A 50 anni dal viaggio in Terra Santa di papa Paolo VI

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Alcuni giorni fa nella trasmissione ‘La grande storia’ (a tarda ora) la Rai ha ricordato la storica visita compiuta da papa Paolo VI in Terra Santa dal 4 al 6 gennaio 1964 (annunciata ai padri conciliari il 4 dicembre 1963), quindi 50 anni fa, incontrando sul Monte degli Ulivi il Patriarca di Costantinopoli, Athenagoras, essendo i rapporti con la Chiesa Ortodossa interrotti con lo scisma del 1054. Era la prima volta che un papa compiva un viaggio all’estero (papa Francesco sarà atteso in Terra Santa il prossimo maggio).

Per questo ‘storico’ viaggio la Rai invia una nave con operatori ed attrezzature per trasmettere in mondovisione l’avvenimento ed il Corriere della Sera manda una squadra di inviati di cui fanno parte l’inviato speciale, Alberto Cavallari (il 3 ottobre 1965 fece la prima intervista al mondo ad un papa, Paolo VI, sul Concilio Vaticano II), lo scrittore Dino Buzzati, il poeta Eugenio Montale e il sacerdote ambrosiano, don Ernesto Pisoni. Nel documentario si racconta che un DC8 dell’Alitalia porta il papa ad Amman, dove re Hussein di Giordania presiede in prima persona alle operazioni di atterraggio dalla torre di controllo e poi segue dall’alto, in elicottero, il corteo di macchine che conduce il papa a Gerusalemme, che era divisa tra una parte israeliana e una parte giordana.

Gli incontri con le autorità avvengono in francese, mentre l’incontro con il patriarca è in latino: “Dio onnipotente, che è il Signore della Chiesa, si è fatto umile per rimettere i nostri debiti. Per il cristiano questo luogo è il ‘centro del mondo’, dove Gesù Cristo nacque per portare la luce nel mondo”. Ed al Collegio cardinalizio papa Paolo VI ha raccontato dell’abbraccio con il Patriarca di Costantinopoli: “Voi avete compreso che il mio viaggio non è stato soltanto un fatto singolare e spirituale: è diventato un avvenimento, che può avere una grande importanza storica… Vi dirò soltanto questo:

ho avuto la grande fortuna di abbracciare, dopo secoli, il Patriarca di Costantinopoli, e di scambiare con lui parole di pace, di fraternità, di desiderio dell’unione, della concordia e dell’onore a Cristo e di un vantaggioso servizio per l’intera famiglia umana. Speriamo che questi inizi diano buon frutto; il seme germogli e giunga a maturità”. Nell’omelia della solennità dell’Epifania nella Grotta di Betlemme, papa Paolo VI sottolinea la meravigliosa manifestazione di Dio agli uomini:

“Ai suoi piedi, come un tempo i Magi, poniamo qui doni simbolici, riconoscendo in Lui il Verbo di Dio fatto carne e l’uomo, figlio della Vergine Maria, nostra Madre, il primogenito dell’umanità. Noi lo accogliamo come il Messia, il Cristo, il mediatore unico e insostituibile tra Dio e gli uomini, il sacerdote, il maestro, il re, che era, che è e che sta arrivando… Dobbiamo completare il nostro Concilio Ecumenico, dobbiamo garantire la vita della Chiesa con un nuovo modo di sentire e di comportarsi… Ciò significa che la missione del cristianesimo è una missione di amicizia tra popoli, una missione di comprensione, di incoraggiamento, di elevazione, e, diciamo ancora una volta, una missione di salvezza…

Sappiamo che la sua anima è invasa dall’oscurità e dalla sofferenza. Dobbiamo dirgli un messaggio che crediamo liberatorio… Cristo è ‘il Figlio dell’uomo’. Egli è il Primogenito… Egli è il messaggero di Dio, non per condannare il mondo, ma per salvarlo”. Al rientro a Roma papa Paolo VI si rivolge al popolo di Roma, ringraziandolo dell’accompagnamento spirituale offerto: “Vi porto il saluto da Betlemme, dove questa mattina ho celebrato la S. Messa; vi porto la pace del Signore, vi porto quel che voi già avete nel cuore e dimostrate di aver ben capito: la realtà, cioè, che fra Cristo, Pietro e Roma corre un filo diretto…

Voi avete compreso che il mio viaggio non è stato soltanto un fatto singolare e spirituale: è diventato un avvenimento, che può avere una grande importanza storica. E’ un anello che si collega ad una tradizione secolare; è forse un inizio di nuovi eventi che possono essere grandi e benefici per la Chiesa e per l’umanità… Speriamo che questi inizi diano buon frutto; il seme germogli e giunga a maturità”. Mentre nell’udienza dell’8 gennaio papa Paolo VI riafferma il continuo ritorno alle radici della fede cristiana:

“A voi, in questo familiare incontro, diremo semplicemente quanto sia doveroso e quanto sia benefico, per chi voglia essere veramente cristiano, andare alle sorgenti della propria fede, della propria religione; il ritorno al Vangelo dev’essere un Nostro continuo esercizio di pensiero, di fervore spirituale, di rinnovamento morale, di sensibilità religiosa ed umana. Questo ritorno non esige un viaggio vero e proprio nei luoghi santificati dalla vita del Signore; esige però una sempre premurosa e affettuosa conoscenza della sua ‘epifania’, della sua manifestazione al mondo; esige che diventiamo sempre più discepoli fedeli, attenti e pronti a seguire gli insegnamenti vitali che il Maestro ci ha dati”.

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