La freschezza della liturgia

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Il sole del mattino illumina gioioso la facciata e le cupole bizantine della Chiesa di Sant’Agostino (Reggio Calabria), creando geometrie di luce e guidando lo sguardo al cielo. È domenica. Si prepara la liturgia, come una grande tela. Su cui i colori e le tonalità differenti di una tavolozza sanno adagiarsi. Armoniosamente. Così, la parola, il canto, il gesto e il simbolo, lungo quest’anno pastorale, vi esprimevano tutta la loro forza e la loro alleanza. Ogni elemento nella sua intensità evoca l’altro, e l’insieme introduce al mistero di Dio.

Una domenica, per esempio, scorre sotto gli occhi della nostra assemblea una dolcissima figura di samaritana, una giovane filippina, con la sua anfora verso il pozzo, in un dialogo che disseta più dell’acqua. Un’altra domenica, è Paolo, un adolescente della catechesi, diventato il cieco Bartimeo, espressivo quanto mai: camminando sui passi del vangelo, scagliava sull’assemblea mantello e bastone. Difficile dimenticarlo, da chi ne veniva coinvolto…

Domenica delle Palme, ecco apparire Son, seminarista vietnamita, dalla tunica rosso-sangue del Cristo e una lunga croce, accompagnare con il suo passo la lettura della Passione e ‘tagliare’ la folla con una lentezza impressionante, divina… Quale emozione! Come dimenticare – la domenica del Buon Pastore – il forte sapore di formaggio di pecora, offerto a tutti su un enorme tagliere a fine celebrazione, per far vibrare la bocca e… il cuore?

E la rosa rossa, rimasta teneramente ad appassire in casa, ma mai appassiva il ricordo della celebrazione che l’accompagnava, quando decine di rose rosse erano distribuite dopo l’Unzione degli infermi, l’11 febbraio … o un buon centinaio alla festa della mamma, durante la preghiera delle donne ai piedi della Vergine… La celebrazione domenicale dell’Eucaristia è reale occasione d’incontro per tutti: ragazzi, famiglie,  migranti,  gruppi parrocchiali, un mix di profumi, sapori e colori in un lento fluire, dove Gesù parla al cuore di ognuno.

‘La nostra preghiera salga a Te come questo incenso…’ recita più volte l’assemblea, una domenica, mentre un bambino porta lentamente all’altare, su un piatto d’argento, una nuvola bianca di incenso. Estasi dei sensi. A Pentecoste, un grande braciere in mezzo alla chiesa, colmo di sale grosso da cucina, offriva all’ assemblea una fiamma alta e bianchissima lungo tutta la celebrazione, accesa tra lo stupore generale dai nostri bambini.

Un indimenticabile roveto ardente dello Spirito. Ma altre domeniche, a seconda del rito, erano offerti ad ogni fedele dei proverbi del mondo, delle frasi in bocca a Gesù, un grosso bergamotto, una preghiera, un enorme limone, la croce in lega d’argento di papa Francesco, un cartoncino augurale o meditativo stampato a carattere d’oro,… tutto per incoraggiare la preghiera personale e prolungare il sapore dell’Eucarestia nella quotidianità. La celebrazione non ha fine, continua nella vita di tutti i giorni.

A volte è proposta all’assemblea la Comunione con le due specie, per onorare l’invito di Gesù: ‘Prendete e mangiate… prendete e bevete!’ Con quale emozione, allora, il fedele può intingere nel calice del Sangue del Signore dal profumo dolcissimo di zibibbo di Sicilia. Una bevanda escatologica. Come non far memoria, allora, di quando, un giorno, santi tra i santi, saremo tutti alla tavola di Dio? Anche la parola nella celebrazione è proposta tra pause, respiro e silenzio, e procede con andatura lenta, solenne e interiore. Il lettore non legge. Parla al cuore dell’assemblea. Sì, è Parola di Dio.

(Foto: Renato Zilio)

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