Le lezioni di Tucidide e Manzoni applicate al caso Becciu

Il silenzio che condanna
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 31.05.2026 – Vik van Brantegem] – «Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce». La celebre riflessione attribuita a Tucidide attraversa i secoli con una forza, che appare sorprendentemente attuale. Essa richiama una responsabilità spesso dimenticata: quella di chi assiste all’ingiustizia, ne comprende i meccanismi, ma sceglie di non intervenire.

L’indifferenza non è mai neutrale. Quando un inganno viene scoperto, quando emergono prove di manipolazioni e mascariamento, omissioni e falsificazioni, chi potrebbe denunciare e non lo fa, diventa parte del problema. Non è soltanto una questione giuridica, ma soprattutto morale. Vi sono momenti nei quali il silenzio diventa una forma di complicità.

La lezione della Colonna Infame

Questa consapevolezza emerge con straordinaria lucidità nelle pagine della Storia della Colonna Infame, pubblicata da Alessandro Manzoni nel 1840 insieme all’edizione definitiva del romanzo I Promessi Sposi. Analizzando il processo agli untori durante la peste di Milano del 1630, lo scrittore mostra come la paura collettiva, il pregiudizio e la volontà di trovare capri espiatori possano deformare la giustizia fino a trasformarla in uno strumento di persecuzione.

La frase conclusiva dell’opera resta una delle più amare della letteratura italiana: «È avvenuto più volte, che anche le buone ragioni abbian dato aiuto alle cattive, e che, per la forza dell’une e dell’altre, una verità, dopo aver tardato un bel pezzo a nascere, abbia dovuto rimanere per un altro pezzo nascosta».

Manzoni non si limita a denunciare gli errori di un tribunale. Egli descrive un fenomeno più profondo: la capacità delle società di costruire narrazioni apparentemente plausibili, che finiscono per soffocare la verità. Anche quando emergono elementi contrari, il sistema tende a difendere sé stesso, mentre la verità continua a rimanere nascosta.

Il caso Becciu e il peso delle domande irrisolte

Per molti osservatori, il lungo e controverso procedimento che ha coinvolto il Cardinale Angelo Becciu presenta aspetti che richiamano, almeno sul piano della riflessione morale, alcune delle dinamiche descritte da Manzoni.

Negli anni, il porporato è stato sottoposto a una pressione mediatica senza precedenti. Ancor prima delle sentenze, l’immagine pubblica del Cardinal Becciu è stata spesso costruita attraverso titoli, indiscrezioni e ricostruzioni giornalistiche, che hanno contribuito a formare nell’opinione pubblica una convinzione di colpevolezza di un innocente. Parallelamente, le successive emersioni di elementi controversi, le discussioni sulle modalità investigative, le contestazioni procedurali e le numerose anomalie denunciate dalla difesa hanno ricevuto un’attenzione decisamente inferiore.

È qui che torna attuale il tema del silenzio. Se esistono elementi che mettono in discussione una narrazione consolidata, perché tanti osservatori preferiscono ignorarli? Perché una parte significativa del giornalismo sembra interessarsi soprattutto all’accusa e molto meno alle debolezze dell’impianto accusatorio?

La riflessione di Pietro Santoro

In questo contesto si inserisce l’articolo di Pietro Santoro, pubblicato un anno fa, il 30 maggio 2025, su Merateonline, significativamente intitolato La Chiesa noiosa di Papa Leone XIV. Il caso Becciu.

Santoro osserva come una parte dell’informazione sembri preferire una Chiesa trasformata in spettacolo permanente, nella quale cardinali e prelati assumono il ruolo di protagonisti di una continua serie televisiva fatta di scandali, accuse e colpi di scena. In questo scenario il caso Becciu è diventato uno degli episodi più mediaticamente rilevanti degli ultimi anni.

L’autore sottolinea come molte accuse siano apparse, nel tempo, fragili o comunque controverse e come il procedimento abbia spesso assunto i contorni di un processo celebrato più sui giornali, che nell’aula giudiziaria. Particolare rilievo viene attribuito all’udienza privata concessa a Becciu da Papa Leone XIV del 27 maggio 2025, che ha sollevato ulteriori domande e sottolineato implicitamente il carattere controverso e problematico del trattamento riservato al cardinale.

Santoro richiama inoltre le polemiche relative all’esclusione del cardinale dal Conclave che ha eletto Leone XIV, una questione che continua a suscitare interrogativi e discussioni all’interno del mondo Cattolico e non solo.

La “Chiesa noiosa” e il coraggio della verità

La tesi centrale dell’articolo è provocatoria: forse la vera rivoluzione di Leone XIV consiste proprio nel voler essere una Chiesa “noiosa”, cioè libera dalla ricerca continua dello scandalo e della spettacolarizzazione. Una Chiesa che preferisce la preghiera ai riflettori e la sobrietà alle campagne mediatiche.

Ma proprio questa scelta richiama una domanda ancora più impegnativa. Se la Chiesa deve essere luogo di verità, allora anche le vicende controverse del recente passato meritano di essere riesaminate senza pregiudizi, senza paure e senza convenienze.

Il dovere di non voltarsi dall’altra parte

La storia insegna che le ingiustizie più gravi raramente si realizzano soltanto per l’azione dei loro autori. Esse prosperano soprattutto grazie alla passività di chi osserva e tace.

Dagli untori di Manzoni alle controversie contemporanee, la lezione rimane la stessa: la verità può essere ritardata, nascosta o deformata, ma non per questo cessa di essere verità. E quando emergono elementi che impongono nuove domande, il dovere morale non è quello di ignorarli, bensì di cercare risposte.

Perché il male non appartiene soltanto a chi costruisce un’ingiustizia. Appartiene anche a chi, potendo denunciarla, sceglie il silenzio.

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La Chiesa noiosa di papa Leone XIV. il caso “Becciu
Church pocket/64 – Rubrica a cura di Pietro Santoro
Merateonline, 30 maggio 2025

Qualcuno dice che la Chiesa sia noiosa, che un Papa sobrio non faccia notizia e che, senza scandali, la vita in Vaticano perda sapore. È forse per questo che negli ultimi anni abbiamo assistito a uno spettacolo continuo di colpi di scena, in cui cardinali e prelati sembrano protagonisti di una soap opera piuttosto che custodi di una tradizione bimillenaria. Tra le vicende più note, quella del Cardinale Angelo Becciu occupa senza dubbio la top 10. Ex sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato – incarico influente nella vita della Città del Vaticano quasi quanto quello del Segretario di Stato – e uno dei più potenti cardinali durante il pontificato di Papa Francesco, Becciu è finito al centro di scandali finanziari che hanno profondamente segnato l’immagine del Vaticano. Accusato di appropriazione indebita e cattiva gestione dei fondi vaticani, in particolare per il controverso investimento immobiliare a Londra, la vicenda del cardinale ha dominato per mesi le cronache, tra processi, accuse incrociate e rivelazioni tanto da arrivare in prima serata.

Tuttavia, è importante sottolineare che molte delle accuse contro il Cardinale Becciu sono risultate infondate o quantomeno fragili, come confermato da vari osservatori e dallo sviluppo stesso del processo. Non pochi hanno parlato di un vero e proprio processo sommario, condotto più sulle pagine dei giornali che nelle aule giudiziarie, lasciando l’impressione di una giustizia spettacolare piuttosto che equa e rigorosa. Da qui è stato sorprendere leggere sul bollettino della Sala Stampa della Santa Sede dell’udienza privata concessagli da Papa Leone XIV il 27 maggio 2025, che ha sollevato ulteriori domande e sottolineato implicitamente il carattere controverso e problematico del trattamento riservato al cardinale.

Controverso è stato anche il caso della sua esclusione dal conclave che ha eletto Papa Leone XIV. Sembra che il Cardinale Parolin si sia recato al Policlinico Gemelli dal Papa il 2 aprile, appena due giorni dopo che Francesco era stato dato per gravissimo dai media, per fargli firmare, con una semplice “F”, la lettera che escludeva Becciu dal conclave. È difficile immaginare che, in condizioni fisiche così precarie, il Papa avesse come priorità assoluta escludere un cardinale dalla partecipazione al conclave. Piuttosto, questa circostanza fa pensare che Francesco fosse ormai fortemente condizionato dalle influenze del suo cerchio magico. Dopo la morte di Papa Francesco, Becciu aveva inizialmente sostenuto che i suoi diritti cardinalizi fossero intatti, ma quella lettera, nata in circostanze ambigue, ha generato i dubbi del Sacro Collegio. Becciu, alla fine, ha deciso di rispettare questa volontà come atto di obbedienza al Pontefice. Poi, però, arriva un Papa come Leone XIV. Uno che sembra più vicino ai fedeli che ai giornalisti, più intento a pregare che a intrattenere il pubblico televisivo. 

Mentre la stampa continua a rincorrere dettagli sensazionali, Papa Leone XIV sembra aver preso una strada opposta e radicale: il ritorno a una Chiesa discreta e sobria, che preferisce la preghiera silenziosa alla spettacolarizzazione mediatica. Nulla è trapelato da questo incontro. Il caso Becciu rischia di diventare per Prevost una patata bollente dello stesso calibro di quello di Rupnik: da un lato un cardinale perseguitato, dall’altro un abusatore protetto oltre ogni limite.

Ecco allora la vera rivoluzione del pontificato di Leone XIV: l’eresia della normalità, l’umiltà che non fa rumore, la testimonianza silenziosa che non cerca applausi. Sul processo Becciu e sul caso Rupnik, il Papa si gioca il suo pontificato: come dare giustizia senza sconfessare il suo predecessore?

L’immagine di copertina è stata generata con l’IA.

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