Giornata del Rifugiato: accogliere i rifugiati
“Ogni anno milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie terre, fuggendo da conflitti armati, crisi umanitarie, persecuzioni e violazioni dei più basilari diritti dell’uomo. Si tratta di una realtà allarmante, tendenza che si presenta ciclicamente, quasi sia un destino inevitabile, frutto di tragici sviluppi nei rapporti tra gli Stati e tra i popoli. La storia, la storia dell’Europa e degli ordinamenti internazionali nati nel secondo dopoguerra, testimoniano che non si tratta di derive irreversibili ma che, ad esse, è possibile opporre la logica del raziocinio, la forza della pace”: con questo messaggio il presidente della Repubblica Italiana ha ricordato la giornata del rifugiato, celebratasi sabato scorso.
Nel messaggio il presidente della Repubblica ha ricordato la tutela offerta dalla Costituzione italiana, che in questo caso non è mai rispettata, evidenziando la mancanza di attenzione verso i diritti umani: “Il nostro ordinamento repubblicano, la nostra Costituzione, riconoscono il carattere universale dei diritti umani ed esplicitamente, per le persone perseguitate in ragione delle loro opinioni, il diritto di asilo, assumendo poi il tema delle attività di soccorso, dell’accoglienza responsabile e della tutela di rifugiati e profughi, tra le proprie pratiche”.
Comunque in quella giornata il gesto più importante è stato compiuto da papa Leone XIV, che si è recato a Sant’Angelo Lodigiano, città natale di santa Francesca Cabrini, patrona dei migranti, chiedendo oggi di interpretare i ‘segni dei tempi’: “Attraverso le voci di questi due Pastori illuminati, madre Cabrini interpretò i segni dei tempi e comprese che il sogno di andare in Cina, emulando san Francesco Saverio, si doveva realizzare là dove, in quel momento, maggiore era il bisogno.
Ma, care sorelle e cari fratelli, se guardiamo al mondo di oggi, che cosa dobbiamo dire? Quel ‘segno’, cioè il fenomeno migratorio, è entrato in una fase diversa, sicuramente più complessa, eppure non meno capace di interpellare la Chiesa”.
Ed ecco la ‘missione’ affidata ai cattolici: “Domandiamoci: se madre Francesca vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? O meglio, che cosa direbbe il Cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a Lui e al servizio del suo Regno? E che cosa le avrebbe chiesto un papa come Francesco, il quale, figlio di emigrati italiani, ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti-chiave del suo pontificato”.
Questo discorso è stato un invito ad ‘accompagnare’ i migranti: “Da parte mia, ho ereditato e portato avanti il magistero di papa Francesco con l’esortazione apostolica ‘Dilexi te’ sull’amore verso i poveri, e là dove si parla della carità nella forma di ‘accompagnare i migranti’, compare, proprio accanto a san Giovani Battista Scalabrini, la figura di santa Francesca Saverio Cabrini”.
Per questo nel colloquio sulle migrazioni ‘RIFÙGIATI! L’accento posto su un diritto’ alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, il presidente del Centro Astalli p. Camillo Ripamonti ha posto al centro del dibattito una domanda essenziale: quali diritti siamo davvero disposti a difendere quando diventano scomodi, quando richiedono coraggio politico, responsabilità collettiva e capacità di guardare oltre la paura?
La risposta che il colloquio ha cercato di costruire è partita da un dato di contesto: a 75 anni dalla firma della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status di rifugiato, il diritto di chi fugge da guerre, persecuzioni e catastrofi attraversa una delle sue stagioni più difficili. Non perché il principio sia venuto meno, ma perché è stato eroso da politiche di chiusura, da accordi opachi, da un dibattito pubblico che ha sempre più smesso di interrogarsi.
Infatti p. Ripamonti ha citato le parole pronunciate da papa Leone XIV nel viaggio alle Canarie: “La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra… La dignità umana non ha passaporto e non perde il suo valore quando attraversa una frontiera”.
Per p. Ripamonti la sfida è culturale: “Ma la sfida che abbiamo di fronte non è soltanto politica o giuridica. E’ anzitutto culturale. Quando l’indifferenza diventa accettabile, quando la solidarietà viene percepita come debolezza e la compassione come ingenuità, rischiamo di smarrire il senso profondo dei valori su cui si fondano le nostre democrazie. Difendere il diritto d’asilo significa riaffermare che la dignità umana viene prima di ogni confine”.
Ed ha chiesto di difendere il ‘diritto d’asilo’: “La Giornata Mondiale del Rifugiato non è soltanto una ricorrenza, è un banco di prova per le istituzioni, per la società civile e per ciascuno di noi. Rinnovare oggi l’impegno verso chi cerca protezione significa difendere non solo i diritti dei rifugiati, ma anche la credibilità dei principi di umanità, giustizia e solidarietà sui quali si fondano le nostre società”.


























