Tra l’Enciclica sociale e il cambiamento di un’epoca

Papa Leone XIV
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La prima Lettera Enciclica del Santo Padre Leone XIV dal titolo Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, firmata il 15 maggio 2026, nel 135° anniversario della promulgazione della Lettera Enciclica Rerum novarum di Papa Leone XIII, verrà presentata oggi, 25 maggio 2026, alle ore 11.30, presso l’Aula del Sinodo in Vaticano, alla presenza del Santo Padre.

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 25.05.2026 – Andrea Gagliarducci] – La prima Enciclica di Papa Leone XIV – un’Enciclica sociale – avrebbe dovuto chiarire se è avvenuta davvero una transizione tra il vecchio e il nuovo mondo. L’impressione, che emerge da diversi indizi, non solo è che la transizione sia ancora incompleta, ma che debba ancora iniziare.

Cosa sappiamo finora della Magnifica humanitas, la prima Enciclica di Leone XIV?

Sappiamo che la prima Enciclica sociale della storia, scritta da un altro Leone, Leone XIII, è stata firmata il 15 maggio, l’anniversario della Rerum novarum.

Sappiamo che il sottotitolo di questa enciclica è “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.

Sappiamo che sarà presentata dal Cardinale Michael Czerny, che sembra aver avuto un ruolo molto significativo nella sua redazione, e dal Cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, nonché da Christopher Olah, uno dei cofondatori del colosso dell’Intelligenza Artificiale, Anthropic.

Sappiamo che si tratta di un’Enciclica sociale.

Poi ci sono le indiscrezioni, le informazioni non ufficiali, che ci aiutano a capire come sarà strutturata l’Enciclica. Sappiamo che l’edizione italiana sarà corposa: 231 pagine in totale, divise in cinque capitoli e una conclusione, e che conterrà 245 punti.

E poi ci sono le aspettative, alimentate dalle voci. Si tratta di un’Enciclica sociale che abbraccia in modo ampio l’intero tema della dottrina sociale, lo ripercorre, ne individua la continuità con la storia e vi identifica una discontinuità. E questa discontinuità è nata proprio dall’esplosione dell’Intelligenza Artificiale.

La Santa Sede non ha mai demonizzato la tecnologia, e non lo farà ora. Ma ha sempre mantenuto chiari i principi della dottrina sociale, dalla sussidiarietà alla solidarietà, che certamente devono essere parte di un mondo in cui le imprese private stanno acquisendo maggiore importanza rispetto agli Stati e il profitto personale rischia di essere dannoso per il bene comune. Anche questo è un principio cruciale della Dottrina Sociale della Chiesa.

È facile aspettarsi che l’Enciclica contenga questi riferimenti specifici. È altrettanto facile immaginare che sarà presente anche il tema del multilateralismo, ovvero la responsabilità condivisa degli Stati di contribuire al bene comune. La Santa Sede persegue da anni una riforma delle Nazioni Unite che sia veramente rappresentativa di tutte le nazioni. Leone XIV, e con lui la Santa Sede, ha affrontato la crisi del multilateralismo in diversi discorsi. In realtà, tutta la dottrina sociale dei Papi ne è testimonianza.

Se questi saranno probabilmente i temi dell’Enciclica, ci si chiede come essa possa avere un impatto reale o apportare qualcosa di nuovo.

Da un lato, è giusto notare che i Papi non dovrebbero introdurre novità, ma piuttosto garantire la continuità. Vero, ma la continuità dovrebbe creare spazio per un contributo innovativo, un pensiero nuovo che, tra l’altro, Leone XIV ha auspicato durante il suo viaggio in Africa e che il Cardinale Pietro Parolin ha evocato celebrando il 325° anniversario della Pontificia Accademia Ecclesiastica, la scuola degli ambasciatori del Papa.

È qui, tuttavia, che si vede come la transizione dal vecchio al nuovo mondo non sia ancora iniziata.

L’Enciclica è presentata da due dei cardinali che più rappresentano il pensiero di Papa Francesco, seppur in modi diversi.

Czerny ha portato alla Santa Sede una particolare sensibilità verso i migranti, unita all’amore per i movimenti popolari e alla vicinanza alle voci politicamente più progressiste. Gesuita, naturalmente curioso del mondo secolare, Czerny è stato il braccio destro di Papa Francesco nella gestione di un dicastero che tradizionalmente era stato, soprattutto, intellettualmente vivace, come il vecchio Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace.

Fernández era l’uomo di Francesco, il primo promosso dal Papa e l’ultimo grande amico ad arrivare in Curia, a cui è stata persino consegnata una lettera autografa di Papa Francesco che sottolineava ciò che ci si aspettava da lui come “Custode della Fede”.

Leone XIV, in breve, si è affidato alla Vecchia Guardia, e questo potrebbe indicare o la persistente mancanza di un vero ricambio generazionale alla Santa Sede, o che Leone non ha ancora guardato al futuro e quindi deve fare affidamento sul passato.

Il rischio è che un’Enciclica che dovrebbe rappresentare una transizione generazionale sia in realtà ancora radicata non nella storia della Chiesa, ma in un particolare pontificato.

E sì, oso sperare che l’Enciclica tocchi anche le questioni dell’identità digitale studiate da Giustizia e Pace a metà degli anni Novanta, o che torni indietro nel tempo per considerare due documenti sulla crisi economica globale del 1986 dello stesso Pontificio Concilio. E ancora, vorrei che si tenesse presente che nel 1986 la dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo invocava la difesa dello sviluppo umano integrale, rivelando così la presenza di un negoziatore Cattolico (della Santa Sede? Chissà…) che aveva avuto un discreto successo.

Il problema principale, tuttavia, è che questa prospettiva storica è stata in gran parte assente dal pontificato di Francesco e rischia di esserlo anche nella prima Enciclica di questo pontificato.

Si tratta di un’Enciclica particolarmente lunga, e tutto lascia presagire che sarà composta da innumerevoli citazioni, nel tentativo di fornire continuità.

Molto sarà interessante, ma nulla sarà nuovo.

Pertanto, il primo atto importante del pontificato di Leone XIV rischia di essere una mera dichiarazione d’intenti, dimostrando, tuttavia, che Leone XIV è un Papa di una nuova generazione, ma ancora in qualche modo all’ombra della precedente. Si tratta di un fatto interessante, considerando che, nei suoi recenti scritti agostiniani, il pensiero di Leone XIV appare in linea con la storia della Chiesa, ma anche personale e, a suo modo, innovativo nel suo approccio.

La grande domanda è se questa Enciclica segnerà la fine di un’era o la sua continuazione.

Ma c’è un aspetto positivo. Essendo un testo molto lungo, chiunque potrà leggerlo e trarne ciò che ritiene opportuno. Ovviamente, ci saranno manipolazioni da entrambe le parti. Ma offrirà anche l’opportunità di approfondire il pensiero della Chiesa. Leone XVI approva evidentemente il testo e lo presenterà persino personalmente.

Ci si chiede però se si tratti di un testo di compromesso o del testo che Leone XIV aveva realmente in mente quando iniziò il progetto.

Potremmo dover attendere qualcosa di più avanti nel futuro per assistere a un vero e proprio cambio generazionale di pensiero.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.

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