Per far ‘fiorire’ l’educazione, un bosco all’interno del parco ‘Melvin Jones’ di Argenta
Don Giovanni Minzoni, don Pino Puglisi, Vittorio Pranzini, san Giovanni Bosco, don Peppe Diana, don Lorenzo Milani, Alberto Manzi, don Oreste Benzi, Maria Montessori e don Tonino Bello hanno dedicato la vita all’educazione, all’inclusione, alla legalità, all’accoglienza; ed i loro nomi, insieme a quelli di quindici altri riformatori sociali (Mariele Ventre, Piero Bartolini, Sergio Neri, Armida Barelli, Enrico Capo, Rosa e Carolina Agazzi, Nicolò Garaventa, don Mario Picchi, Antonietta Giacomelli, Andrea Canevaro, Mario Mazza, Mario Lodi, Giulio Cesare Ugellini-Kellly, Aldo Capitini, don Giorgio Basadonna), sono legati a 25 alberi piantati nel ‘Bosco dell’Educazione’ all’interno del parco ‘Melvin Jones’ di Argenta, in provincia di Ferrara, promosso dal M.A.S.C.I. insieme al Movimento ‘Laudato sì’, chiudendo le celebrazioni per il 70^ anniversario del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, durante le quali è stata anche donata una culla termica a Lampedusa ed avviata una falegnameria nello Zambia.
La presidente nazionale del movimento scoutistico, Vilma Marchino, ha spiegato che il bosco è stato un dono ai bambini ‘perché possano giocare in un ambiente bello’, ma anche un luogo di riflessione per i grandi che “leggendo le targhette, si interroghino su chi siano queste persone e che cosa abbiano fatto di bello nel mondo dell’educazione”.
Inoltre ha annunciato che le prossime attività del Movimento saranno articolate su quattro ‘sguardi’, quali la speranza ‘per non farsi abbattere dalle difficoltà’; l’unitarietà della persona ‘contro la frammentazione della società’; l’attenzione verso l’altro per ‘costruire relazioni’; la libertà e la responsabilità: “E’ una scelta di servizio diversa dal volontariato. E’ una dimensione più profonda, è l’attitudine a servire chi ha bisogno. Dobbiamo ricordarlo continuamente, altrimenti si rischia di fare tante cose belle dimenticando lo spirito giusto per farle”.
Per quale motivo un bosco dedicato all’educazione?
“L’occasione fornita dalla celebrazione dei 70 anni dalla fondazione del MASCI ha dato vita ad un progetto nazionale che unisce memoria, impegno e futuro. L’idea nasce dal desiderio di lasciare un segno concreto e duraturo, non una semplice celebrazione simbolica. Il bosco rappresenta la natura come luogo educativo, centrale nel metodo scout; la cura del creato e l’attenzione all’ambiente, la responsabilità civile degli adulti scout verso il territorio; un dono alle nuove generazioni, che potranno vivere il bosco come spazio di crescita, attività e riflessione. Il progetto coinvolge comunità MASCI, scuole, enti locali e cittadini, trasformando il bosco in un vero laboratorio di educazione ambientale, civica e spirituale. In questo modo il settantesimo diventa non solo un anniversario da ricordare, ma un’occasione per piantare futuro”.
Secondo quale criterio sono scelti i testimoni dell’educazione?
“Gli educatori scelti per il bosco di Argenta rispondono ai criteri di rilevanza educativa nazionale, di coerenza con i valori scout (libertà di educare, servizio, responsabilità, impegno civile, cura dei più fragili), testimonianza di vita esemplare, impatto duraturo sulla società, riconoscibilità pubblica”.
Ed il ‘primo’ albero è dedicato a don Giovanni Minzoni: per quale motivo puntava sull’educazione civile con i giovani?
“Don Giovanni Minzoni puntava sull’educazione civile dei giovani, perché la considerava l’unico antidoto reale contro la violenza, l’autoritarismo e l’omologazione culturale. Don Giovanni riteneva che solo giovani liberi, responsabili e capaci di pensiero critico potessero costruire una società giusta. Per questo difese lo scautismo e la libertà educativa anche quando ciò gli costò minacce e, nel 1923, la vita per mano di un manipolo di fascisti.
Il Bosco dell’Educazione nasce proprio ad Argenta, luogo simbolo della vita e del martirio di don Minzoni, Il primo albero è intitolato proprio a lui, riconosciuto come colui che ‘rivendicò la libertà di educare attraverso i valori dello scautismo’. In altre parole, il Bosco dell’Educazione è la continuazione vivente del suo progetto educativo: un luogo dove i valori che Minzoni difese fino al sacrificio diventano spazio, natura, memoria e futuro”.
In quale modo l’educazione può ‘disegnare nuove mappe di speranza’?
“Viviamo in un tempo in cui le trasformazioni rapide, le crisi sociali e le incertezze del futuro rendono difficile trovare punti di riferimento. Per questo educare e educarsi oggi significa disegnare nuove mappe di speranza il cui punto di partenza, la prima mappa, è riconoscere il valore dell’altro, riconoscere che l’altro esiste e ha un suo posto nel mondo. Le mappe di speranza non si costruiscono da soli, sono il frutto di una responsabilità condivisa: famiglie, scuole, comunità, istituzioni, associazioni e movimenti.
Una società che educa insieme genera futuro. Una società che delega o si ritrae, invece, lascia vuoti che diventano ferite. Infine, educare e educarsi significa costruire ponti. In un mondo che tende a dividere, l’educazione unisce: mette in dialogo generazioni, culture, saperi. Aiuta a trasformare le difficoltà in possibilità, i limiti in risorse, le differenze in ricchezza. Le nuove mappe di speranza nascono così: da relazioni che aprono, da comunità che sostengono, da adulti che testimoniano fiducia. L’educazione non cambia il mondo da sola, ma cambia le persone che cambieranno il mondo. E questo, oggi, è il gesto più concreto di speranza che possiamo offrire”.
Come si diventa artigiani della democrazia?
“Artigiani di democrazia significa diventare persone che costruiscono attivamente la democrazia, con cura, responsabilità e partecipazione quotidiana. Non è uno slogan astratto: è un invito molto concreto che ricorre sia nel discorso civile sia in quello religioso. Essere artigiani implica manualità, pazienza, creatività, precisione. Applicato alla democrazia, significa che questa non è un meccanismo automatico, ma un’opera collettiva.
Diventare artigiani di democrazia significa prendersi cura della vita pubblica come un artigiano si prende cura della sua opera: con responsabilità, creatività e dedizione quotidiana. Non è un ruolo riservato ai politici, ma un compito di tutti. Papa Francesco, ad esempio, invitava ad essere ‘artigiani di democrazia’, perché l’indifferenza è un cancro della democrazia e la partecipazione ‘va allenata’ con solidarietà e sussidiarietà”.
(Tratto da Aci Stampa)


























