Raccontare ai bambini il Vangelo con realtà e concretezza

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“Ci sono cose che non nascono a tavolino, ma vivendo. Questo libro è così. Non è un manuale, né un trattato, e nemmeno un classico libro di scuola. E’ piuttosto un piccolo diario fatto di frasi brevi, semplici, ma vere. Ogni giorno, in classe, succede qualcosa: una parola, uno sguardo, una domanda che spiazza. Ed è proprio lì che capisci che non sei solo tu a insegnare. A volte, anzi, sono loro a insegnare a te.  Così, quasi senza accorgermene, ho iniziato a scrivere. Una frase al giorno, a volte due, a volte una soltanto. Senza forzature, senza costruzioni artificiali, ma con il desiderio di non perdere ciò che accade. Questo libro nasce da lì: da cose piccole che, messe insieme, diventano qualcosa di grande”: iniziamo da questo incipit del libro ‘Oggi i bimbi mi hanno insegnato che…’ per rivolgere alcune domande all’autore Luca Rubin, insegnante di religione e ‘cercatore di Dio’, che subito ci dice: ‘Questo libro non nasce perché avevo qualcosa da insegnare. Nasce perché ho bisogno di imparare’. Infatti il libro  è l’opera con cui l’autore raccoglie pensieri, intuizioni e frammenti di vita vissuta in classe, trasformandoli in un diario essenziale e profondo.

‘Oggi i bimbi mi hanno insegnato che è un libro che si può leggere piano, anche una pagina al giorno. Non per finirlo in fretta, ma per lasciarsi toccare da ciò che contiene’. Cosa le hanno insegnato i bimbi?

“I bambini mi hanno insegnato che la vita è più semplice di come la complichiamo noi adulti. Un giorno un bambino mi ha detto: “Ma se Dio ci vuole bene, perché abbiamo paura?”. In quella domanda c’era tutto, senza sovrastrutture. I bambini non spiegano la vita: la mostrano. E spesso, senza volerlo, ti obbligano a rimettere ordine dentro, a guardare le cose con più verità e meno difese. Questo sguardo più semplice è anche quello che spesso perdiamo crescendo”.

Allora qual è la genesi del libro?

“Il libro nasce da frasi appuntate al volo, dopo la scuola. Non c’era un progetto: solo il bisogno di non perdere quelle parole che mi colpivano. Rileggendole, ho visto che avevano un filo, che raccontavano qualcosa. Non è nato da un’idea, ma da un ascolto. E’ un diario minimo, dove il quotidiano diventa significativo e, col tempo, condivisibile anche per altri”.

Perché è un libro su ciò che insegna la vita?

“Perché la vita insegna continuamente, ma noi spesso non ascoltiamo, presi da altro. I bambini, invece, parlano una lingua diretta, che non puoi aggirare. La vita parla piano: i bambini aiutano a sentirla. Il libro è un invito a fermarsi, a rallentare e ad accorgersi che ciò che cerchiamo altrove è già presente nelle piccole cose di ogni giorno. E’ un esercizio semplice, ma decisivo per non vivere in modo distratto!.

Cosa emerge da queste pagine?

“Emerge una semplicità disarmante. Non teorie, ma intuizioni che restano e che, a distanza di tempo, continuano a lavorare dentro. Chi educa scopre di essere educato. E si capisce che i bambini non sono solo destinatari, ma anche maestri, capaci di dire l’essenziale senza giri di parole e senza maschere. E proprio per questo arrivano in profondità senza fare rumore”.

Allora anche nei bambini c’è una dimensione religiosa?

“Sì, affiora in modo discreto. Nella voce dei bambini si intravede talvolta qualcosa che rimanda all’essenziale, a ciò che conta davvero. Non ho voluto dimostrare nulla, ma semplicemente non perdere queste tracce”.

Che cosa accade nel rapporto quotidiano con gli alunni?

“Nel tempo mi sono accorto che, accanto a ciò che cerco di insegnare, succede qualcosa di inatteso. Sono loro, con la loro semplicità e immediatezza, a dire parole che interrogano, spiazzano, a volte illuminano. Ho iniziato così a raccogliere queste intuizioni, senza costruirci sopra discorsi lunghi, lasciandole nella loro forma più semplice”.

In quale modo raccontare ai bambini il Vangelo?

“Con verità e concretezza. Dopo aver parlato del perdono, un bambino mi ha detto: ‘Allora devo ricominciare da capo anche oggi?’ E’ il cuore del Vangelo, detto in modo disarmante. Il Vangelo si capisce quando si vede. Non servono discorsi lunghi o complicati: serve una vita coerente, perché loro riconoscono subito ciò che è autentico”.

Lei cura anche quotidianamente ‘Un attimo di Vangelo’: perché nutrirsi ogni giorno della Parola di Dio?

“Perché senza nutrimento si va in debolezza, anche senza accorgercene. La Parola di Dio è un orientamento quotidiano, non qualcosa per momenti straordinari. La Parola di Dio non serve quando abbiamo tempo: serve per vivere il tempo. Anche pochi minuti al giorno aiutano a rimettere ordine, a ritrovare senso e a non vivere in superficie. È un nutrimento silenzioso, ma essenziale per restare in piedi nella vita”.

(Tratto da Aci Stampa)

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