L’inquietudine al centro del ‘YouTopic Fest’ del 2026
Nei giorni scorsi è stato presentato ‘YouTopic Fest’ di quest’anno, il festival promosso da Rondine Cittadella della Pace, in programma dal 4 al 7 giugno nel borgo di Rondine, ad Arezzo; realizzato con il sostegno del PR FSE+ 2021-2027 della Regione Toscana, con il contributo dell’Unione Europea; l’iniziativa è promossa nell’ambito di ‘Giovanisì’, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani. Quattro giorni di incontri, dialoghi, laboratori, testimonianze, scuola, sport, arte e musica per attraversare una delle parole più profonde del nostro tempo: l’inquietudine.
L’edizione di quest’anno parte da una convinzione semplice e radicale: l’inquietudine non è soltanto una ferita del presente. Può diventare una domanda, una forza, una possibilità. Dentro le guerre che attraversano il mondo, le tensioni sociali, la solitudine dei giovani, la crisi dei linguaggi e la fatica delle comunità, YouTopic Fest invita a non anestetizzare il conflitto, ma ad abitarlo in modo umano, come ha sottolineato Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine Cittadella della Pace:
“Abbiamo scelto il titolo ‘L’inquietudine’ perché l’angoscia del nostro tempo (guerre, paure, solitudini, violenze che penetrano nelle case, nelle scuole, attraverso le parole) rischia di sostituirsi a questa parola che invece è la scintilla della vita. L’inquietudine non va spenta. Va ascoltata, custodita, trasformata. YouTopic Fest nasce per questo: fare di Rondine un luogo in cui giovani, istituzioni, testimoni, cittadine e cittadini possano sperimentare che il conflitto è l’energia di ogni relazione, della responsabilità e, paradossalmente, della pace”.
Il programma di YouTopic Fest 2026 si chiuderà domenica 7 giugno con ‘Destinazione Pace. Musica e voci dal mondo insieme contro le guerreì, la grande festa finale nell’Arena di Janine, con musica, parole, testimonianze e partecipazione. Mentre venerdì 5 giugno al Teatro Tenda, ‘YouTopic Fest’ ospiterà l’apertura degli Stati generali sulla cultura di pace in Toscana, a cui seguirà il focus ‘Come realizzare un sistema regionale per la promozione della cultura di pace in Toscana: il percorso’, dedicato al ruolo del Coordinamento toscano sull’Educazione alla Cittadinanza Globale e del Tavolo per il dialogo con le Comunità Religiose.
In questo orizzonte si inserisce anche ‘Wars. Oltre i confini. Dentro i popoli’, la mostra realizzata dall’associazione ‘46° Parallelo’ ETS in collaborazione con l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo e Montura. Attraverso una selezione di immagini del premio fotografico internazionale ‘WARS’, il progetto racconta conflitti e territori segnati da tensioni, violenze e resistenze (dal Myanmar all’Ucraina, dal Kashmir all’Etiopia, fino al confine tra Panama e Colombia) mettendo al centro il punto di vista delle popolazioni coinvolte.
Una riflessione visiva e civile sul significato contemporaneo di ‘confine’, che è barriera, ferita, ma anche spazio possibile di incontro, trasformazione e cultura di pace; è questo il filo che tiene insieme il festival: “La pace non come parola decorativa, ma come competenza. Non come assenza di tensione, ma come capacità di trasformare la tensione in relazione. Non come un auspicio generico, ma come pratica da portare nella scuola, nelle istituzioni, nei territori e nella vita quotidiana”.
Per comprendere meglio l’arrivo a Rondine di tanti giovani, soprattutto per il festival, abbiamo incontrato Valeria, una ragazza ucraina, che coordina i giovani: “Nei primi giorni di giugno si svolge il festival, che si chiama ‘You topic fest’. Quest’anno i giorni del festival sono quattro con la marcia della pace da Arezzo a Rondine. Questo festival è dedicato al racconto dell’esperienza dei giovani sulla forza della pace con molti ospiti. Insomma è una festa, perché essa è una parola principale per la pace”.
Cosa è Rondine cittadella della pace?
“Rondine è un’associazione che si occupa della soluzione dei conflitti, ma in modo creativo, come è scritto nella nostra mission.Certo non risolviamo tutti i conflitti però ospitiamo ragazzi e ragazze provenienti da questi Paesi in conflitto, che desiderano stare insieme per mettersi in gioco ed ascoltarsi reciprocamente”.
Allora ci può dare una definizione di conflitto?
“A Rondine pensiamo che il conflitto sia un avvenimento normale. Non è una parola sbagliata, ma una parola con cui ogni giorno viviamo, perché il conflitto è parte della nostra vita. Il conflitto è naturale, quindi non è sbagliato; esso serve per imparare a gestire le relazioni”.
Quindi ragazze e ragazzi di popoli in conflitto vivono insieme: come è questa convivenza?
“Facile, ma allo stesso tempo difficile, perché trovarsi davanti ad un ‘nemico’, avendo una storia personale molto difficile, specialmente provenienti da Paesi in guerra, in cui hanno perso famiglia ed amici, è ovvio che non è facile nemmeno guardare negli occhi dell’altro. Ci vuole tanto coraggio e tanta forza nell’iniziare un lavoro prima di tutto interiore per capire se stesso e ciò che voglio far capire agli altri. E’ un processo molto lungo, che dura anche un paio di anni. La convivenza con questi piccoli conflitti quotidiani ci fa imparare il rispetto dell’altro”.
Per quale motivo il fondatore Franco Vaccari ha ridato vita a questo borgo disabitato?
“Franco è una persona meravigliosa e la sua immaginazione è nella realizzazione. Vorrei che tutti abbiano la sua ‘forza’ perché lui vede la fiducia e la speranza dell’umanità. Il lavoro su se stessi può far fare questi piccoli passi avanti. Nell’aiuto alle famiglie in difficoltà ha trovato l’idea geniale di dare opportunità di pace. Dobbiamo insegnare ai ragazzi ed alle ragazze che i loro sogni di pace si possono realizzare”.
Cosa è ‘destinazione pace’?
“Destinazione Pace è molto di più di un evento. E’ un’azione concreta. Partecipare significa sostenere il percorso di giovani provenienti da Paesi in guerra, accompagnandoli nella loro esperienza di formazione, convivenza e crescita a Rondine. Un cammino reale che trasforma il conflitto in possibilità e costruisce nuove prospettive di futuro. Quindi domenica 7 giugno Rondine non sarà soltanto una località sulla mappa di Arezzo. Sarà una destinazione possibile. Un luogo da raggiungere insieme, per dire che la pace non è un’utopia da contemplare, ma un cammino da sostenere”.
Qualche indicazione del concerto di domenica 7 giugno?
“La pace non è stare fermi. E’, al contrario, il coraggio di essere inquieti. Ed è proprio intorno a questo messaggio (l’inquietudine come forza generativa) che si intrecciano i volti, le voci e le storie di una serata che promette di restare scolpita nella memoria. Sul palco la sensibilità profonda di Amara, capace di dar voce alle fragilità che diventano rinascita, e l’eleganza poetica di Giovanni Caccamo, cercatore di bellezza e senso umano. Accanto a loro i musicisti di ‘Oida – Orchestra Instabile’ di Arezzo, orchestra del territorio con una forte vocazione alla sperimentazione e alla contaminazione tra linguaggi, che da 10 anni porta la musica fuori dai confini tradizionali del concerto, trasformandola in occasione di incontro, partecipazione e crescita condivisa.
Interverrà anche Lorenzo Jovanotti con un contributo inserito nel flusso della serata ed in dialogo con i giovani e gli altri artisti. La sua partecipazione richiama quella riflessione sull’inquietudine come forza capace di mettere in movimento le persone, spingendole ad abitare il conflitto e trasformarlo in possibilità”.
(Tratto da Aci Stampa)



























