La felicità in un giardino segreto
Un libro passato di mano in una vecchia, la consiglio rispetto alle attuali, edizione. Uno regalato per la comunione della madre e arrivato alla millennials nell’anno della cresima per caso. Niente di meno casuale. Solo che è stata la terza lettura ad età avanzata e a lavoro sull’interiorità eseguito con maggior maturità a trasformare la storia della bambina che salva il giardino e il cugino, in quella del miracolo della rinascita grazie agli altri e alla scoperta della fede grazie alla propria intelligenza emotiva. Dimenticare i film, soprattutto quello ben modificato del 2020, è meglio. Torniamo alla trama originale. L’edizione degli anni ’70 italiana è perfetta.
Nel libro si parla di ‘magia’, ma in realtà, è la preghiera nata dalla fede semplice e dalla speranza. Mary e Colin imparano da Dickon la ‘magia’ dell’apprezzare e far crescere il creato, ma anche i canti sacri per ringraziare dei doni ricevuti. Colin, seppur sempre rinchiuso. E’ il primo dei due, alla scoperta del giardino, a capire che c’è Qualcuno, come lo chiama lui, che dà vita alle cose e le fa crescere, guarire o cambiare in meglio. E’ lui ad esprimere il desiderio di ringraziare Qualcuno in un modo adatto e gli viene spiegato che lui si riferisce a Dio e che Dickon può aiutarlo perché frequenta molto la chiesa.
Anche il concetto di pensiero positivo è una sorta di rappresentazione. Si sa che un solo pensiero positivo, anche se ripetuto, nonostante ciò che dicono molti coach, non sempre porta al risultato buono che si spesava e non subito. Cosa è quindi? Rappresenta la speranza che nasce dalla fede, quella che spinge alla ripetizione, non della preghiera di lode ma di speranza e supplica nel cambiamento.
Nel libro, infatti, la ripetizione di un pensiero positivo porta alla risoluzione, come se Qualcuno potesse risolvere i problemi tramite questo, ma solo se chi pensa positivo ci crede ed insiste a ‘chiedere’. Si tratta di riferimenti velati, coperti da parole che tutti possono accettare e che i bambini comprendono senza sentirsi all’interno di una lezione di catechismo. La narrazione le necessita. Quella che Mary chiama magia è ciò che India, come dice il libro, la sua ‘tata’ le ha insegnato a chiamare così per la cultura del luogo e dell’epoca Arrivando in Inghilterra, impara il vero significato della parola e ciò davvero essa può fare.
Il pensiero positivo è ciò a cui Colin, rinchiuso e, se si fa attenzione alle parole del giardiniere Ben, convinto dagli altri di essere in un modo perché ‘doveva per forza esserlo’, riesce a capire a dieci anni e con la cultura esclusiva i quei libri che il padre gli lasciava. Questo, unito all’esperienza con Mary, formano il concetto di pensiero positivo. Nel libro, il povero bambino, spiega che fatica a spiegare i suoi due concetti e che li chiama così perché non sa come altro poter fare. La vera figura centrale e del tutto travisata da anni di letture poco attente, non è Mary, seppur protagonista.
E’ Colin. E’ lui che mette insieme i pezzi, è lui che permette a Mary di salvare cugino e zio, capendo il significato di quelle parole che erano altro. E’ lui a insegnarle a difendere una persona non per convenienza (anche se in modo bambinesco con vari trucchi per eludere la sorveglianza. Mary, infatti, impara a rapportarsi con la sofferenza altrui e a difendere il diritto alla vita e alla salute di una persona, punti fondamentali di alcune associazioni cristiane. E’ Colin il primo a chiedere di ringraziare Dio e a voler capire meglio come farlo e chi sia. Lui non è l’ipocondriaco, è il ‘persuaso’ che si comporta come gli altri si aspettano e che non desidera la pietà degli sconosciuti.
Non vuole uscire ed essere guardato con pietà. C’è una scena in cui, ancora con il brutto carattere che, inizialmente aveva anche Mary, cerca di impietosire la cugina, ma il motivo è diverso: farle pena per paura di perderla. Anche Mary desidera non perdere Dickon e mette da parte Colin per qualche ora, appena finiscono i giorni di pioggia. Loro rappresentano i bambini che si aggrappano a chi dà loro affetto. Sono gli esclusi, i non domati per scarsa volontà perché, se bastano un uccellino, un giardino, un coetaneo, Marta e Ben, forse, non era poi così difficile salvarli.
Avevano bisogno non dell’autorità, ma del vero affetto ed ella comprensione. Avevano le cose, ma non avevano davvero le persone. Non erano nel cuore di nessuno. Alla fine, la loro ricerca di affetto viene premiata proprio grazie all’insistenza e alla speranza mai spenta. Un libro che insegna la genitorialità e la fede che andrebbe letto non solo dai bambini, ma anche e, soprattutto, agli adulti.
Chi lo ha già letto definendolo ‘libro per bambini’, dovrebbe riprenderlo in mano se si sente solo, non domato, incompreso o crede che i suoi figli rispecchino Mary e Colin. Curare gli ammalati e gli emarginati, la fede, l’amore per il creato, la vera famiglia, la redenzione, il perdono sono tutti elementi che un buon cristiano porta con sé Se si vuole un regalo per cresima e comunione, forse, Il giardino segreto fa proprio la sua bella figura.
Fonti- la mia riflessione e i miei studi, MLA Movie Language Haead





























