Dialoghi approfondisce il tema delle fedi nel cambiamento

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Questo numero di ‘Dialoghi’, rivista trimestrale dell’Azione Cattolica Italiana, affronta una delle grandi domande del nostro tempo: come le fedi abitano il cambiamento e come, a loro volta, contribuiscono a generarlo. Il dossier ‘Fedi e cambiamento’, curato da Pina De Simone e Sihem Djebbi, esplora il rapporto tra tradizioni religiose, trasformazioni storiche e crisi contemporanee: dal senso cristiano della tradizione alle nuove prospettive delle eco-teologie, dalle teologie decoloniali ai messianismi che tornano a interrogare il presente. Un percorso che mostra come credere significhi anche dare forma al tempo, orientandolo verso un futuro possibile.

Il primo piano del numero propone una intensa intervista di Vittoria Prisciandaro a Cettina Militello, decana delle teologhe italiane, a ottant’anni dal voto alle donne e dalla nascita della Repubblica. Una riflessione che intreccia memoria, teologia e impegno civile, interrogando il ruolo delle donne nella Chiesa e nella democrazia, il permanere di stereotipi culturali e la necessità di rinnovare linguaggi e pratiche ecclesiali.

Tra gli altri contributi, la sezione ‘Secondo noi…’ riflette sul possibile protagonismo delle donne nel cambiamento; gli ‘Sguardi’ propongono un’analisi del rinnovato interesse religioso in alcune aree d’Europa; ‘Estremi confini’ racconta l’esperienza del Neema Hospital a Nairobi, esempio di sanità al servizio dei più fragili. Completano il numero gli approfondimenti culturali e le recensioni, insieme al ricordo di Paolo Trionfini, storico del cattolicesimo italiano e studioso dell’Azione cattolica.

Nell’introduzione a questo numero Claudia Nicole Cappiello, incaricata regionale per il Settore giovani di Azione Cattolica della Basilicata e membro di redazione di ‘Dialoghi’ pone l’interrogativo sul ruolo delle donne: “I dati statistici ci parlano di una società disfunzionale, con un alto numero di femminicidi, di violenza di genere e di differenze salariali tra uomo e donna. Allora è lecito, a ottant’anni dal primo voto delle donne in occasione del Referendum tra Repubblica e Monarchia del 1946, interrogarsi su quale sia il vero ruolo della donna oggi nella società e nella Chiesa. Cettina Militello ci racconta la sua testimonianza di vita e di fede nell’intervista posta in primo piano, in cui emerge tutta la difficoltà provata per imporre la sua voce in un ambiente prettamente maschile e sicuramente non pronto ad ascoltarla”.

La domanda fondamentale è quello dell’attualità: “Ogni storia non può non essere considerata a partire dal contesto storico in cui si è sviluppata e sicuramente negli ultimi anni la situazione è in cambiamento. Guardare al rapporto tra donne, Chiesa e società non significa quindi nascondere le difficoltà di chi ha dovuto lottare per affermarsi e trovare il proprio posto del mondo o per potersi esprimere con libertà, facendo risuonare una voce che spesso è sentita più che ascoltata. Ma è giusto anche riconoscere i passi in avanti che sono stati compiuti, i processi avviati e i cambiamenti in atto”.

Claudia Nicole Cappiello pone la domanda da dove può iniziare il cambiamento: “Riandando alla nostra storia associativa, come non ricordare che tra le ventuno donne elette all’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, il 2 giugno 1946, ben cinque provenivano dalla Gioventù Femminile di Azione Cattolica. In ambito ecclesiale fu poi il Concilio Vaticano II a rappresentare uno spartiacque per l’affermazione del ruolo delle donne, facendo partecipare alle varie assise ventitré rappresentanti femminili, di cui tredici laiche. Sebbene col ruolo di uditrici, riuscirono a far valere il proprio punto di vista, imponendosi come voci autorevoli in un contesto già in movimento e spingendosi verso un traguardo, quello della pari dignità di genere, che molti consideravano ancora un’utopia”.

Ed in questo cambiamento è inclusa anche la Chiesa: “Il cammino continua oggi col processo sinodale, dove la voce delle donne è più che fondamentale. La storia ci insegna, quindi, quanto le donne possano essere protagoniste dei cambiamenti che viviamo, se davvero si dà spazio a esse e se si accoglie la ricchezza che viene proprio dalla diversità uomo-donna. Allo stesso tempo, riconosciamo che (proprio come la Militello afferma nell’intervista) sono ancora molti i passi da compiere per un pieno riconoscimento del ruolo femminile nella società e nella Chiesa.

Tra ministerialità e sacramentalità, sono molte le questioni che tutto ciò apre e che potremmo rileggere secondo una prospettiva che appare fondamentale, quella del rispetto e della dipendenza reciproca di ogni individuo, al fine di edificare il regno di Dio come l’unico corpo di Cristo, seppur nel riconoscimento della diversità e alterità di ognuno. Di fronte a tutto ciò, un elemento appare fondamentale: perché la Chiesa e la società possano cambiare è necessario comprendere quanto questo cambiamento parli alla vita e alla fede delle persone”.

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