A Roma la firma del Patto tra le religioni contro gli estremismi
“Non soltanto è un vero piacere accogliervi al Quirinale, ma questo incontro mi consente di esprimere un ringraziamento convinto per la vostra iniziativa che porta e trasmette un messaggio di grande significato, di altissimo significato in un tempo difficile. Il dialogo non soltanto è possibile, ma perseguito con sincerità, nel rispetto reciproco, produce comprensione e collaborazione vicendevole. Dà vita a formule di convivenza essenziali per rimuovere e bandire ogni forma di intolleranza”: alla presenza del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, giovedì 25 giugno, i responsabili delle religioni in Italia hanno sottoscritto un Patto delle religioni “per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata ‘La via italiana del dialogo’. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.
Quindi ha ricordato che la Costituzione Italiana riconosce la libertà religiosa come elemento ‘fondamentale’ della libertà personale: “L’articolo 3 della Costituzione indica il rapporto con la fede religiosa come elemento di uguaglianza, proibendo ogni discriminazione. L’articolo 8 afferma la laicità dello Stato nel rapporto con le diverse confessioni religiose, riconoscendo il valore del loro pluralismo. L’articolo 19 ribadisce il diritto di ogni cittadino di professare liberamente la fede che fa propria.
L’obiettivo di garantire il pluralismo confessionale e l’uguaglianza dei culti è stato perseguito allora ed è nei valori principali della nostra convivenza, come un elemento fondante dei diritti inalienabili della persona umana, e come tale adottato nella prima parte della Costituzione”.
Quindi la fede non è solo personale, ma anche plurale: “La professione di fede, accanto a una dimensione personale intima, ripeto intima, propria a ogni essere umano – che personalmente avverto come credente e praticante nella mia religione – esprime anche il carattere plurale, collettivo, capace di produrre, generare convivenze pacifiche, tolleranza e rispetto per gli altri.
Un’esperienza che accomuna, che costruisce ogni giorno relazioni e rapporti di pace che sono avversi a satrapie che allestiscono invece narrazioni crudeli, moralmente distorte, nutrite di guerra e di morte. L’uso strumentale delle fedi, più volte denunciato dai leader religiosi, è un’impostura che avvelena e uccide l’anima”.
Le religioni sono un richiamo alla pietas contro gli estremismi: “Il nostro tempo, questo che attraversiamo e nel quale siamo chiamati a operare, sembra negare talvolta le ragioni fondanti della religiosità, alterando nel senso in chiave addirittura opposta rispetto alla sua naturale pietas, brandendolo come strumento di odio e non di pace, di divisione e non di coesione, di offese e non di solidarietà, cioè tradendolo.
Gli estremismi e i fondamentalismi sono una semplificazione mistificante di fronte alla complessità del presente, che richiede invece capacità di riflettere, di prospettiva, di ampiezza di visione di pensiero che le confessioni religiose possono assicurare, sollecitare e determinare in tutti noi. Per questo riconoscere l’altro è una condizione che già alimenta la pace. Incontrarsi, dialogare, riflettere insieme la moltiplica”.
A firmare il documento sono stati l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; l’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia; Sikhi Sewa Society; Istituto Tevere; Confederazione Islamica Italiana; Comunità Religiosa Islamica Italiana; Assemblea dei Rabbini d’Italia; Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia; Centro Islamico culturale d’Italia; Unione delle Comunità Islamiche d’Italia; Unione Induista Italiana; Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Conferenza Episcopale Italiana; Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; Unione Buddhista Italiana.
Nel preambolo il documento propone nove impegni e nove azioni, tra cui il compito di “promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società e quello di promuovere una cultura della pace fondata sulla giustizia, sulla compassione e sull’interdipendenza tra i popoli, riconoscendo che la famiglia umana è una sola”.
Per il card. Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani, fondamentale è stata la presenza del presidente della Repubblica Italiana: “Consegnare questo Patto nelle mani del Presidente Mattarella ha, per le nostre Comunità e per l’intera Nazione, un valore inestimabile nel complesso contesto geopolitico che stiamo attraversando. La ‘Via italiana del dialogo’ vuole essere un contributo serio e sperimentato, offerto a una società troppo spesso esposta a polarizzazioni ed estremismi che spingono a vedere nell’altro (diverso per fede o cultura) un nemico. Al contrario, desideriamo riflettere con apertura sui valori comuni per edificare una comunità civile che riconosca, pur nelle sue diversità, il senso di un impegno corale per una società più giusta, accogliente e inclusiva”,
Anche Giuseppe Momigliano, vice presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, ha evidenziato che le fedi annunciano la pace: “Riteniamo inoltre che, nella situazione particolarmente difficile di cruenti conflitti in tante parti del mondo, sia importante che le comunità religiose forniscano un positivo esempio di capacità di dialogo e, laddove possibile, di collaborazione, auspicando che questo clima costruttivo possa, dalla firma di questo Patto, estendersi a tutti coloro che in questo momento siamo qui a rappresentare”.
Questo patto sottoscritto rappresenta per Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, un impegno: “La sottoscrizione del Patto è al tempo stesso l’approdo di un cammino a cui guardare con gratitudine e l’assunzione responsabile di un impegno al dialogo, alla ricerca della pace e della giustizia, alla preservazione del pianeta, alla tutela delle libertà di tutti gli umani, al perseguimento del bene comune. Questo impegno è tanto più urgente e prezioso nel nostro tempo che vede anche l’utilizzo di riferimenti religiosi a sostegno di conflitti e discorsi di odio. Le religioni che sono in Italia hanno intrapreso un’altra strada e intendono continuare a percorrerla con decisione e fiducia”.
Amina Croce, responsabile Giovani della COREIS.ha sottolineato la sacralità della vita religiosa: “Questo è il valore della nostra società italiana e il Capo dello Stato lo ha sempre riconosciuto condannando ogni discriminazione. L’unica incompatibilità denunciata anche nel testo del Patto è la strumentalizzazione dell’odio contro i credenti per negare la nostra cittadinanza!”
(Foto: Quirinale)


























