Papa Leone XIV invita la Chiesa a contemplare il mondo

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“Nel Concistoro dello scorso gennaio avevo espresso un desiderio semplice: che questi incontri ci aiutassero a imparare sempre più a ‘lavorare insieme nel servizio della Chiesa’ e a proseguire ‘una conversazione che mi aiuti nel servizio della missione di tutta la Chiesa’. Non erano soltanto parole introduttive. Continuo a pensare che questa sia una delle responsabilità più importanti affidate al Collegio Cardinalizio. Anche noi, come tutta la Chiesa, impariamo camminando. La comunione non è mai un risultato acquisito una volta per tutte: rimane una conversione quotidiana, che prende forma nella preghiera, e attraverso atteggiamenti concreti, relazioni di fiducia e disponibilità ad ascoltarci reciprocamente”: con questo intervento papa Leone XIV ha aperto il primo giorno di lavori del Concistoro coi porporati di tutto il mondo, con l’invito ad essere ‘costruttori di comunione’.

Ed ha enunciato i quattro temi sui quali riflettere in questi giorni, invitando innanzitutto a contemplare il mondo: “Anzitutto siamo invitati a contemplare il mondo nel quale la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo. Prima di domandarci che cosa fare, occorre sostare davanti alla realtà, guardandola con gli occhi della fede e lasciandoci interrogare dall’ascolto dei fratelli… Ed anche oggi il Signore continua a precederci nella storia, e la Chiesa è chiamata anzitutto a riconoscere la sua presenza”.

Una riflessione sulle due civiltà, quella della potenza e quella dell’amore: “Successivamente rifletteremo insieme sulla cultura della potenza e sulla civiltà dell’amore. Molti di voi provengono da terre segnate dalla guerra, dalla violenza, dalla polarizzazione sociale o religiosa. Ma nessuno di noi è estraneo alle molte forme di conflitto, di sopraffazione e di frattura che attraversano oggi le nostre società. Per questo il discernimento che siamo chiamati a compiere riguarda tutti e interpella la missione della Chiesa in ogni contesto”.

Insomma è un invito ad approfondire la recente enciclica: “L’Enciclica ‘Magnifica humanitas’ ci offre alcune chiavi preziose per leggere questo tempo. Mi interessa soprattutto ascoltare come queste pagine risuonano nelle vostre Chiese, quali interrogativi suscitano, quali prospettive aprono, quali passi suggeriscono. Una enciclica continua infatti il suo cammino quando viene accolta, interpretata e incarnata nella vita concreta delle Chiese”.

Un’enciclica che offre ‘dignità’ alla Dottrina Sociale della Chiesa, definita ‘scuola di comunione’ al punto 86: “La terza sessione approfondirà ancora la Magnifica humanitas, interrogandosi sul contributo che la Chiesa può offrire alla costruzione del bene comune. Viviamo in un tempo nel quale cresce la tentazione della frammentazione e prevalgono facilmente interessi particolari. La Dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che il bene comune non nasce spontaneamente, ma domanda responsabilità condivise.

Per la Chiesa questo assume una forma ben precisa: uno stile sinodale al servizio della missione del Regno. Lo ricorda l’Enciclica ‘Magnifica humanitas’, aggiungendo che questo richiede attenzione al modo in cui si prendono le decisioni e si esercitano le responsabilità, nella trasparenza, nella valutazione e nella corresponsabilità”.

Infine una riflessione sul cammino sinodale: “Questa ultima sessione non apre un tema nuovo, ma raccoglie e mette in relazione quanto avremo condiviso nelle sessioni precedenti. Di fronte alle ferite del mondo, alla costruzione del bene comune e alla missione della Chiesa, la sinodalità indica un modo di procedere: ascoltare, discernere e assumere insieme la responsabilità delle scelte che il Signore ci affida.

La sinodalità non è anzitutto un insieme di procedure; come ho avuto modo di dire più volte, la sinodalità è un atteggiamento, un’apertura, una disponibilità a comprendere. Talvolta essa è stata interpretata come una diminuzione dell’autorità. In realtà essa ci aiuta a comprendere più profondamente il significato dell’autorità stessa, che esiste per custodire la comunione, favorire la partecipazione di tutti e orientare il cammino comune della Chiesa”.

Tutti temi che convergono nella missione: “La missione non è uno dei molti compiti della Chiesa. E’ la sua ragione di esistere e, proprio per questo, diventa anche il criterio che orienta il nostro discernimento. Quando impariamo ad ascoltarci, a portare insieme le responsabilità, a riconoscere l’azione dello Spirito nelle diverse Chiese, non stiamo soltanto migliorando il nostro modo di lavorare: stiamo diventando una Chiesa più capace di incontrare gli uomini e le donne del nostro tempo e di testimoniare loro la gioia del Vangelo”.

Per questo il papa ha convocato il concistoro, per un aiuto ed un consiglio: “Per questo desidero chiedervi un aiuto particolare. Il ministero che il Signore mi ha affidato non può essere vissuto da solo. Esso ha bisogno della vostra esperienza, della vostra sapienza pastorale, della vostra conoscenza delle Chiese e dei popoli che vi sono affidati. Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli”.

Essere Chiesa è un aiuto fondamentale: “Vi chiedo così di accompagnarmi non soltanto in questi giorni di lavoro, ma anche nel servizio quotidiano alla comunione della Chiesa universale. Aiutatemi ad ascoltare ciò che emerge nelle Chiese, a riconoscere i segni di speranza che spesso crescono nel silenzio, ma anche a non ignorare le fatiche, le incomprensioni e le resistenze che possono rallentare il cammino. Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione.

Vi chiedo inoltre di sostenere, ciascuno nella propria Chiesa e nel proprio ministero, questo stile di discernimento ecclesiale. So che esso richiede pazienza e talvolta suscita interrogativi. Tuttavia sono convinto che il Signore ci stia insegnando una maniera più evangelica di vivere insieme la responsabilità che ci ha affidato. Anche da questo dipende la credibilità della nostra testimonianza e la fecondità della nostra missione”.

Infine è arrivato l’incoraggiamento a partecipare ai lavori di gruppo: “So bene che, per molti di noi, non è il modo abituale di svolgere un Concistoro. Eppure anche questo fa parte del cammino lungo il quale il Signore ci sta conducendo. Naturalmente rimarrà spazio anche per gli interventi personali e, come sempre, ciascuno potrà farmi pervenire liberamente osservazioni o riflessioni riservate. Ma vi chiedo di entrare con fiducia in questo esercizio ecclesiale. Anche noi impariamo la sinodalità praticandola, impariamo insieme a crescere nella comunione”.

(Foto: Santa Sede)

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