12 giugno, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

Il Redentore
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 12.06.2026 – Vik van Brantegem] – «Un angelo porta l’annunzio, la Vergine ascolta, crede e concepisce: la fede nel cuore e Cristo nel grembo» (Sant’Agostino, Sermones 196,1). La solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù – il quale, mite e umile di cuore, esaltato sulla croce, è divenuto fonte di vita e di amore, a cui tutti i popoli attingeranno – è celebrata il venerdì dopo la seconda domenica dopo Pentecoste.

La preoccupazione del Signore per la pecorella smarrita è ricordata nella liturgia del Sacro Cuore di Gesù. Il buon pastore ha tutto il cuore rivolto alle sue pecore, non a se stesso. Provvede ai loro bisogni, guarisce le loro ferite, le protegge dagli animali selvaggi. Conosce ogni pecora per nome e, quando le porta al pascolo, le chiama una per una. Si preoccupa in modo particolare della pecora che si è smarrita, non risparmiandosi pena alcuna pur di avere la gioia di ritrovarla. Una pecorella smarrita è assolutamente indifesa, può cadere in un fossato o rimanere prigioniera fra i rovi. Proprio allora, però, nel pericolo, essa scopre quanto sia prezioso il suo pastore: dopo il ritrovamento, egli la riporta all’ovile sulle sue spalle con gioia. Se un lupo si avvicina, il buon pastore non fugge, ma, per la sua pecorella, rischierà anche la vita. In questi frangenti si rivela il cuore del buon pastore.

La grande fioritura della devozione al Sacro Cuore di Gesù si ebbe dalle rivelazioni private della suora Visitandina Santa Margherita Maria Alacoque che insieme a San Claude de la Colombière ne propagarono il culto.

Sin dal principio, Gesù ha fatto comprendere a Santa Margherita Maria Alacoque che avrebbe sparso le effusioni della sua grazia su tutti quelli che si sarebbero interessati a questa amabile devozione; tra esse fece anche la promessa di riunire le famiglie divise e di proteggere quelle in difficoltà riportando in esse la pace.

Santa Margherita scrive alla Madre de Saumaise, il 24 agosto 1685: «Egli [Gesù] le ha fatto conoscere, di nuovo, la gran compiacenza che prende nell’essere onorato dalle sue creature e le sembra che Egli le promettesse che tutti quelli che si sarebbero consacrati a questo sacro Cuore, non perirebbero e che, siccome egli è la sorgente d’ogni benedizione, così le spanderebbe, con abbondanza, in tutti i luoghi dove fosse esposta l’immagine di questo amabile Cuore, per esservi amato e onorato. Così riunirebbe le famiglie divise, proteggerebbe quelle che si trovassero in qualche necessità, spanderebbe l’unzione della sua ardente carità in quelle comunità dove fosse onorata la sua divina immagine; e ne allontanerebbe i colpi della giusta collera di Dio, ritornandole nella sua grazia, quando ne fossero decadute»

Inoltre, un frammento di una lettera della santa, forse al Padre Gesuita Croiset: «Perché non posso io raccontare tutto quello che so di questa amabile devozione e scoprire a tutta la terra i tesori di grazie che Gesù Cristo racchiude in questo Cuore adorabile e che intende spandere su tutti quelli che la praticheranno?… I tesori di grazie e di benedizioni che questo sacro Cuore racchiude sono infiniti. Io non so che vi sia nessun altro esercizio di devozione, nella vita spirituale, che sia più efficace, per innalzare, in poco tempo, un’anima alla più alta perfezione e per farle gustare le vere dolcezze, che si trovano nel servizio di Gesù Cristo». «In quanto alle persone secolari, troveranno in questa amabile devozione tutti i soccorsi necessari al loro stato, vale a dire, la pace nelle loro famiglie, il sollievo nel loro lavoro, le benedizioni del cielo in tutte le loro imprese, la consolazione nelle loro miserie; è proprio in questo sacro Cuore che troveranno un luogo di rifugio durante tutta la loro vita, e principalmente all’ora della morte. Ah! come è dolce morire dopo avere avuto una tenera e costante devozione al sacro Cuore di Gesù Cristo!». «Il mio divin Maestro mi ha fatto conoscere che coloro che lavorano alla salute delle anime, lavoreranno, con successo e conosceranno l’arte di commuovere i cuori più induriti, purché abbiano una tenera devozione al suo sacro Cuore, e s’impegnino a ispirarla e stabilirla in ogni dove». «Infine, è molto visibile che non vi è nessuno al mondo che non riceva ogni sorta di soccorso dal cielo, se ha per Gesù Cristo un amore veramente riconoscente, come si è quello che gli si dimostra, con la devozione al suo sacro Cuore».

La raccolta delle promesse fatte da Gesù a Santa Margherita Maria, in favore dei devoti del Sacro Cuore:

1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.
2. Io metterò la pace nelle loro famiglie.
3. Io li consolerò in tutte le loro afflizioni.
4. Io sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in morte.
5. Io spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano infinito della misericordia.
7. Le anime tiepide diverranno fervorose.
8. Le anime fervorose s’innalzeranno rapidamente a una grande perfezione.
9. Io benedirò le case ove l’immagine del mio sacro Cuore sarà esposta e onorata.
10. Io darò ai sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.
11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà mai cancellato.

La consacrazione del mondo al Sacro Cuore di Gesù

Con l’Enciclica Annum Sacrum, promulgata il 25 maggio 1899, Papa Leone XIII annunciò la sua decisione di consacrare l’intero genere umano al Sacro Cuore di Gesù, definendo tale atto come il «coronamento» di tutti gli onori tributati fino ad allora al Sacro Cuore. La consacrazione fu compiuta solennemente l’11 giugno 1899, nella festa del Sacro Cuore di Gesù (trasferita a quella domenica per favorire la partecipazione dei fedeli), ed ebbe carattere universale: per la prima volta un Papa consacrava non solo la Chiesa Cattolica, ma l’intera umanità al Cuore redentore di Cristo. L’atto rappresentò un momento storico nella diffusione della devozione al Sacro Cuore.

L’iniziativa maturò anche in seguito alle richieste della Beata Maria del Divin Cuore Droste zu Vischering, che scrisse più volte al Pontefice riferendo di aver ricevuto dal Signore l’invito a promuovere questa consacrazione universale. Dopo un attento esame, Leone XIII accolse la richiesta e la inserì nel più ampio programma spirituale del Giubileo del 1900.

Nell’Enciclica il Papa affermò che Cristo possiede un duplice diritto sull’umanità: per natura, in quanto Figlio di Dio e Creatore, e per redenzione, in quanto ha salvato gli uomini con il suo sacrificio sulla Croce. Per questo motivo tutta l’umanità può essere affidata e consacrata al suo Sacratissimo Cuore.

Lo stesso Leone XIII considerò la consacrazione del mondo al Sacro Cuore come «il più grande atto del nostro pontificato», espressione riportata da diverse testimonianze successive. L’importanza dell’evento è stata ribadita da numerosi Pontefici, tra cui San Giovanni Paolo II, che nel centenario del 1999 la definì «un passo straordinariamente importante nel cammino della Chiesa».

Dal 1899 la consacrazione al Sacro Cuore è divenuta uno degli atti più significativi della spiritualità Cattolica contemporanea, contribuendo alla diffusione universale della devozione al Cuore di Gesù come simbolo dell’amore misericordioso di Cristo per l’umanità.

Nell’Udienza generale del 20 giugno 1979 San Giovanni Paolo II disse: «”Imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). Forse una sola volta, con parole sue, il Signore Gesù si è richiamato al proprio cuore. E ha messo in evidenza questo unico tratto: “mitezza e umiltà”. Come se volesse dire che solo con questa via vuole conquistare l’uomo; che mediante “la mitezza e l’umiltà” vuole essere il Re dei cuori. Tutto il mistero del suo regnare si è espresso in queste parole. La mitezza e l’umiltà coprono in un certo senso tutta la “ricchezza” del Cuore del Redentore (…). Ma anche quella “mitezza e umiltà” lo svelano pienamente, e meglio ci permettono di conoscerlo e di accettarlo; lo fanno oggetto di ammirazione suprema. La bella litania al Sacro Cuore di Gesù è composta da molte simili parole di più, dalle esclamazioni di ammirazione per la ricchezza del Cuore di Cristo. Meditiamole con attenzione (…). Così, alla fine di questo fondamentale ciclo liturgico della Chiesa – che si è iniziato con la prima domenica d’Avvento, ed è passato per il tempo di Natale, poi della Quaresima, della Risurrezione fino alla Pentecoste, alla Domenica della Santissima Trinità e al “Corpus Domini” – si presenta discretamente la festa del Cuore Divino, del Sacro Cuore di Gesù. Tutto questo ciclo si racchiude definitivamente in esso; nel Cuore del Dio-Uomo. Da esso anche ogni anno irradia tutta la vita della Chiesa. Questo Cuore è “fonte di vita e di santità”».

Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù di Santa Margherita Maria Alacoque

Io dono e consacro al Cuore adorabile di nostro Signore Gesù Cristo la mia persona e la mia vita, (la mia famiglia/il mio matrimonio), le mie azioni, pene e sofferenze, per non voler più servirmi d’alcuna parte del mio essere, che per onorarlo, amarlo e glorificarlo.
È questa la mia volontà irrevocabile: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando di cuore a tutto ciò che potrebbe dispiacergli.
Ti scelgo, o Sacro Cuore, come unico oggetto del mio amore, come custode della mia via, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell’ora della mia morte.
Sii, o Cuore di bontà, la mia giustificazione presso Dio, tuo Padre, e allontana da me la sua giusta indignazione.
O Cuore amoroso, pongo tutta la mia fiducia in te, perché temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.
Consuma, dunque, in me quanto può dispiacerti o resisterti; il tuo puro amore s’imprima profondamente nel mio cuore, in modo che non ti possa più scordare o essere da te separato.
Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio concretizzare tutta la mia felicità e la mia gloria nel vivere e morire come tuo servo.
Amen.

Sacro Cuore di Gesù, confido in Te!
Dolce Cuore del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più!
O Gesù di amore acceso, non Ti avessi mai offeso!

Foto di copertina: Giuseppe Catani Chiti, Il Redentore, 1900, olio e oro su tavola, pala d’altare nella Cappella del Sacro Cuore della Basilica di San Francesco a Siena.
Giuseppe Catani Chiti fu uno dei maggiori interpreti dell’arte religiosa italiana del suo tempo. Formatosi a Siena alla scuola di Alessandro Franchi e Luigi Mussini, sviluppò uno stile che univa il Purismo ottocentesco, il gusto neogotico e alcune suggestioni dei Preraffaelliti inglesi. La sua produzione fu quasi esclusivamente dedicata a soggetti sacri, caratterizzati da intensa spiritualità, ricchezza decorativa e attenzione al simbolismo.
Il dipinto è inserito in una monumentale ancona lignea dorata neogotica realizzata appositamente per ospitarlo, completata da reliquiari e decorazioni architettoniche coerenti con il gusto revivalista senese di fine Ottocento. Sulla sommità dell’ancona si conserva una reliquia con la scritta «Dall’Arca Venerabile del Santo Cuore di Gesù», particolare che suggerisce come l’altare fosse concepito quale vero centro della devozione al Sacro Cuore nella basilica.
Al centro della composizione compare Cristo in piedi davanti al trono. Le braccia aperte richiamano contemporaneamente l’accoglienza misericordiosa e l’offerta redentrice della Croce. Sul petto risplende il Sacro Cuore, circondato da raggi luminosi, secondo l’iconografia diffusa dopo le rivelazioni a Santa Margherita Maria Alacoque e la crescente diffusione della devozione al Sacro Cuore nel XIX secolo. I due angeli adoranti, inginocchiati ai lati, indossano vesti preziosamente decorate e sembrano appartenere più alla tradizione dell’arte tardogotica che a quella accademica contemporanea. Le loro posture raccolte invitano il fedele alla contemplazione e all’adorazione. La scena è immersa in una luce dorata che annulla ogni riferimento terreno e colloca il Redentore in una dimensione celeste e liturgica.
L’opera manifesta chiaramente il gusto neogotico che caratterizzò molta arte religiosa italiana dell’epoca. Le cuspidi dell’ancona, i motivi decorativi, i fondi dorati e l’eleganza lineare delle figure richiamano la pittura senese del Trecento e del Quattrocento, reinterpretata però con sensibilità moderna. Catani Chiti non cerca il realismo naturalistico, ma una bellezza idealizzata capace di elevare l’anima alla preghiera.
L’opera si colloca nel clima religioso che seguì la consacrazione del mondo al Sacro Cuore di Gesù promossa da Papa Leone XIII nel 1899. Non è soltanto una rappresentazione devozionale, ma una vera professione di Fede nella regalità universale di Cristo e nel suo amore redentore per l’umanità. La presenza degli angeli adoranti sottolinea che il Cuore di Cristo è oggetto di venerazione non solo della Chiesa terrestre, ma anche della liturgia celeste. Per questi motivi Il Redentore costituisce una delle immagini più efficaci della spiritualità del Sacro Cuore nell’arte italiana tra Otto e Novecento, coniugando teologia, devozione e raffinata bellezza artistica.

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