Leone XIV e l’eredità del Cardinal Ruini

Papa Leone XIV e il Cardinale Camillo Ruini
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 22.06.2026 – Andrea Gagliarducci] – A 94 anni, già costretto su una sedia a rotelle e in precarie condizioni di salute, il Cardinale Camillo Ruini si trovò a vivere il terzo Conclave della sua vita da cardinale, questa volta non più come cardinale elettore. Nessuno lo avrebbe biasimato se avesse scelto di restare fuori da questo. Ruini, tuttavia, sentiva il dovere di assicurare la sua presenza, la sua voce e ogni energia residua alle Congregazioni Generali – le riunioni pre-Conclave che coinvolgono tutti i cardinali, anche quelli non elettori – convinto com’era che la Chiesa si trovasse ad affrontare una transizione fondamentale.

“Meglio contestati che irrilevanti” era il suo motto e aveva ancora qualcosa da dire, soprattutto mentre la Chiesa usciva dal pontificato di Francesco, dirompente e sconcertante, per entrare in una nuova era di leadership che, necessitava, per usare le parole dello stesso Cardinal Ruini, di ristabilire una certa unità nella Chiesa e di parlare di nuovo ai credenti. Quello era lui, totalmente.

Il Cardinal Ruini è morto il 16 giugno all’età di 95 anni, più di un anno dopo l’elezione di Papa Leone XIV, che sembrava incarnare la sua speranza di un Pontefice che portasse unità, ordine e tranquillità. Non sappiamo chi sarà Leone XIV come Papa – osservatori onesti concordano sul fatto che il suo pontificato è ancora in fase di definizione e le sue idee sul governo devono ancora essere rivelate – ma conosciamo l’eredità che Ruini ci ha lasciato.

Ruini è stato una figura chiave in un periodo complesso e importante per la Chiesa in Italia. Nel 1985, da giovane Vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla, entrò a far parte del Comitato organizzatore del Convegno Ecclesiale di Loreto, dove, insieme a Giovanni Paolo II, che lo sostenne, promosse l’impegno per la presenza Cattolica nella società.

L'”apostolato di presenza” della Chiesa nella vita sociale, culturale e politica italiana era incerto, a causa – forse paradossalmente – dell’emergere nel dopoguerra della Democrazia Cristiana, un partito politico che già si occupava formalmente delle questioni Cattoliche. Giovanni Paolo II, tuttavia, desiderava una Chiesa più impegnata e trovò un fedele alleato nel giovane vescovo emiliano. Il Segretario e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana sono nominati dal Papa, che è Primate d’Italia. Giovanni Paolo II scelse Ruini come Segretario Generale della CEI nel 1986, per poi promuoverlo a Presidente nel 1991, nominandolo anche Vicario Generale per la Diocesi di Roma e creandolo cardinale.

In Italia, questi furono anni turbolenti.

Un enorme scandalo di corruzione, che coinvolse praticamente tutti i principali partiti politici – noto come Tangentopoli – aveva spazzato via i pilastri della politica del dopoguerra, compresa la Democrazia Cristiana. Tangentopoli distrusse l’unità politica Cattolica e aprì la strada a nuovi partiti.

La mafia era impegnata in una guerra con lo Stato, che portò all’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nonché di due beati, il giudice Rosario Livatino e Don Pino Puglisi. Giovanni Paolo II, in viaggio in Sicilia, dopo un incontro con i genitori del giudice Livatino, si scagliò duramente contro la mafia, esortandoli alla conversione perché il giudizio di Dio era imminente. Le parole di Giovanni Paolo II provocarono la reazione della mafia, che piazzò anche delle bombe davanti alla Cattedrale di San Giovanni in Laterano e alla Chiesa di San Giorgio al Velabro.

Il Cardinal Ruini affrontò questi tempi complessi, inizialmente continuando a cercare un centro Cattolico unitario e sostenendo i partiti emersi dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana. Poi comprese che era giunto il momento per i Cattolici di impegnarsi non solo con un partito, ma con più partiti. “Meglio contestati che irrilevanti” divenne l’idea animatrice del progetto di presenza politica e culturale di Ruini.

In un’epoca in cui non esisteva un partito, un organismo o un governo che promuovesse le idee Cattoliche, Ruini comprese l’urgenza di una cultura orientata al Cristianesimo, che permeasse la società e ispirasse i politici, anche quelli di schieramenti opposti, a unirsi in una visione comune per il bene comune, pur in disaccordo sul modo migliore per perseguirlo e realizzarlo. Si trattava di un approccio piuttosto rivoluzionario per l’Italia, un Paese tradizionalmente conservatore, che per quarant’anni dopo la Seconda Guerra Mondiale era stato governato da un partito Cattolico e che era stato ricostruito da Cattolici, che si erano opposti al fascismo durante la guerra.

La visione di Ruini si estese anche alla sfera internazionale, confluendo nella visione di Giovanni Paolo II di una Chiesa impegnata innanzitutto nella cultura. Giovanni Paolo II aveva maturato questa convinzione in Polonia, comprendendo che la lotta contro il Partito Comunista non poteva essere una battaglia ideologica frontale, ma doveva partire dalla cultura stessa. Il Papa polacco, ad esempio, inviò il Cardinale Paul Poupard, suo inviato in Unione Sovietica, per tenere discorsi non di teologia ma di cultura, smantellando così i resti dell’Impero sovietico.

La grande eredità del Cardinal Ruini risiede dunque proprio nella forza di un impegno che trascende le divisioni partitiche e tocca la cultura. Il dibattito non si è mai fermato. Benedetto XVI ha mantenuto la linea di Giovanni Paolo II, con un approccio meno interventista, ma sempre con una riflessione sulla necessità di riportare il Cristianesimo al centro del villaggio.

Papa Francesco, tuttavia, ha ribaltato la questione: è la Chiesa che deve parlare quando necessario, adottando il proprio linguaggio quando opportuno. Con Ruini, il dialogo si è concentrato su principi non negoziabili. Papa Francesco, che pure aveva parole infuocate su temi come l’aborto, ha preferito invece impegnarsi con il mondo attraverso il compromesso, negoziando su questioni e linguaggio, nella necessità di trasmettere un linguaggio Cristiano.

E Leone XIV? Nei suoi discorsi, il tema è molto preciso. Leone XIV parla di principi e chiede ai Cristiani di applicarli. Se il discorso ai Movimenti popolari all’inizio del suo pontificato sembrava ancora scritto ai tempi di Papa Francesco, così come faceva la sua prima esortazione, Dilexi te, sulla povertà, Leone XIV ha assunto progressivamente un tono diverso. Non un appello all’attivismo politico, ma nemmeno un compromesso con il mondo: il linguaggio di Leone XIV è quello della verità, anche quando non viene compresa (lo disse nel suo primo discorso al Corpo Diplomatico) o quando si rischia di essere derisi (lo spiegò durante la Veglia di preghiera per la pace dell’11 aprile 2026).

Leone XIV chiede ai Cristiani di conoscere i principi, di applicarli e di dar loro vita. È una sintesi tra l’idea di un guerriero culturale e quella di una presenza in qualche modo da Terzo Mondo. Non sappiamo come si evolverà la grande eredità del Cardinal Ruini, ovvero il progetto culturale, che si è diluito nel corso degli anni, in qualche modo arrestato da situazioni che avevano poco a che fare con il progetto stesso. Quel che è certo è che l’eredità di Ruini è enorme.

Alcuni lamentano che Ruini fosse troppo politico. Beh, lo era perché i tempi lo richiedevano. Rimase un sacerdote innamorato di Dio, un sacerdote pieno di Fede che ha sempre interpretato la sua vita come servizio, anche e soprattutto quando è stato messo alla prova. L’importante era non essere irrilevanti.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.

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