Vittorio Bachelet: servizio allo Stato ed alla Chiesa

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Nel mese di febbraio a Roma si era svolto il XLVI Convegno ‘Bachelet: uomo del presente, costruttore di futuro. L’impegno civile ed ecclesiale di Vittorio: seme di speranza a 100 anni dalla sua nascita’, assassinato dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980 all’Università ‘La Sapienza’, aperto dalla presenza del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che aveva inviato un messaggio per rendere omaggio al giurista nel centenario anniversario della sua nascita:  “Vittorio Bachelet, giurista di alto valore, ha saputo coniugare la dedizione per la conoscenza e la ricerca con un’attiva partecipazione sociale e con esperienze di grande impegno dapprima nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana e in seguito nell’Azione Cattolica”.

Nel messaggio il presidente della Repubblica Italiana aveva sottolineato il metodo del presidente dell’Azione Cattolica Italiana: “Quello di Vittorio Bachelet è stato un metodo improntato sul confronto e sulla conciliazione, non facile da attuare negli anni in cui ha operato, contrassegnati da conflittualità e violenze. Ha interpretato i ruoli ricoperti nelle istituzioni e nell’associazionismo in linea con gli ideali di democrazia e pluralismo che lo hanno accompagnato nella sua vita…

Fu vilmente assassinato il 12 febbraio del 1980 all’Università di Roma ‘La Sapienza’, al termine di una lezione, nella preziosa attività di docente con cui aveva formato generazioni di studenti che hanno avuto il privilegio di essere depositari dei suoi insegnamenti, nella convinzione che la cultura fosse mezzo efficace per sconfiggere ogni forma di sopraffazione e protervia”.

Nei saluti iniziali il prof. Matteo Truffelli, docente di ‘di Storia delle Dottrine Politiche’ all’Università di Parma e presidente del comitato scientifico dell’Istituto ‘Vittorio Bachelet’ aveva richiamato la sua eredità civile e spirituale: “In tutte le dimensioni della sua esistenza Bachelet volle e seppe sempre farsi portatore di speranza, con coraggio e con mitezza. O, potremmo anche dire, con il coraggio della mitezza. Come ebbe modo di dire il giorno dopo il suo barbaro assassinio l’amico fraterno di una vita”.

Ripetendo una frase di Alfredo Carlo Moro, fratello di Aldo Moro (anche egli trucidato dalle Brigate Rosse), il prof. Truffelli aveva evidenziato il suo senso per la democrazia: “In Bachelet, infatti, la mitezza (ed il coraggio che la mitezza richiede per essere praticata) si rivela come il modo più adeguato di coltivare il senso autentico della democrazia e difenderne i delicati meccanismi…

Mitezza non come ‘resa’, ma come ricerca costante del confronto, come rifiuto radicale della logica della prepotenza, e dunque come forma di lotta coerente contro ogni arroganza, ogni prevaricazione, ogni violenza. Come espressione, dunque, di responsabilità autentica nei confronti del bene comune… Mitezza, coraggio e responsabilità possono essere considerate, dunque, il cuore della lezione civile che Bachelet ci consegna”.

Per comprendere la ‘grandezza’ sociale, giuridica ed ecclesiale, ad distanza di qualche mese abbiamo avuto l’opportunità di incontrare il prof. Matteo Truffelli per farci raccontare quali iniziative l’Istituto dedicato a Vittorio Bachelet, propone in questo centenario della nascita:

“Sono numerose le iniziative che l’Istituto Vittorio Bachelet ha messo in campo in questo centenario in stretta e fruttuosa collaborazione con molte altre realtà, nelle quali Bachelet visse il proprio percorso culturale, civile, ed ecclesiale.

Oltre al convegno di febbraio è stato da poco pubblicato un podcast, intitolato ‘Era un uomo mite’, che può essere ascoltato su tutte le piattaforme e che ricostruisce l’enorme contributo dato da Bachelet alla vita del nostro Pese. Inoltre è in preparazione una mostra itinerante, che sarà presto disponibile per chiunque desideri presentarla nelle varie città italiane. Sono anche in via di programmazione alcune pubblicazioni e una serie di convegni e seminari, promossi dalle università in cui Vittorio fu docente. Infine molte iniziative sono state già realizzate o sono in via di realizzazione a livello locale”.

Dal convegno dedicato a Vittorio Bachelet quale immagine è scaturita?

“E’ emerso il profilo di un uomo di grandissimo spessore umano, spirituale, culturale e civile. Un intellettuale che volle mettersi a servizio delle istituzioni democratiche, perché profondamente convinto che servire le istituzioni significava servire i cittadini, la Costituzione italiana, la giustizia. Un uomo di mediazione, di tessitura paziente, di fede inossidabile nei principi costituzionali e nelle regole democratiche, ma anche di fiducia incrollabile nelle persone, nel senso di solidarietà e di responsabilità degli uomini e delle donne che incontrava ogni giorno in università, in Azione Cattolica, negli organi dello Stato.

Un credente che per tutta la propria vita seppe mettere in gioco i propri principi, le proprie competenze, la propria forza morale e la propria coscienza per collaborare con chiunque desiderava, come lui, prendersi cura del bene comune. Un uomo coraggioso, che ebbe la forza di guidare tanto l’Azione Cattolica quanto, più tardi, il CSM verso scelte difficili ma necessarie, mettendo in gioco la propria vita”.

Per quale motivo la sua eredità civile e spirituale è valida ancora oggi?

“La sua eredità spirituale e civile è di grandissima attualità, perché Vittorio ci consegna la testimonianza di un credente che ebbe la capacità di mettere in gioco sempre e fino in fondo la propria responsabilità personale, la propria coscienza formata, le proprie competenze professionali e i propri talenti personali a servizio del ben comune. A servizio della costruzione di una società più giusta e coesa, di una democrazia più solida e partecipata, e anche di una chiesa più fedele al Vangelo. Un uomo di fede che in un tempo di grandi contrapposizioni, anche violente, seppe fare del proprio radicamento nel vangelo non una ragione di divisione ma un motivo per coltivare il senso della fraternità, della pacificazione, della ricerca di un futuro comune”.

Cosa ha significato per l’Azione Cattolica la ‘scelta religiosa’ proposta da Vittorio Bachelet?

“Per l’Azione Cattolica, come noto, la scelta religiosa ha significato innanzitutto l’affermazione del primato e della centralità dell’evangelizzazione: un compito interpretato come ricerca di un modo più radicale e profondo di abitare la storia, gettando in essa il seme buono del Vangelo. Nella certezza che è di questo che ha bisogno innanzitutto, ogni tempo. E perciò nella certezza di contribuire in questo modo a trasformare la società rendendola più umana”.

Quindi quale significato rivesta per il socio di Azione Cattolica guardare la storia con gli occhi di Dio?

“Penso possa significare lo sforzo che ciascun credente deve compiere, non da solo, ma insieme ad altri, per cercare di leggere in profondità il proprio tempo, la vita delle persone e della società, le vicende politiche, economiche e culturali in cui siamo immersi, cercando di scoprire dentro di esse i segni del bene che all’opera, e individuando, al tempo stesso, le sfide che i fenomeni in atto pongono a chi desidera contribuire al bene”.

(Tratto da Aci Stampa)

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