierne, quali la pace, il buon uso delle nuove tecnologie, la cura del creato, scaturisce dallo stesso Vangelo di Gesù Cristo: infatti la responsabilità nei confronti della vita e della dignità di ogni essere umano, a partire dai più piccoli e bisognosi, è il criterio che decide del nostro destino presente ed eterno”.


























