Alle periferie della Fede

Papa Leone XIV alla Sagrada Familia
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 15.06.2026 – Andrea Gagliarducci] – Forse è un’esagerazione affermare, che il pontificato di Leone XIV sia iniziato nella penisola iberica, ma il suo recente soggiorno di sei giorni in Spagna è stato un chiaro segnale del tipo di pontificato, che ci si può aspettare da lui. Sarà un pontificato, che guarderà alle periferie della Fede, come ha fatto Papa Francesco durante tutto il suo. La differenza sta nel modo in cui sono intese queste periferie.

Durante i suoi dodici anni di pontificato, Papa Francesco ha accuratamente evitato i Paesi con le tradizioni Cristiane più antiche. Non ha mai compiuto un viaggio apostolico in Francia, preferendo recarsi a Strasburgo nel 2014 senza nemmeno fermarsi alla cattedrale, che celebrava il suo millenario, e poi fare un ultimo disperato tentativo di visitare la Corsica senza passare per Parigi.

Anche la Spagna non era stata una meta prediletta di Papa Francesco. L’unico progetto che si sarebbe potuto concretizzare, era una tappa alle Isole Canarie durante il suo ultimo (mai realizzato) viaggio in Argentina, per portare soccorso ai migranti bloccati sulle isole atlantiche. Una tappa a Madrid era, in ogni caso, fuori discussione, tanto meno a Barcellona, sebbene fosse atteso a Manresa per celebrare la festa di Sant’Ignazio di Loyola.

In Europa, Papa Francesco aveva cercato Paesi in cui la tradizione Cattolica fosse minoritaria, con poche eccezioni: la Lituania, inclusa in un tour baltico che lo ha visto visitare la Lettonia protestante e l’Estonia agnostica; e la Polonia, tappa obbligatoria per la Giornata Mondiale della Gioventù. Per il resto, Francesco ha visitato principalmente Paesi con maggioranze non Cattoliche, sia in Europa che nel resto del mondo. Leone XIV ha ribaltato questa tendenza.

I primi Paesi che ha scelto di visitare in Europa nei suoi viaggi internazionali sono quelli con una solida storia Cattolica. Monaco, prima di tutto, ed è anche un segno di attenzione per i piccoli Paesi, a dimostrazione che la Santa Sede guarda a tutti gli Stati e che, in effetti, tutti gli Stati hanno un impatto sulla Società di Nazioni.

C’è stato poi il recente viaggio in Spagna. Presto si recherà a San Marino, tecnicamente un viaggio “internazionale”, anche se non lo porterà fuori dalla penisola italiana, un percorso simile a quello che lo condusse a Monaco. Poi sarà in Francia, dove non solo visiterà la riaperta Notre Dame, ma si spingerà fino a Metz, in quei territori di confine dove il Concordato napoleonico è ancora in vigore.

Tutto lascia intendere, che per Leone XIV la nuova evangelizzazione sia il tema principale. Si tratta di luoghi un tempo considerati centri della Fede, con la Francia spesso definita la fille aînée de l’église – la figlia maggiore della Chiesa – ognuno con un antico Cattolicesimo, recentemente attratto da un secolarismo avanzato. Sono periferie peculiari, però. In Francia, in particolare, si è assistito a un ritorno alla Fede inspiegabile per tutti, che ha portato a un aumento dei battesimi tra gli adulti negli ultimi cinque anni.

Leone XIV ha quindi chiarito il suo compito: confermare nella Fede. E dove trovare conferma, se non nelle Nazioni che hanno conservato un’identità e un patrimonio Cristiano, ma che sembrano averlo perso? Il viaggio in Spagna ne è stato un chiaro esempio. La presenza del Papa ha risvegliato la Fede come nessuno avrebbe immaginato. Gli 1,2 milioni di persone riunite in Plaza Cibeles a Madrid hanno parlato più di ogni discorso del profondo Cattolicesimo del Paese. L’emozione del popolo di Barcellona durante la benedizione della Torre di Gesù della Sagrada Familía era palpabile. Sempre a Barcellona, il Papa ha visitato il monastero di Montserrat, dove l’iscrizione sulla facciata d’ingresso del complesso recita: “CATALUNYA SERA CRISTIANA O NO SERA” (La Catalogna sarà Cristiana o non sarà) [*]. La presenza di un Papa era necessaria per ricordare al popolo spagnolo la propria Fede.

Leone XIV è andato alle Cortes, il parlamento spagnolo, dove ha pronunciato un discorso monumentale davanti a tutti i membri del parlamento. Persino i membri del partito populista Podemos si sono presentati in aula, pur avendo criticato aspramente la decisione di invitare il Papa. In un discorso incisivo, il Papa si è scagliato contro il populismo e il nazionalismo, ma anche contro l’aborto e a favore della vita umana, affrontando questioni cruciali per tutte le fazioni politiche, senza eccezione. Soprattutto, il Papa ha ricordato alla Spagna l’eredità culturale, che la Nazione ha donato al mondo, a cominciare dalla Scuola di Salamanca, il pensiero dei brillanti Domenicani, che studiarono i diritti dei popoli del Nuovo Mondo, ponendo le basi per quelli che sarebbero diventati i diritti umani.

Nel suo discorso al Corpo Diplomatico, Leone XIV ha ricordato altri due santi spagnoli, San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila, esortando a costruire lo Stato secondo i principi Cristiani, mantenendo un sano laicismo e, al tempo stesso, non escludendo la religione dalla vita pubblica.

Il discorso alle Cortes ha suscitato ben otto minuti di applausi, un numero enorme in un’aula con una maggioranza socialista e generalmente anticlericale. Ma è proprio a questo che serve la presenza del Papa. Serve a ricordarci, che quando ci appelliamo a certi principi fondamentali, lo facciamo partendo da un pensiero, quella della Chiesa, che rimane alla radice di ogni ragionamento. Serve a ricordare alle persone la loro Fede Cristiana, in qualche modo sopita, perché priva di quella scossa necessaria. che solo la presenza del Papa poteva dare. Ecco a cosa serve la presenza del Papa: a rendere la Fede viva e presente, a farla uscire dalle catacombe del pensiero, a riportare Cristo al centro, anche nelle periferie della Fede.

Il viaggio in Francia sarà probabilmente accolto con lo stesso entusiasmo, ma si può immaginare, che il Papa visiti anche Inghilterra, Germania, forse Austria e Croazia nei prossimi anni, in un tour ideale nel cuore della Fede europea, da cui rilanciare il grande discorso europeo.

In Spagna ci sarà un prima e un dopo il viaggio del Papa. Ma probabilmente ci sarà un prima e un dopo anche durante il suo pontificato. Perché Leone XIV ha svelato i suoi temi principali e ha evidenziato i suoi obiettivi. E lo ha fatto in un viaggio segnato dalla gioia e dall’emozione, sia da parte del Papa che di coloro che vi hanno partecipato.

Abbiamo bisogno che il Papa ci confermi nella Fede. È una verità semplice e, dopotutto, uno degli scopi principali dell’ufficio petrino nella Chiesa, e Leone XIV vi ha posto grande enfasi.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.

[*] L’iscrizione è incisa su un rilievo realizzato dallo scultore Joan Rebull. La massima è attribuita al Vescovo Catalano Josep Torras i Bages (1846–1916), una figura di spicco del nazionalismo Cattolico catalano, che la incluse nella sua celebre opera La tradició catalana. Secondo il pensiero del vescovo, la Catalogna affonda le sue radici nei valori spirituali e Cristiani. La frase implica che, senza questi valori fondanti, l’identità stessa della nazione catalana cesserebbe di esistere. Il motto è considerato un forte pilastro storico e culturale nella società odierna, che è sempre più pluralista e laica.

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