Enzo Romeo racconta il papa delle ‘cose nuove’

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La rivoluzione digitale che stiamo vivendo è l’ultima delle tante conosciute dall’umanità, specie negli ultimi due secoli, vedi la rivoluzione industriale. Oggi, però, il quadro è molto più complesso e mette in discussione l’umanità dalle sue fondamenta. Una sfida che chiama in causa anche la Chiesa e il papa. Come papa Leone XIII, l’omonimo predecessore a cui si ispira, anche papa Leone XIV non vuole sottrarsi al confronto col proprio tempo e rilancia la dottrina sociale cattolica, che ha avuto avvio con l’enciclica ‘Rerum Novarum’.

Nel libro ‘Il Papa delle Cose Nuove, Leone XIV e la rivoluzione digitale’ il giornalista della Rai e direttore della rivista culturale dell’Azione Cattolica Italiana, ‘Dialoghi’, Enzo Romeo offre dati, spunti e riflessioni, oltre al dialogo con ‘esperti’ che, alla luce della propria esperienza, propongono una lettura originale del cambiamento in atto e delle attese che suscita l’attuale pontificato. Gli interventi sono quelli del priore degli Agostiniani, p. Joseph Farrell, del fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, del direttore della Fondazione per le scienze religiose, Alberto Melloni, del segretario del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, suor Alessandra Smerilli, della docente ed esperta di nuove tecnologie dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Ivana Pais, della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, e del direttore della rivista di gepolitica ‘Limes’, Lucio Caracciolo.

Per quale motivo papa Leone XIV è il ‘Papa delle cose nuove’?

“Le ‘cose nuove’ sono riferite all’enciclica ‘Rerum Novarum’ di papa  Leone XIII, il predecessore che ha ispirato a Prevost il nome pontificale. Come papa Pecci volle affrontare con quella lettera la sfida della rivoluzione industriale, così Leone XIV è consapevole che occorre dare risposte alle tante incertezze legate alla rivoluzione digitale in atto”.

Quali sono esattamente le ‘cose nuove’ che ha davanti papa Leone XIV?

“Innanzi tutto l’intelligenza artificiale, su cui egli si è già espresso parecchie volte e che sarà probabilmente uno dei temi della sua prima enciclica. L’IA non va demonizzata, offre tante opportunità, come ammette lo stesso Leone XIV, che però segnala pure il rovescio inquietante della medaglia: l’umanità rischia di robotizzarsi e di perdere il controllo su se stessa e sul mondo. Ma l’elenco delle ‘cose’ che oggi richiedono attenzione è lungo: la virtualità della ‘società liquida’ che ci rende tutti connessi e che però accresce la solitudine; il ritorno della forza bruta quale sistema di rapporto tra le persone e tra le nazioni, come dimostrano tanti inquietanti fenomeni, dai femminicidi alle guerre; la troppo sottovalutata crisi ecologica e climatica, provocata dalla squilibrata crescita planetaria…”.

Quale posto ha la dottrina sociale della Chiesa negli insegnamenti di papa Leone XIV?

“Come detto, il riferimento esplicito di papa Prevost all’enciclica ‘Rerum Novarum’ è già un’indicazione chiara: l’attuale pontefice vuol rilanciare la cosiddetta dottrina sociale, il cui inizio viene fatto risalire proprio a quella enciclica. Per la prima volta un papa entrava nelle questioni più vive del suo tempo e dava una visione alternativa a quella delle teorie allora maggiormente diffuse, il capitalismo liberista da un lato e il comunismo marxista dall’altro. Ora non c’è un quadro ideologico netto e questo rende ancor più difficile per il magistero della Chiesa dare precise indicazioni di rotta”.

In quale modo il papa affronta la ‘rivoluzione digitale’?

“Prevost è il primo pontefice ad avere dimestichezza col digitale; da sempre usa il computer e comunica tramite mail. Dunque conosce la ‘macchina’ e sa quali sono opportunità e limiti della rivoluzione digitale. Da lui stanno venendo indicazioni sulla ‘postura’ che dobbiamo tenere di fronte a questo sistema, mai cedendo all’inganno che fa confondere il mezzo, ovvero i congegni tecnologici, con il fine, che è quello di una coesistenza che abbia sempre al primo posto la persona umana”.

Nelle scorse settimane si è svolta la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali: come è possibile per il papa custodire voci e volti umani?

“Avendo chiaro che un mezzo elettronico non sostituisce mai il rapporto diretto con le persone. Le chat che alimentiamo con i nostri smartphone, per quanto utili, non hanno il valore di una stretta di mano, di uno sguardo negli occhi, di un rapporto fisico con l’altra o con l’altro. Il cristianesimo è la fede dell’incarnazione e basta aprire il Vangelo per capire quanto siano stati importanti per Gesù gli ‘incontri’, sia con i suoi amici (gli apostoli) e sia con i suoi avversari (i farisei e la casta sacerdotale di Gerusalemme)”.

Per quale motivo per il papa l’informazione è un ‘bene pubblico’?

“Come sottolinea la professoressa Ivana Pais, uno degli esperti con i quali dialogo nel libro, mentre la società industriale era centrata sulla produzione materiale, quella digitale si fonda sulla ‘elaborazione dell’informazione’, che diventa perciò elemento chiave per l’organizzazione della vita, a tutti i livelli. Pensiamo agli annunci che i potenti del mondo lanciano attraverso i social e che sono capaci di influenzare in un attimo i mercati finanziari o l’assetto geopolitico mondiale. Ecco perché l’informazione va considerata ‘bene pubblico’. Ricevendo in udienza noi del Tg2, per i 50 anni del nostro telegiornale, papa Leone XIV ha detto che, specie in tempi di guerra come quelli attuali, l’informazione deve guardarsi dal rischio di trasformarsi in propaganda e i giornalisti da quello di farsi megafono del potere. Una bella sfida”.

(Foto: Ancora)

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