Caritas italiana certifica che gli italiani sono sempre più poveri
“Il Report statistico di Caritas Italiana ci aiuta proprio a riconoscere quali ferite stanno diventando strutturali, quali legami si stanno assottigliando, quali domande bussano alle nostre parrocchie e ai nostri servizi chiedendo anzitutto di essere ascoltate e accompagnate. Ma ci invita anche ad avere il coraggio di pronunciare una parola pubblica sulle cause profonde che generano povertà, esclusione e disuguaglianze”: così il direttore della Caritas italiana, don Marco Pagniello, nei giorni scorsi ha presentato il Rapporto sulla situazione del Paese.
Dal Rapporto si evince che nello scorso anno sono state 282.539 le persone accompagnate, 3.520 i servizi attivi, 206 le diocesi coinvolte nella rilevazione: “Il segno di una Chiesa aperta, capace di intercettare il bisogno dentro la trama ordinaria dei territori. Anche la crescita dei presìdi parrocchiali ci dice che la povertà non è lontana, non è confinata, non è delegabile. E’ dentro i quartieri, accanto alle famiglie, nelle pieghe della nostra vita comune. Ed è proprio lì che scegliamo di incontrarla”.
Il rapporto della Caritas ha individuato tre dimensioni, di cui la più preoccupante è la durata della povertà: “L’aumento rispetto al 2024 è contenuto, pari al +1,7%, ma nell’ultimo decennio le persone accompagnate sono cresciute del 48%. Soprattutto, cresce la quota delle storie di lungo periodo: il 28,1% è seguito da almeno cinque anni e il numero medio di incontri annui per persona sale a 8,7.
Non siamo, dunque, davanti a una povertà episodica, ma a vulnerabilità che si sedimentano e chiedono tempi più lunghi, percorsi più pazienti, risposte più profonde. Quando quasi tre persone su dieci restano dentro un disagio che dura a lungo, l’emergenza ha già cambiato nome ed è diventata condizione ordinaria”.
L’altra dimensione riguarda il lavoro: “La povertà economica coinvolge il 78,1% degli assistiti e i problemi occupazionali il 44,2%, ma il dato che più interroga è quel 24% di persone occupate tra coloro che chiedono aiuto. In dieci anni gli occupati seguiti da Caritas sono quasi raddoppiati in termini di incidenza; nello stesso tempo, le famiglie con minori restano il 52% del totale e oltre due terzi degli assistiti possiedono un titolo di studio pari o inferiore alla scuola secondaria di primo grado. Il lavoro, insomma, non coincide più automaticamente con la possibilità di una vita dignitosa”.
Di conseguenza la terza dimensione riguarda le fragilità: “La vulnerabilità abitativa riguarda il 34,9% delle persone accompagnate; la fragilità sanitaria il 16,1%; gli over 65 sono il 15,4%; quasi un assistito su tre vive da solo. Tra le persone con fragilità sanitaria, quasi sei su dieci cumulano tre o più ambiti di bisogno, e quando è presente una sofferenza mentale la quota sale al 78,7%. Povertà, salute, casa, solitudine non sono capitoli separati, ma dimensioni di una stessa frattura che attraversa il Paese”.
Nello scorso anno la Caritas ha accompagnato 282.539 persone, numero che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari poiché l’intervento mira sempre a rispondere ai bisogni dell’intero nucleo: è il livello più elevato di tutti gli anni dei report effettuati dalla Caritas, tantoché rispetto al 2024 c’è una crescita del +1,7%. Quindi in 10 anni il numero di persone accompagnate è cresciuto del +48%.
L’incremento più consistente si registra nel Nord Italia (+61,8) ed il numero medio di assistiti per centro si attesta intorno a 80 persone, in lieve calo rispetto al 2024 (83 persone), una diminuzione dovuta ad una maggiore diffusione territoriale dei punti di ascolto parrocchiali che dimostrano un progressivo rafforzamento del welfare di prossimità. Il Nord concentra la quota più elevata di persone accompagnate dalla rete Caritas e registra anche il carico medio più alto per servizio: quasi 100 assistiti per centro, con punte di 150 in Liguria e 106 in Piemonte-Valle d’Aosta.
Nel Mezzogiorno e nel Centro il numero medio di utenti per struttura risulta invece più contenuto (rispettivamente 72,8 e 65,5), pur con alcune eccezioni significative come la Calabria (116,9), la Sardegna (108,7) e la Campania (95), dove i livelli di presa in carico si attestano su valori superiori alla media delle rispettive aree. Complessivamente l’aiuto della rete Caritas ha raggiunto circa il 6 per mille dei nuclei familiari residenti in Italia e circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta.
Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% ha figli minori, pari a circa 147mila nuclei ai quali corrisponde un numero almeno equivalente di bambini e ragazzi in ristrettezza economica supportati dalla rete Caritas. L’età media delle persone aiutate sale a 48 anni (era 46 due anni fa). Tra gli italiani raggiunge i 55 anni, mentre tra gli stranieri si ferma a 43. Particolarmente significativa la crescita degli anziani: gli over 65 rappresentano oggi il 15,4% del totale, contro il 7,7% di dieci anni fa: +191% in termini assoluti.
Diversamente dal passato, poi, il lavoro non è più un antidoto sufficiente contro la povertà: quasi la metà degli assistiti risulta disoccupata (47,3%), ma il 24% ha un lavoro, che però non garantisce risorse sufficienti per vivere dignitosamente. E’ il lavoro povero, che coinvolge soprattutto le fasce centrali dell’età lavorativa ( 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni). Dieci anni fa gli occupati rappresentavano appena il 13,3% degli assistiti.
Accanto ai problemi economici, ci sono quelli relativi alla casa, alla salute, alla solitudine: nel 2025 il 55,6% delle persone accompagnate cumula almeno due ambiti di bisogno, il 30,6% tre o più. Questo dimostra quanto la povertà sia un fenomeno multidimensionale, come emerge anche dalla varietà di interventi della rete Caritas. Inoltre nella ‘classifica’ degli interventi, al secondo posto dopo le erogazioni di beni e servizi materiali, c’è quello dell’alloggio: nel 2025 la vulnerabilità abitativa coinvolge infatti il 34,9% delle persone seguite (era il 33% nel 2024): il 23,1% vive condizioni di grave esclusione abitativa (senza casa, senza tetto o in sistemazioni di emergenza), mentre l’11,8% fatica a sostenere i costi dell’abitazione tra affitti, utenze e spese domestiche. La grave esclusione abitativa è più alta nel Nord-Est (31,5%), mentre le difficoltà di gestione della casa risultano più diffuse nelle Isole (16,4%) e nel Nord-Ovest (14,9%).
Molto richiesto anche l’aiuto sanitario: anche curarsi per molti è difficile, se non impossibile: nello scorso anno il 16,1% degli assistiti (oltre 44.000 persone) presenta una fragilità sanitaria legata a malattie croniche, disabilità, problemi di salute mentale o condizioni di salute aggravate dalla povertà e dall’esclusione sociale. Numeri particolarmente alti in Basilicata, dove la quota raggiunge il 32,1%.
Tra le persone accompagnate da Caritas nel 2025, quasi una su tre (32,9%) vive da sola, a fronte di un’incidenza nazionale del 19,9% e con una crescita di quasi il 10% rispetto a 10 anni fa (23,8%). La solitudine dilaga nel nostro Paese e colpisce pesantemente, accompagnandosi spesso a una crescita dei bisogni. In termini assoluti, le persone sole che si sono rivolte ai Centri di ascolto sono aumentate del 74,9%, a fronte del 48% dell’utenza complessiva.
Anche la solitudine è una fragilità multidimensionale: riguarda infatti spesso persone anziane (54,3 anni l’età media, contro i 48 anni dell’utenza complessiva), più frequentemente separate, divorziate o vedove e spesso con redditi molto bassi. Oltre un terzo (35,2%) presenta infatti un Isee inferiore ad € 3.000 e meno di un quinto (17,9%) ha un’occupazione.
Il dato più significativo riguarda l’accumulo delle difficoltà: quasi 6 persone sole su 10 (59,9%) sperimentano forme di povertà multipla, una quota più che doppia rispetto a chi vive in nuclei con due o più componenti (28%). Alle difficoltà economiche si associano infatti più frequentemente problemi sanitari, abitativi e di autonomia personale.





























