Papa Leone XIV: l’Eucarestia insegna lo stile di vita
“Subito dopo aver rievocato l’Ultima Cena di Gesù, la Costituzione sulla Liturgia parla dell’Eucaristia con questi accenti agostiniani. Per i cristiani, prendere parte alla mensa del Signore significa infatti ‘essere formati dalla Parola di Dio, ristorarsi alla mensa del Corpo del Signore, rendere grazie a Dio’. E’ ricevendolo nella sua Parola e nell’Eucaristia che diventiamo ciò che riceviamo. Diventiamo il Corpo di cui il Capo è il Cristo risorto, assiso alla destra del Padre, il quale ci prepara un posto nei cieli: l’Eucaristia è così il sacramento del Regno che viene”: continuando la catechesi nell’udienza generale, dedicata alla Costituzione ‘Sacrosanctum Concilium’, papa Leone XIV ha riflettuto ancora sulla liturgia.
Ed al centro dell’azione liturgica c’è l’eucarestia: “L’assemblea liturgica offre il Sacrificio ‘non solo per le mani del sacerdote, ma anche unita a lui’. In questa prospettiva, l’Eucaristia è la forma del sacrificio spirituale dei cristiani, in quanto via dell’unione con Dio e dell’unione reciproca. Partecipandovi, essi imparano ‘ad offrire sé stessi e, di giorno in giorno, a essere consumati, per mezzo di Cristo, nell’unità con Dio e tra di loro’.
Così, incorporandoci a Cristo, l’Eucaristia ci insegna ad adottare lo stile di vita del Signore Gesù stesso, contrassegnato dal dono gratuito di sé. Questo dono ci fa entrare, perciò, nella dinamica dell’unità, che offre un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore”.
Per questo è stato istituito il Lezionario: “Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha chiesto di aprire più largamente i tesori della Bibbia, perché venga offerta ai fedeli con maggiore abbondanza la mensa della Parola di Dio. La riforma liturgica ha tradotto questa richiesta in quel tesoro che è il Lezionario, cioè il libro che raccoglie tutte le Letture bibliche per le celebrazioni liturgiche. Tale ampiezza è stata attinta alla fonte più pura della Tradizione vivente, che coniuga la fedeltà alla tradizione con l’apertura a un legittimo progresso. L’inizio del capitolo II della Costituzione sulla Liturgia è intessuto di riferimenti al grande fiume della Tradizione, che va dai Padri della Chiesa fino a noi”.
Precedentemente il papa ha ricevuto autori e autrici, in occasione del centenario della nascita della Libreria Editrice Vaticana, ripetendo le parole di Paolo VI agli artisti: “Scrivere, nel modo in cui voi lo fate, è un atto di verità, di svelamento. Scrivere dice chi siamo, quello in cui crediamo e speriamo, il mondo cui tendiamo, il futuro che sogniamo. In questa tensione al vero sentiamo come la verità sia discreta, si offra a noi nel dialogo interiore con Dio e nel dialogo aperto e rispettoso con il prossimo. ‘La verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere’. Non siamo mai padroni della verità, è lei semmai a ‘conquistarci’. Per questo vi auguro di essere capaci di suscitare attrazione per la verità, perché voi stessi ne siete attratti”.
Quindi la scrittura è un gesto di umanità: “Nel vostro scrivere storie e nel delineare i vostri personaggi voi vi immedesimate in essi, ne cogliete i punti di vista, le emozioni, i sentimenti, gli atteggiamenti… In questo sta la grande palestra di umanità che voi fate sperimentare ai lettori, perché chi legge, in un certo senso, vive tante vite oltre alla propria. E questo ci aiuta a scoprire le diversità di vedute, a non assolutizzare la propria e a comporre, come in un mosaico, il profilo di quella verità che sempre ci supera”.
Ma avvicina anche a Dio: “Infine, scrivere ha a che fare con Dio. Può sembrare azzardato dire questo, ma diversi teologi hanno riflettuto e scritto sulla consonanza tra la forma dello scrivere e la rivelazione del Dio biblico…
Quando andiamo al fondo della nostra umanità, non siamo distanti da Dio: è lì, nel mezzo di storie molto umane, che Dio si rivela. Il Dio della Bibbia si manifesta nella liberazione dalla schiavitù, nella nascita ormai insperata di un figlio, nell’amore misericordioso e fedele. Parla attraverso fatti e incontri, volti e storie”.
In conclusione il riferimento a papa san Paolo VI: “Per questo ripeto a voi, scrittori e scrittrici, ciò che san Paolo VI disse a tutti gli artisti: Abbiamo bisogno di voi, della vostra immaginazione, della vostra fantasia narrativa, della vostra vivacità di pensiero. Ne abbiamo bisogno per creare spazi di libertà e di autenticità, dentro i quali la grazia divina possa far risuonare una promessa di consolazione e di pace”.
(Foto: Santa Sede)


























