Papa Leone XIV ha invitato a tessere fili nuovi
“E’ un piacere incontrarvi in questo luogo, uno spazio che non solo ospita attività sportive, artistiche e culturali, ma anche le emozioni più profonde dell’essere umano: la gioia e l’ammirazione, l’entusiasmo e la speranza, così come la tristezza e la frustrazione. In questo splendido Paese è impossibile non ammirare l’impronta di creatività che attraversa la sua storia e ne plasma l’identità”: all’All’incontro conclusivo della seconda giornata spagnole, ‘Tessere reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport’ nel Movistar Arena di Madrid, papa Leone XIV ha esortato a non rigettare il valore dell’eternità, caposaldo dell’identità europea, ed a intrecciarlo con il quotidiano.
Tale bellezza è visibile ovunque: “Una bellezza visibile nelle sue città, nelle sue strade e nei suoi monumenti, nelle sue piazze e nei suoi giardini, nelle sue università e chiese, nella musica, nella pittura e nella danza, nella sua gastronomia. Qui si percepisce anche l’anima delle generazioni che hanno trasformato il paesaggio e gli hanno dato un volto proprio, e questo ci rivela in ogni tratto l’intelligenza e la volontà che risiedono nell’anima umana”.
Quindi dopo aver ascoltato gli interventi il papa ha sollecitato a ‘custodire’ l’anima: “Ho ascoltato con grande interesse ciascuno degli interventi dei relatori; sono d’accordo con voi. La nostra società, infatti, possiede una straordinaria capacità di produrre, innovare e comunicare; tuttavia, sembra che abbiamo ancora bisogno di imparare a custodire l’anima di ciò che essa genera.
Altrimenti, corriamo il rischio di essere esperti nei mezzi di comunicazione ed efficaci nella produzione, ma incerti sul perché, a quale scopo, con chi e per chi si produce. In questo contesto, la Chiesa, consapevole sia dei propri successi che dei propri errori nel corso della storia, desidera rimanere in dialogo con il mondo contemporaneo”.
La custodia dell’anima è realizzata solo se si è capaci di essere umani, in quanto la Chiesa è ‘esperta di umanità’: “Nel DNA dell’umanità è radicato il desiderio di bene, di bellezza e di verità; ed è a partire da questa aspirazione profondamente umana e dalla nostra esperienza plurisecolare che la Chiesa propone percorsi per una vita dignitosa e per il bene comune.
A tal proposito, san Paolo VI affermò dinanzi alle Nazioni Unite che, indipendentemente dall’opinione che si possa avere del Pontefice di Roma, la sua missione è ben nota. In quanto ‘esperta in umanità’, la Chiesa non si disinteressa di nulla di veramente umano. Per questo motivo ‘l’attitudine al dialogo è parte integrante della sua vocazione’. Oggi constatiamo come la questione decisiva rimanga la stessa: che cosa significa essere veramente umani?”
Per questo la Chiesa propone Gesù: “La Chiesa condivide con umiltà ma anche con fermezza ciò che ha scoperto nell’esperienza di fede: che Gesù Cristo risponde alle grandi domande sulla vita umana e la sua pienezza, già in questo mondo e fino al suo culmine nell’eternità… E quindi, essa non può disinteressarsi della cultura, perché attraverso di essa l’uomo in quanto uomo ‘è’ di più”.
La cultura, quindi, è un richiamo a seminare: “E proprio perché il termine ‘cultura’ evoca il concetto di ‘coltivazione’, come suggerisce la radice etimologica comune a entrambi i termini, siamo chiamati a chiederci cosa stiamo seminando oggi, cosa sta fiorendo e cosa sta appassendo silenziosamente nella nostra società; quali valori stiamo preservando e quali stiamo lasciando morire. Sono domande profonde, necessarie e che non possono essere ignorate”.
Per questo è necessario il dialogo ‘sociale’: “Nei vari ambiti dell’attività umana dobbiamo prestare attenzione al linguaggio che si utilizza: scritto, orale e, nell’ambiente digitale, anche quello delle immagini; perché la comunicazione non è mai neutra. Ogni espressione comunica, trasmette; può ferire o guarire, distruggere aspettative o aprire nuovi orizzonti, seminare divisione o risvegliare la speranza nella possibilità di costruire insieme qualcosa di genuinamente umano”.
Un dialogo che si confronta sul valore della dignità umana: “Tessere reti è quindi un dialogo tra istituzioni incentrato sulla dignità umana. Ciò implica, ad esempio, che l’università non volti le spalle al mondo del lavoro né rinunci alla verità; che l’attività imprenditoriale non consideri il dipendente come un semplice fattore nell’equazione dei propri interessi; che l’arte non abbia come unico fine le élite; che lo sport non sia ridotto a spettacolo o trasformato in mero business; che il progresso tecnologico tenga conto degli anziani, dei poveri e di coloro che non hanno voce”.
Però è un dialogo che scaturisce dall’amore di Dio: “Il nostro contributo al dialogo, a partire da una visione cristiana della vita, muove dalla consapevolezza che il Creatore ha intessuto l’essere umano con fili d’amore; poiché egli è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, Dio che è amore. Qui risiede il fondamento dell’inalienabile dignità umana, il cui assoluto rispetto è la base del dialogo”.
Quindi la tessitura è anche servizio: “Uno sguardo obiettivo rivela che uomini e donne mossi dalla fede hanno costruito ospedali e scuole, hanno dato vita a iniziative di solidarietà e hanno parlato con un linguaggio che nobilita le persone. Per questo è lecito chiedersi con onestà se il mondo (ed in particolare l’Europa) avrebbe forgiato la propria identità senza l’impronta spirituale che ha permeato la sua storia”.
Da qui la sfida per un’Europa che sta perdendo la fede attraverso l’invito a spalancare le porte a Gesù: “Non si tratta di una provocazione, ma di un invito a riflettere se l’eternità, che ha fatto irruzione nel tempo e nello spazio attraverso l’incarnazione di Gesù Cristo, possa riconciliarsi con la quotidianità. E’ davvero possibile credere che l’Europa (che tanto amiamo) sarebbe la stessa senza l’impronta della fede? Perché temere che l’eternità permei la quotidianità? E’ ancora vivo il grido dei miei predecessori: Non temete! Spalancate le porte a Cristo! Gesù Cristo non ci toglie nulla e ci dona tutto”.
Ed infine al mondo sportivo, riprendendo le parole di papa san Giovanni Paolo II: “Permettetemi infine di rivolgere la vostra attenzione a un mondo che, come sapete, non mi è estraneo: quello dello sport. Pensiamo a quanti di noi hanno imparato il rispetto per l’avversario su un campo di gioco piuttosto che ascoltando un discorso. Quanti sportivi ci insegnano a perdere senza odiare, a vincere senza umiliare o a rialzarsi dopo essere caduti”.
Ecco la tessitura di fili nuovi: “Cari amici, vi invito quindi a essere fili nuovi per tessere reti nuove che armonizzino tutti gli ambiti della vita, per intrecciare una società rinnovata in cui il tempo si impregni di eternità, la cultura custodisca la memoria e favorisca il dialogo, l’educazione promuova la ricerca della verità con spirito critico, l’arte susciti stupore e generi emozioni nobili, l’impresa riconosca la dignità della persona e il lavoro continui a essere motore di speranza… Perché in tutto questo è in gioco che, in futuro, continui a risplendere la nostra magnifica umanità”.
Il discorso del papa è stato preceduto dalle testimonianze dell’attore Antonio Banderas, di due atlete, Marín e Perales, del rettore dell’Università Complutense, di rappresentanti del mondo del lavoro, che hanno invocato la difesa della dignità umana nel cambiamento portato dall’Intelligenza artificiale.
(Foto: Santa Sede)


























