Frère Alois invita i giovani a Praga

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Nella cattedrale di Strasburgo frère Alois ha annunciato che il prossimo incontro europeo dei giovani con la comunità di Taizè si terrà dal 29 dicembre 2014 al 2 gennaio 2015: “Ci riunirà in una città che si trova proprio nel centro dell’Europa. Sarà nella città di Praga”, alla presenza dell’arcivescovo di Praga, cardinale Duka, e del Presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese ceche, Fajfr.

Ringraziando la comunità di Taizè per la scelta, il cardinale Dominik Duka ha detto: “Cari giovani amici! E’ con gioia che vi invito all’incontro internazionale dei giovani cristiani preparato dalla Comunità di Taizé nella Repubblica Ceca, a Praga, una città che si trova nel cuore dell’Europa e che, sin dall’inizio della nostra storia, è stata un centro spirituale e culturale non solo del nostro paese, ma di tutta l’Europa centrale. Sarete accolti dal complesso monumentale del Castello di Praga, con la Cattedrale di San Vito e le altre chiese cristiane che, per la loro esistenza, annunciano il Vangelo. I vostri fratelli e le vostre sorelle delle Chiese cristiane vi attendono per vivere insieme la fine dell’anno 2014 e l’inizio del 2015 a Praga, la Madre delle città”.

Il pastore Daniel Fajfr ha confermato: “Cari giovani amici! Mi unisco al Cardinale e a nome delle Chiese unite nel Consiglio Ecumenico delle Chiese della Repubblica Ceca, vi invito di cuore all’incontro a Praga, città situata nel cuore dell’Europa. Crediamo che con la vostra presenza e la vostra preghiera, questo cuore diventerà più giovane. Siamo lieti di darvi il benvenuto. Portate i vostri amici con voi e, se Dio vorrà, arrivederci al prossimo anno!” Negli incontri con i giovani frère Alois ha invitato alla riconciliazione come segno visibile dei cristiani nel mondo:

“Noi cerchiamo la riconciliazione dei cristiani perché essa sia un segno di Vangelo, e possa diventare un fermento di avvicinamento tra gli umani e tra popoli. Una comunione visibile tra tutti coloro che amano Cristo, tra tutti quelli che pongono la fiducia in Cristo, si può realizzare solo se mettiamo al centro della nostra vita il perdono e la riconciliazione. Ciò vale anche per creare la pace nella famiglia umana attraverso la terra, anche lì il perdono e la riconciliazione sono valori fondamentali”.

Ricordando la riconciliazione operata in Sudafrica ha espresso la propria riconoscenza agli operatori di pace: “Senza perdono, non c’è futuro nella vita personale di ciascuno e nemmeno nelle relazioni tra i paesi. A volte il perdono sembra impossibile. Però questa impossibilità momentanea non deve significare un rifiuto definitivo. Mantenere e se possibile esprimere il desiderio di perdonare è già un primo passo verso la guarigione. Per giocare il loro ruolo, i giovani di oggi hanno in ogni caso una possibilità: rifiutarsi di trasmettere alla prossima generazione i rancori e le amarezze legate alle ferite della storia a volte ancora vive.

Non si tratta di dimenticare un passato doloroso, ma d’interrompere la catena che perpetua i risentimenti e quindi guarire gradualmente la memoria con il perdono. Come cristiani, dovremmo essere in prima linea per vivere la riconciliazione, anche là dove umanamente una situazione sembra disperata. Cristo è venuto a perdonare tutto. Prendendo su di sé la violenza degli uomini, ci ha liberati. E ci promette di trovare la gioia se lo seguiamo sulla strada del perdono”.

In vista del centenario della nascita di frère Roger nel 2015, ha ribadito la necessità di una civiltà basata sulla fiducia: “Vorrei trovare le parole giuste per chiedere ai cristiani delle differenti Chiese: non c’è un momento in cui bisognerebbe avere il coraggio di metterci insieme sotto lo stesso tetto, senza aspettare che tutte le definizioni teologiche siano pienamente armonizzate?.. Mettendoci sotto lo stesso tetto, non abbiamo paura che la verità del Vangelo sia diluita.

Fidiamoci dello Spirito Santo. Non si tratta di metterci insieme per essere più forti, ma per essere fedeli a Cristo mite e umile di cuore. Da lui impariamo che la verità si fa sentire attraverso l’umiltà. Papa Francesco non ci indica forse la direzione mettendo come priorità per tutti l’annuncio della misericordia di Dio con le nostre vite? Non manchiamo il momento provvidenziale che si presenta per esprimere la comunione visibile di tutti quelli che amano Cristo”.

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