Papa Leone XIV: la pace è dono di Dio
“Disponiamo allora il nostro cuore all’ascolto della Parola di Dio, così che nella preghiera possiamo comprendere il senso di quanto accade nella storia, riconoscendo la provvidenza di Dio che sempre la guida e ci soccorre. La Vergine Maria è modello del credente, che porge l’orecchio del cuore per ascoltare ‘che cosa dice Dio’. Ella ci è di esempio con la sua obbedienza, che accoglie l’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo”: citando le parole del Salmo 85 papa Leone XIV ha concluso il rosario mariano nei Giardini vaticani.
Nelle parole di riflessione il papa ha sottolineato che il Rosario aiuta a riconoscere la Parola di Dio: “Contemplare con Maria i misteri del Rosario ci conduce a riconoscere in Gesù Cristo l’unica definitiva Parola, che il Padre ha pronunciato, Parola di pace per tutti coloro che ritornano a Lui con il cuore pentito. Il Signore non ci abbandona mai, anche quando noi lo dimentichiamo, anche quando perdiamo la via, Egli viene a cercarci e si fa vicino con l’amore di sempre”.
Una Parola la cui centralità è la pace: “La pace, infatti, non è una teoria da verificare in laboratorio, né un’ingenua illusione, né un affare da gestire per interesse. Quando la si ricerca con cuore sincero, essa è piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita: scaturisce dalla giustizia e dall’amore, come armonia che unisce le persone, le famiglie, le comunità, i popoli. Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace!”
Ed ha sottolineato che essa è ‘dono di Dio’: “Noi lo sappiamo: la pace è sempre possibile perché è dono di Dio. Questa pace, la sua pace, ha il volto di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che nella sua vita donata per noi ha riconciliato il cielo e la terra. Come scrive l’Apostolo Paolo: ‘Egli è la nostra pace’: Colui che abbatte i muri dell’inimicizia, che vince l’arroganza con l’umiltà e riscatta dal peccato l’intera creazione”.
In questo modo la preghiera diventa missione: “La nostra preghiera diventa così missione e profezia: non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà fuggire dalla propria casa per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verità. Ma ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media”.
Prima della recita del rosario il papa aveva ricevuto la Comunità ‘Villa Nazareth’, fondata 80 anni fa dal card. Domenico Tardini, come segno e strumento di educazione e di pace: “Villa Nazareth ha l’intento di proporre percorsi educativi animati da profonda ispirazione cristiana e umana, con una specificità di metodo, cioè il cammino comunitario, accompagnato da esperti formatori e realizzato attraverso il coinvolgimento di tutti, secondo quanto auspicato nella Costituzione apostolica ‘Veritatis Gaudium’.
So quanto e come il Cardinale Silvestrini sia stato maestro e guida nel cammino formativo di tanti di voi, e come il suo insegnamento ispiri ancora molti progetti realizzati dalla comunità di Villa Nazareth. La vostra proposta formativa, che in definitiva contiene le linee-guida del cammino umano e spirituale di ciascuno di voi, contempla alcune icone bibliche: possano sempre essere fonte ispiratrice del vostro agire!”
Per questo essa è una ‘fucina’ del pensiero cristiano: “Alla luce di tutto questo, vorrei però ricordare e incoraggiare un ultimo aspetto del vostro lavoro: l’intento di fare di Villa Nazareth un focolaio e una fucina di pensiero cristiano, in cui il confluire degli sforzi intellettuali, morali ed economici di uomini e donne appartenenti a diverse generazioni e ambienti di vita contribuisca all’approfondimento, alla crescita e alla diffusione di una cultura sempre più illuminata dagli insegnamenti del Vangelo”.
La giornata intensa del papa si era aperta in mattinata con l’udienza ai partecipanti all’incontro ‘Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale’ sui temi di salute mentale, tecnologie digitali ed educazione: “Oggi abbiamo bisogno di tornare a levare lo sguardo. Nella Lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’ ho invitato a costruire una costellazione educativa globale, nella quale ogni istituzione, ogni cultura e ogni popolo possano offrire il proprio contributo originale per illuminare il cammino dell’umanità. Ogni cultura trova un significato nell’osservazione delle costellazioni. Ogni cultura è chiamata a collaborare al disegno di un itinerario comune, maturando la consapevolezza di appartenere a un’unica famiglia umana”.
E’ stato un invito ad educare: “Se la tecnologia ci connette, l’educazione ci forma. Educare significa accompagnare i giovani a scoprire non solo come vivere, ma anche perché vivere. In questa missione educativa, le istituzioni pubbliche, la scuola, le università, le famiglie, le comunità religiose, il mondo della cultura e quello della comunicazione sono chiamati a lavorare insieme. Nessuno può affrontare da solo sfide così profonde e tanto complesse.
Per questo desidero incoraggiarvi a rafforzare questa rete di cooperazione che state costruendo tra voi e con la Santa Sede. In questa epoca di transizione digitale, siamo chiamati a essere luce per molte persone, soprattutto per i giovani, che cercano punti di riferimento affidabili e mappe capaci di orientare il cammino della vita”.
Educazione che si forma attraverso la Dottrina Sociale della Chiesa, come ha ribadito alla fondazione ‘Centesimus Annus’: “Tali domande sono una chiara manifestazione della ricerca di verità dell’umanità e fanno nascere un desiderio di qualcosa di più, una sete di Dio e un senso duraturo.
Testimoniano anche gli aspetti essenziali della nostra umanità: i doni dati da Dio della ragione e della libertà, attraverso i quali possiamo arrivare a conoscere la verità e a seguire ciò che è bene. Sebbene la libertà venga spesso intesa come capacità di fare ciò che si vuole, è essenziale ritrovare un senso autentico della libertà che ci consenta di scoprire la sua dimensione relazionale, poiché è proprio qui che possiamo parlare della realizzazione della persona sia come individuo sia come società”.
Tutto ciò si fonda sul dialogo: “Un altro aspetto della promozione e del lavoro per una vera civiltà dell’amore è il dialogo. Un dialogo fondato sulla verità che riconosce e apprezza la comune umanità di ogni persona. Di fatto, tenere presente l’innata dignità di ogni individuo permette di superare l’egoismo e gli interessi particolari in favore del bene comune. Questa stessa dignità fornisce anche il contesto in cui possiamo parlare di un sano pluralismo che riconosce la ricchezza di contributi che giungono dalle persone di origini diverse e che porta alla pacifica coesistenza”.
L’intenso incontro mattutino si era concluso con l’udienza ai membri del Rinnovamento Carismatico Cattolico mondiale, invitando ad un battesimo nello Spirito Santo: “Il vostro cammino di fede comune ha le proprie origini nell’esperienza personale dello Spirito Santo, che ha permesso alla grazia del Battesimo di diventare efficace in ognuno di voi, portandovi alla chiara consapevolezza dell’amore di Dio”.
Lo Spirito Santo permette la testimonianza: “Allo stesso modo, lo Spirito Santo vi ha permesso di assaggiare la dolcezza di Cristo. Anche per voi, infatti, da quel momento la vita è cambiata. Dio ha cessato di essere una mera idea ed è diventato l’espressione autentica e definitiva della paternità. Il suo Spirito ha portato riconciliazione interiore, pace e libertà dagli attaccamenti terreni e dall’oppressione del peccato. Ha inoltre reso possibile un nuovo atteggiamento caratterizzato dall’apertura e dalla speranza verso gli altri e verso il futuro, nella certezza che nulla ci potrà mai separare dall’amore di Cristo. Da questa esperienza dello Spirito Santo deriva il desiderio profondo di essere testimoni e messaggeri del suo amore, portando la sua consolazione alle persone oppresse da un senso di vuoto e di solitudine”.
Da qui nasce la preghiera di lode: “E’ stato proprio da questa esperienza avvincente dello Spirito Santo che è iniziata una nuova vita di preghiera, che ha assunto la forma di una nuova capacità di dialogare con Dio in modo spontaneo e sincero, e in una nuova apertura alla lode, all’adorazione e al rendimento di grazie a lui. L’adorazione e la lode, così caratteristiche dei vostri incontri, sono aspetti essenziali della preghiera cristiana, e negli ultimi anni voi avete contribuito a farli riscoprire e li avete riportati alla ribalta”.
Una preghiera di lode che porta alla Parola di Dio: “La rinnovata effusione dello Spirito vi ha condotti anche a un incontro vivo con la Sacra Scrittura. Lo Spirito Santo ha ispirato la Parola di Dio rivelata ed è anche colui che la mantiene sempre viva e attiva nella Chiesa, facendola risuonare nel cuore dei credenti, specialmente nella liturgia. La Scrittura, pertanto, è diventata per voi una meravigliosa fonte di nutrimento spirituale che illumina e conforta. E’ parimenti una fonte di discernimento per orientare le vostre scelte quotidiane e dà sostanza alla preghiera comune, permettendovi di rivolgervi al Signore con parole ispirate da Dio stesso”.
La Parola di Dio si realizza attraverso la comunione: “Lo Spirito Santo è la sorgente della comunione. In diversi documenti, Papa Leone XIII ha incoraggiato i cattolici a pregare ogni anno una novena allo Spirito Santo tra le solennità dell’Ascensione e della Pentecoste, specialmente per l’intenzione dell’unità dei cristiani… E’ lo Spirito a creare armonia tra i vari carismi e le componenti del Rinnovamento Carismatico, come anche con i nostri fratelli e sorelle di altre denominazioni cristiane”.
Tutto ciò si realizza nella carità, come ha scritto sant’Agostino nel libro ‘De Trinitate’: “E’ ciò che anche voi avete sperimentato. La rinnovata presenza dello Spirito ha risvegliato in voi una nuova capacità di amare, ispirata dalla divina carità stessa. Questo amore è rivolto verso Dio e verso i vostri fratelli e sorelle, e ispira vicinanza e compassione, specialmente per coloro che stanno soffrendo. Dal Rinnovamento Carismatico sono nate molte opere di carità per chi è nel bisogno, sia spirituale sia materiale”.
(Foto: Santa Sede)


























