Il viaggio in Spagna nel racconto di papa Leone XIV
“Accolgo con soddisfazione il raggiungimento di un accordo tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, che sarà firmato nella giornata di venerdì, quale incoraggiante risultato di un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione. Esprimo gratitudine ai Paesi che si sono impegnati per favorire l’incontro tra le Parti e rendere possibile tale intesa. Auspico che questo accordo possa contribuire a rafforzare la fiducia reciproca, la sicurezza e la stabilità nel Medio Oriente, promuovendo percorsi di dialogo e di cooperazione tra i popoli”: negli appelli conclusivi lo sguardo del papa è rivolto al possibile raggiungimento di un accordo di pace tra gli USA e l’Iran.
Invece la sua preoccupazione è indirizzata ancora alla situazione in Ucraina: “Arrivano invece notizie dolorose sulla guerra in Ucraina, che continua ad allargarsi: tante vittime innocenti, soccorritori uccisi, chiese e luoghi del patrimonio culturale devastati dalle fiamme. Sono vicino a quanti piangono i propri cari, ai feriti e a coloro che, in mezzo alla violenza, continuano a servire la vita con coraggio. Invito tutti a pregare perché questa guerra finisca. Chiediamo al Signore di aprire vie di dialogo, di spegnere l’odio e di rendere possibile una pace giusta e duratura”.
Mentre ha dedicato l’udienza generale al racconto del suo viaggio apostolico in Spagna: “Dopo il lungo viaggio in quattro Paesi africani, questa volta mi sono trovato immerso in un Paese europeo di antica e ricchissima tradizione cattolica. Ed è apparso evidente come nella Spagna di oggi, che ha conosciuto notevoli mutamenti sociali e culturali, il Papa sia stato accolto dovunque con entusiasmo e apertura all’ascolto. Di questo rendo grazie a Dio e a tutto il popolo spagnolo, al re ed alle autorità civili, ai vescovi ed alle comunità ecclesiali”.
Per questo ha ringraziato gli spagnoli per l’accoglienza: “Nel caso della Spagna, ho potuto notare con gioia quanto la gente, di ogni età e condizione, aspettasse la visita del papa: dappertutto ho trovato moltitudini ad accogliermi con grande calore. Questo fatto non era scontato, e merita una riflessione. Naturalmente tale partecipazione esprime anzitutto, come dicevo, la fede del popolo spagnolo; al tempo stesso, ritengo che manifesti il bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale. Quel fondamento che solo Cristo, in ultima analisi, può assicurare, e che il Vangelo, attraverso le necessarie ‘inculturazioni’, può trasmettere nella vita dei popoli. Può farlo perché il suo messaggio risponde pienamente a entrambe queste esigenze: la ricerca di verità e la sete di giustizia”.
Ma ha notato anche il bisogno di ascoltare il Vangelo: “Ho colto, attraverso i vari incontri, il bisogno di ascoltare nella voce del Papa il Vangelo della speranza per questa nostra umanità di oggi, duramente provata dalle conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole. Questo bisogno, che ha trovato espressione nelle tante testimonianze che ho potuto ascoltare (testimonianze a volte commoventi, a volte edificanti), l’ho riconosciuto anche e soprattutto nei volti dei piccoli e dei poveri che ho incontrato: del bambino che nella parrocchia mi ha letto la sua lettera; di alcune vittime di abuso, che chiedono di essere ascoltate; dei detenuti che mi aspettavano nel carcere; dei giovani pieni di inquietudine e di progetti; dei migranti nei centri di prima accoglienza alle Canarie”.
Ed ha trovato una chiave di lettura proprio in quelle isole: “Me l’hanno offerta, da una parte, la stessa posizione geografica di quell’arcipelago; e, dall’altra, la realtà di una Chiesa locale che accoglie un gran numero di migranti forzati, provenienti soprattutto dall’Africa. Sappiamo che il fenomeno migratorio è complesso e che richiede piani di azione organici e concertati. Ma questa chiave di lettura apre una prospettiva diversa e più ampia: ci fa capire come siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture, e in particolare i frutti prodotti in esse dalla fecondità del messaggio di Cristo”.
Da questo dialogo può nascere la ‘civiltà dell’amore’: “E uno di questi frutti è proprio il dialogo tra le persone e tra i popoli, l’incontro in spirito di fraternità, che permette di scoprire e apprezzare reciprocamente i valori di cui l’altro è portatore. Questo cammino non è facile, richiede buona volontà e l’aiuto di Dio, ma è il cammino che conduce alla civiltà dell’amore”.
Prima dell’udienza generale il papa ha ricevuto una delegazione del ‘Centro de Investigación y Formación de Protección al Menor’, che ha l’obiettivo di “lavorare affinché le comunità ecclesiali siano luoghi sicuri per tutti, in particolare per i bambini, gli adolescenti e i più vulnerabili”.
Infatti per incontrare Gesù sono necessari posti sicuri: “Questo avviene indubbiamente attraverso l’evangelizzazione, ed è qui che entra in gioco il vostro lavoro: affinché ci sia una vera esperienza d’amore con il Signore, è necessario che esistano spazi sicuri. L’incontro con Cristo ci segna positivamente e ci spinge verso una vita piena d’amore e di libertà, mentre il contrario accade nelle situazioni di abuso, che causano ferite traumatiche che condizionano e ostacolano lo sviluppo spirituale e umano della persona”.
E’ stato un invito ad ‘evitare’ gli scandali: “Durante il mio recente viaggio apostolico in Spagna, ho parlato ai vescovi della sofferenza di coloro che sono stati danneggiati da chi avrebbe dovuto prendersi cura di loro, situazioni alle quali ‘la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più forte nella prevenzione e nella cultura della cura’. Questo compito, sebbene sia principalmente responsabilità di noi chiamati al ministero pastorale, è un mandato per tutti nella Chiesa, e alcuni, come voi, lo hanno persino abbracciato nella propria vita professionale”.
(Foto: Santa Sede)


























