Papa Leone XIV a Barcellona: il professore Almuzara racconta Antoni Gaudì

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Quindici anni dopo papa Benedetto XVI, papa Leone XIV sarà accolto a Barcellona, dove inaugurerà la torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia, la più alta della basilica catalana caratterizzata da una pianta a dodici facce e con un’altezza complessiva di 172,5 metri, a 100 anni dalla morte di Antoni Gaudì, ‘l’architetto di Dio’ diventato venerabile nell’aprile dello scorso anno.

Per raccontarci questa grandiosa opera architettonica abbiamo contattato l’architetto Josè Manuel Almuzara, presidente dell’Associazione per la Beatificazione di Antoni Gaudí ed ambasciatore del Progetto Gaudí per Rancagua (Cile); ambasciatore del Santuario e Punto di Vista di Nostra Signora di Vidawasi Yanahuara-Urubamba (Cusco, Perù); presidente del comitato architettonico del progetto, collaboratore dell’Istituto di Ricerca Gaudí (TGRI) situato nella Colonia Güell, nella comarca del Baix Llobregat, in Catalogna; membro onorario del Centro Gaudí  di Madrid; segretario dell’Associazione Amici di Gaudí, fondata a Barcellona in occasione del centenario della nascita dell’architetto, nel maggio del 1952, di cui è stato dal 2007 al 2013 presidente e dal 2013 al 2015 vicepresidente; infine fino allo scorso anno è stato ‘Padrino degli Amici di Gaudí’ di Bellinzona in Svizzera.

Il motto del viaggio apostolico in Spagna è ‘Alzate gli occhi’: è un chiaro riferimento ad Antonì Gaudì?

“Credo di sì. Se consideriamo l’opera e la vita di Gaudí, certamente siamo portati a guardare verso l’alto. E non solo con l’inaugurazione e la benedizione della Torre di Gesù Cristo, che illuminerà l’intera città e sarà un faro per le navi in ​​mare, ma anche nelle sue opere civili, dove la bellezza è sempre rappresentata ai livelli superiori attraverso il simbolismo: una croce, una scultura, le parole. Dobbiamo scoprire perché e per quale scopo”.

Per quale motivo Gaudì progettò la Sagrada Familia?

“Il Tempio Espiatorio della Sagrada Familia è un progetto nato da un’iniziativa di un’associazione laica di fedeli, l’Associazione dei Devoti di San Giuseppe, fondata nel 1866. Il 19 marzo 1882, posero la prima pietra di una chiesa progettata dall’architetto Francesc de Paula del Villar, che doveva essere simile alla Chiesa di Loreto.

In seguito alle dimissioni del suddetto architetto, si decise, su suggerimento dell’architetto Joan Martorell, di affidare il progetto al giovane Antoni Gaudí i Cornet, che lavorò al progetto dal 1883 fino alla sua morte, dedicandovi esclusivamente gli ultimi 12 anni. Gaudí i Cornet modificò completamente il progetto iniziale, passando da una singola torre a diciotto torri”.

Quale tipo di rapporto aveva Gaudí con la Catalogna?

“Gaudí amava la Catalogna e lo espresse in dettaglio in tutte le sue opere: nel primo mistero della Gloria del monumentale rosario di Montserrat, dove pose lo stemma catalano; negli stendardi realizzati per Reus e Sant Feliu de Codines; nella sua devozione alla Vergine di Montserrat; nell’iscrizione ‘Salvaci’ sulla roccia conosciuta come Cavall Bernat nel massiccio di Montserrat; nel Portico della Speranza della Sagrada Familia; nei ‘Jocs Florals’ (Giochi floreali); e nella sua difesa della lingua e delle tradizioni catalane”.

Alcuni mesi fa ha pubblicato il libro ‘Gaudí, l’architetto dell’anima’, dove raccoglie le testimonianze e le esperienze di persone che, attraverso l’opera di Gaudí, hanno vissuto una profonda trasformazione interiore; come era la vita spirituale di Antoni Gaudì?

“Gaudì aveva una vita religiosa molto intensa. Recitava il rosario, andava a messa tutti i giorni, riceveva spesso la comunione, leggeva il Vangelo, partecipava alle processioni. Ma ci sono aspetti meno noti. Per esempio, alla Sagrada Familia partecipava alle giornate di espiazione per chiedere perdono a Dio per le bestemmie che si sentivano nella società. Non era un fatto simbolico: partecipava personalmente a questi giorni di preghiera.

Aveva anche una grande devozione per la Vergine Maria. Nel Parco Güell ha progettato viadotti con sfere di pietra. Se le si conta, ce ne sono esattamente 150. Perché? Perché sono i 150 misteri del rosario tradizionale. Gaudí passeggiava per il parco e recitava il rosario contando queste sfere. In altre parole, la sua architettura era anche uno strumento di preghiera”.

Cosa intendeva realizzare Gaudí con la sua opera infinita ed incessante?

“Gaudí affermò che la Sagrada Familia è opera del popolo: ‘La Sagrada Familia è opera del popolo e si riflette in esso; ecco perché è ciò che è. E’ un’opera che è nelle mani di Dio e nella volontà del popolo. L’architetto, vivendo con il popolo e guardando a Dio, compie la sua opera’. La Provvidenza, secondo i suoi disegni, è colei che realizza l’opera”.

E’ stato definito un modernista di fede cattolica: in quale modo ha conciliato queste due definizioni?

“Ecco come mi piace vederla, ed ecco come papa Benedetto XVI l’ha definita nella sua omelia per la consacrazione della Sagrada Familia a Barcellona, ​​il 7 novembre 2010, dicendo: ‘…ha compiuto qualcosa che è uno dei compiti più importanti oggi: superare la divisione tra la coscienza umana e la coscienza cristiana, tra l’esistenza in questo mondo temporale e l’apertura alla vita eterna, tra la bellezza delle cose e Dio come Bellezza’.

Gaudí è stato un uomo che ha dedicato la sua vita e la sua opera all’esaltazione della fede, che ha dato l’esempio nella sua vita quotidiana e che ha lasciato un’impronta di eternità nelle sue opere. Merita di essere presentato ai fedeli come esempio ed ai non credenti come spunto di riflessione.

Gaudí era appassionato del suo lavoro, con uno standard personale sempre più elevato che trasmetteva ai suoi collaboratori. Ricercava la perfezione, la bellezza, la collaborazione con il Creatore; in una parola, la gloria di Dio.

Dirigeva personalmente ogni lavoro, fino alle mansioni degli operai. I suoi metodi organizzativi suscitarono curiosità ed i suoi colleghi in città iniziarono a criticarlo, considerandolo ‘desideroso di mettersi in mostra’. Alcuni di questi colleghi mandarono i loro capisquadra alla Sagrada Familia a lavorare in incognito per Gaudí ed alla fine decisero di rimanere con lui; altri lasciarono le loro imprese edili e chiesero a Gaudí di lavorare per imparare, desiderosi di migliorare le proprie competenze professionali”.

E quale era il suo impegno nel sociale?

“Gaudì direbbe ‘Il lavoro è il frutto della collaborazione, e la collaborazione può basarsi solo sull’amore. L’architetto deve saper valorizzare le capacità e le competenze degli operai. Bisogna sfruttare al meglio le qualità che contraddistinguono ciascuno. Ovvero: integrare, unire gli sforzi e dare una mano quando si incontrano difficoltà; in questo modo, si lavora con serenità e con la sicurezza che deriva dalla piena fiducia nell’organizzatore. Inoltre, bisogna ricordare che nessuno è inutile; ognuno ha uno scopo (anche se non tutti con le stesse capacità); la questione è scoprire in cosa eccelle ciascuno’.

Gaudí si prendeva cura dei suoi operai, sia professionalmente che personalmente: ‘Supplicavo Raimundo: Prenditi cura di te! Ascoltami. Hai ancora tempo. Dovresti fare un po’ più di esercizio: cammina. E frena il consumo di cibo, mettiti a dieta. Ricorda, se non stai attento, esploderai!’

La sua abitudine di intervenire personalmente nel lavoro lo metteva necessariamente in contatto con tutto il personale: ‘Joseph può farlo, è paziente, diceva. Lascia fare ad Andrew, è più alto e per lui sarà più facile!’ Questo è solo un esempio della sua attenzione e del suo impegno (che è ciò che conta) verso le esigenze degli altri”.

Cosa rappresenta oggi la Sagrada Familia?

“Il 7 novembre 2010 papa Benedetto XVI diceva: ‘Gaudí, attraverso la sua opera, ci mostra che Dio è la vera misura dell’uomo. Che il segreto dell’autentica originalità risiede, come diceva lui stesso, nel ritorno all’origine, che è Dio. Egli stesso, aprendo così il suo spirito a Dio, ha saputo creare in questa città (Barcellona) uno spazio di bellezza, fede e speranza, che conduce l’uomo all’incontro con Colui che è Verità e Bellezza stessa’. Così l’architetto espresse i suoi sentimenti: ‘Un tempio è l’unica cosa degna di rappresentare il sentimento di un popolo, poiché la religione è la cosa più alta nell’uomo’”.

A 100 anni dalla sua morte cosa resta della visione del venerabile?

“Papa san Giovanni Paolo II insegnava che ‘La vera storia dell’umanità si identifica con la storia della santità…: i Santi e i Beati ci vengono presentati come testimoni, cioè come persone che, confessando Cristo, la sua persona e la sua dottrina, hanno dato origine a una manifestazione solida, concreta e credibile di uno dei segni essenziali della Chiesa, che è proprio la santità’.

Gaudí è venerabile dal 14 aprile 2025, data in cui papa Francesco ha firmato il documento di approvazione. Dopo anni di studio e preparazione della positio ‘super vita, virtutibus et fama sanctitatis’ (la ‘positio’), Gaudí è stato dichiarato venerabile. Anton Gaudí i Cornet sarà dichiarato beato da papa Leone XIV? La risoluzione del miracolo da parte del Dicastero delle Cause dei Santi è ancora in sospeso. Questo rigoroso processo scientifico e teologico mira a verificare un intervento divino, inspiegabile dalla scienza, attribuito all’intercessione di Gaudí. Tale processo si articola in due fasi principali: quella diocesana e quella romana, culminanti nell’approvazione papale. Il miracolo è oggetto di studio e si spera che possa portare alla canonizzazione di Gaudí”.

(Tratto da Aci Stampa)

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