Papa Leone XIV invita ad essere portatori di misericordia

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“Cari fratelli e sorelle, dopo una giornata ricca di incontri e di condivisione, celebrando ora con voi questa Eucaristia, voglio prima di tutto rendere grazie al Signore per il tanto bene che qui si compie ogni giorno, affidandogli l’impegno di tutti e al tempo stesso le sofferenze di cui questa terra è testimone. Vi invito anche a pregare insieme, in questa Santa Messa, per le anime dei fratelli e delle sorelle che hanno perso la vita in mare. Tutto ciò deporremo sulla Mensa con il pane e il vino, mentre ci introduciamo, con la Celebrazione vespertina della Vigilia, nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù, a cui la Spagna intera è consacrata. Chiediamo al Signore che in questo momento siano vivi in noi gli stessi sentimenti di umanità, misericordia e compassione del Cuore del Salvatore”: nella celebrazione eucaristica del penultimo giorno della visita apostolica in Spagna papa Leone XIV ha esortato i 50.000 fedeli ad essere pieni di misericordia, perché la carità non diventi assistenzialismo.

Riprendendo le letture della messa della vigilia della solennità del Sacro Cuore ha ricordato la carità di Dio: “Li ha scelti non perché avessero prerogative, doti o meriti particolari, ma per puro amore, e continuerà ad amarli sempre, anche quando, per il loro cuore indurito, non corrisponderanno ai suoi sentimenti.

Questa è la carità di Dio, nella quale ha le sue radici la nostra vocazione all’amore: non fondata sul calcolo, né sul solo sentimento, né riducibile a semplice filantropia, ma pervasiva di tutto il nostro essere: fuoco per l’anima, luce per la mente, impulso irresistibile per la libertà, pace e al tempo stesso tormento per il cuore, che batte in sintonia con altri cuori, coinvolgendo tutta la persona. Perché amare è connaturale all’uomo, anzi è condizione di pienezza della sua stessa esistenza”.

Nel volto di Dio si riconosce la via della vita: “Ed è in questo volto di Dio sempre ‘innamorato’, totalmente e costantemente desideroso del nostro bene e della nostra piena felicità, che noi riconosciamo la via della vita, imparando un modo nuovo di esistere e di rapportarci, un metro diverso per valutare le scelte, uno stile rinnovato e rigenerante di fare comunione…

‘Ricambiare amore per amore’: ecco lo scambio meraviglioso, l’ ‘admirabile commercium’ da cui il Vangelo ci invita a lasciarci coinvolgere, traducendo la misura infinita dell’amore di Dio nella generosità con cui Lo serviamo, ogni giorno, nei fratelli e nelle sorelle che Lui stesso pone sul nostro cammino, specialmente in quelli più bisognosi, indifesi, incapaci di rendere il cambio. Proprio come avviene su quest’isola, nell’accoglienza, nella condivisione, nel dono disinteressato”.

Anche la seconda lettura ricorda la ‘gratuità del Cuore di Cristo’, mandato per dare la vita: “Le sue parole richiamano quelle di Gesù, che ha detto di essere venuto perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza, e che ha ordinato al paralitico guarito: ‘alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina’. In queste espressioni riconosciamo l’invito ad abbracciare maternamente chi soffre, ma al tempo stesso a preparare e spingere chi è stato ferito a rialzarsi e a rimettersi in marcia, per una vita libera e degna”.

Per questo la carità deve integrare la persona: “Effettivamente, la nostra carità non deve essere mero assistenzialismo, ma è volta a integrare le persone, per la loro piena realizzazione (spirituale, intellettuale e fisica) e il loro inserimento degno e costruttivo nella comunità. Solo così il nostro incontrarci, anche a fronte di vicende difficili e dolorose, diventa occasione per gettare semi di speranza nel cammino dell’umanità verso un futuro migliore”.

Quindi la caratteristica del Cuore di Gesù è l’umiltà: “Il Cuore di Gesù è umile, e perciò non ne sentono i battiti i ‘dotti’ ed i ‘sapienti’, cioè quelli che hanno la presunzione di bastare a sé stessi, di sapere tutto, e di non aver bisogno né di Dio né degli altri. A questi, infatti, frastornati dai rimbombi di un “io” ridondante, onnipresente e irrequieto, manca il silenzio necessario per ascoltare in sé e nei fratelli il pulsare nascosto dell’amore”.

E l’umiltà conduce alla carità: “Gesù ci insegna invece, al contrario, che per gustare la gioia vera della vita, che è nell’amore, è necessario scendere dai piedistalli della supponenza che divide, per incontrarsi nell’umiltà che affratella… E’ proprio così. Dove c’è autentica umiltà c’è amore, e dove c’è amore c’è pace, perché solo nell’umiltà conosciamo realmente chi siamo e dunque possiamo amarci, incontrarci, donarci e perdonarci nella verità”.

Insomma è stato un invito ad essere ‘portatori’ della misericordia di Dio: “Guardiamoci perciò a vicenda, non solo in questa giornata, ma sempre, con rispetto e fiducia, e rinnoviamo, in questa consapevolezza, l’impegno a compiere in noi, nella carità, ciò che manca ai patimenti di Cristo, per il bene della Chiesa. Accesi dalla carità del suo Cuore, facciamoci portatori della sua misericordia e della sua pace, perché nel mondo cessino le guerre e cresca attorno a noi una nuova umanità, riconciliata nell’amore”.

(Foto: Santa Sede)

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