Papa Leone XIV: autorevole è colui che ascolta

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“Ci siamo radunati attorno all’altare del Signore, presso la tomba di San Pietro, per iniziare il Concistoro. Veniamo a celebrare questa Eucaristia provenendo da ogni parte del mondo: insieme alla nostra vita, offriamo dunque a Dio le comunità e i popoli che portiamo nel cuore, così come i progetti e le esperienze pastorali, liete e faticose. Questa varietà di affetti e di pensieri ora si concentra: trova cioè quel centro luminoso, che è Cristo. Egli stesso, in persona, si rivolge a noi dicendo: ‘Io sono la vite vera’. Mediante Gesù, la grazia e la verità fluiscono nella nostra vita, rinnovandoci intimamente: questi doni divini sono la linfa feconda anche del Concistoro che oggi inauguriamo”: nella messa di apertura del Concistoro presieduta nella Basilica di san Pietro, papa Leone XIV ha affidato ai cardinali tre criteri di discernimento: condividere nella fede la vera libertà, accogliere il dono della pace nell’unità e vivere la concordia nell’obbedienza.

Per questo ha sottolineato la data in cui esso si svolge: “Mentre dunque chiediamo a Dio di concederci forza e sapienza, è significativo che il nostro Concistoro avvenga alla vigilia della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo. Sostiamo insieme in questa memoria, che ricorda le colonne della Chiesa cattolica e romana, i due missionari martiri la cui predicazione fece tutt’uno con la loro vita, al punto da diventare parte delle Sacre Scritture.

Ascoltando oggi le parole di san Paolo ai Corinzi, possiamo notare la felice consonanza con quelle del Vangelo. I diversi carismi, infatti, i ministeri e le attività ecclesiali sono come i tralci dell’unica vite, cioè del solo Signore che infonde lo Spirito Santo nella sua Chiesa. A questa organica unità corrisponde il criterio che fa buoni e gustosi tutti quei servizi ecclesiali: il criterio del bene comune”.

Ed ecco l’incoraggiamento alla missione dell’annuncio: “In primo luogo, l’esempio dei santi Pietro e Paolo ci incoraggia a condividere nella fede la vera libertà. Difatti, proprio la relazione con il Signore Gesù ci libera dal peccato e dalla paura: mentre chiama a seguirlo, Egli stesso ci invia nel mondo come successori degli Apostoli. Annunciare il Vangelo, celebrare i Sacramenti e dedicarci al gregge del Signore si attua e porta frutto nella misura del nostro credere in Lui, Pastore buono”.

Per il papa la fede si matura solo in Cristo: “La fede è quella virtù, mai scontata, che dà vita alla Chiesa, perché corrisponde alla grazia che nutre i tralci dell’unica vite. La Chiesa viva è la Chiesa che crede, per il dono dello Spirito Santo riversato nei nostri cuori: questa Chiesa porta molto frutto. Come dunque la grazia divina precede la libertà umana, così la fede della Chiesa precede la nostra e chiede di essere testimoniata con ardore”.

La seconda richiesta è la pace nell’unità: “Mentre invitiamo tutti i popoli alla fede, nella quale siamo davvero liberi, tensioni internazionali e conflitti feriscono gravemente la famiglia umana. Tuttavia, non mancano, anzi, si moltiplicano nella Chiesa e nel mondo iniziative ed esperienze che richiamano al rispetto della dignità umana, della giustizia, del diritto, semplicemente dell’umano. Questo è motivo di speranza, perché attesta la bellezza dell’opera di Dio, il quale ci ha creati a sua immagine e somiglianza, come segno della sua gloria nel mondo”.

E’ stato un invito a non rompere l’unità tra i popoli: “Quando questo segno viene ferito, tutti siamo feriti. Quando è corrotto, tutti ne soffriamo. Quando è ucciso, tutti ci sentiamo lacerati. Perciò la guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche. L’unità della famiglia umana precede i singoli popoli e Stati. Non si tratta solo di un dato biologico: è un principio etico. La pace è un dovere di giustizia perché siamo un’unica famiglia umana, una magnifica humanitas che trova in Cristo il proprio Capo e Redentore”.

Ciò si ottiene con l’obbedienza nella concordia: “In terzo luogo, gustiamo oggi e sempre la concordia nell’obbedienza, cioè nell’ascolto che riconosce il dono del Verbo, fatto carne per noi. Attraverso questo esercizio, lo Spirito Santo ci orienta, indicando Egli stesso problemi e opportunità pastorali, purificando le intenzioni e correggendo ciò che devia dal cammino comune.

L’attuazione del Sinodo, per la quale ci stiamo impegnando, invita tutti a procedere nell’unità della fede, nella promozione della pace, nell’obbedienza alla Parola vivente, che è Gesù… L’unico Verbo, fatto uomo, si esprime difatti in tutte le lingue: il Cristo morto e risorto è la vite vera, che porta frutto mediante tutte le culture che i cristiani trasformano dall’interno. Così, mentre appassiscono le ideologie del mondo, lo Spirito Santo fa fiorire nella Chiesa l’intesa fraterna, la carità, lo slancio missionario”.

Da questi passaggi ecco il nuovo significato di autorità: “Lavorando insieme, la nostra collegialità fa sintesi della sinodalità alla quale tutti i battezzati partecipano, nell’unità del popolo di Dio. Sinodalità e collegialità sono infatti forme della fraternità cristiana, che ci lega come battezzati e come vescovi. Perciò l’aiuto che potrete darmi, nell’esercizio del ministero petrino, trova in me chi chiede, non chi comanda. L’autorità del primato, infatti, è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro”.

(Foto: Santa Sede)

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