Quanto dura una transizione?
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 16.05.2026 – Andrea Gagliarducci] – Il possibile scisma lefebvriano è la prima grande crisi che Papa Leone XIV si trova ad affrontare dalla sua elezione. Il Pontefice, il cui mandato era quello di risolvere i conflitti nella Chiesa, si trova a dover gestire un gruppo di sacerdoti e vescovi molto combattivo, che hanno deciso, per preservare la loro gerarchia ormai anziana, di ordinare nuovi vescovi senza mandato papale. Questa settimana, la situazione si è fatta più concreta, avvicinandosi allo scisma.
In una dichiarazione, il Cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha ribadito che la Fraternità Sacerdotale San Pio X, i cosiddetti lefebvriani, incorrerà nella scomunica latae sententiae se deciderà, come precedentemente annunciato, di procedere con l’ordinazione di diversi nuovi vescovi.
La dichiarazione non solo è stata un atto necessario, ma ha anche segnato in modo inequivocabile un punto di non ritorno. Ha inoltre evidenziato quanto sia ancora lontana dal completamento la transizione al pontificato di Leone XIV.
Da un lato, questo tipo di tattica da parte della FSSPX non è certo una novità. I lefebvriani fecero lo stesso nel 1988, quando incorsero nella scomunica latae sententiae per aver ordinato quattro vescovi senza mandato papale, e questa situazione non fu risolta per vent’anni, finché Papa Benedetto XVI non decise di revocare la scomunica nella speranza di creare le basi per un dialogo e una rinnovata unità nella Chiesa.
La Fraternità prende questa decisione in un momento in cui il movimento tradizionalista all’interno della Chiesa sembra essere particolarmente forte. Le immagini dei recenti pellegrinaggi Parigi-Chartres sono evidenti a tutti, mentre l’aumento dei battesimi di adulti (per lo più tradizionalisti) in Francia ha indotto la stessa Arcidiocesi di Parigi a esaminare la questione con un consiglio regionale dell’Île-de-France ad hoc.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X si trova però in una situazione diversa rispetto al 1988. Al di là di varie simpatie personali, alla FSSPX manca una figura carismatica come l’Arcivescovo Lefebvre, che tuttavia godeva della reputazione di missionario di grande capacità e poteva contare su solide alleanze anche all’interno della Santa Sede.
Fu Lefebvre a forzare la mano, proprio mentre la Santa Sede cercava a tutti i costi di evitare l’ordinazione e quindi la scomunica latae sententiae. E subito dopo lo scisma, la Santa Sede istituì la Commissione Ecclesia Dei, poi soppressa da Papa Francesco, e anche la Fraternità Sacerdotale San Pietro, che rappresenta la risposta della Santa Sede al movimento tradizionalista: si può rimanere nella Chiesa pur celebrando secondo l’antico rito.
Tra l’altro, la Fraternità ricevette un sostegno significativo da Papa Francesco in un’udienza successiva alla lettera apostolica Traditionis custodes, che di fatto abrogò la liberalizzazione delle celebrazioni secondo il vetus ordo.
In breve, l’annuncio della FSSPX giunge in un momento ben diverso da quello in cui si definì il primo scisma, e certamente con un sostegno all’interno della Chiesa che, in qualche modo, è stato assorbito.
L’annuncio del Cardinal Fernández, accompagnato da una dichiarazione ufficiale, ha quindi il sapore di una dichiarazione di guerra non richiesta. Fernández aveva già incontrato il Superiore Generale della Fraternità, Don Davide Pagliarani, e la dichiarazione del dicastero sull’incontro ha chiarito che, se i lefebvriani avessero proceduto con le ordinazioni, sarebbero andati incontro alla scomunica.
Dal canto loro, i lefebvriani hanno giocato una partita astuta. Hanno chiesto misericordia, appellandosi di fatto a uno dei pilastri del pontificato di Papa Francesco e sfruttando un atteggiamento positivo radicato nella convinzione che il diritto canonico non debba mai essere punitivo. Hanno sottolineato, tuttavia, che la loro decisione risponde a una crisi più ampia.
E, infine, hanno lanciato una Dichiarazione di Fede Cattolica rivolta a Papa Leone XIV. Inoltre, Don Davide Pagliarani concesse una lunga intervista, nella quale ribadì le loro posizioni ma si mostrò piuttosto ragionevole e desideroso di incontrare Leone XIV.
Leone XIV decise di non intervenire personalmente nella questione. Di fatto, tuttavia, il Cardinale Fernández si servì della fiducia riposta in lui per lanciare con forza una guerra, quasi a voler insinuare che nessuno si sarebbe dovuto sorprendere se si fosse verificato uno scisma.
In che misura la decisione di Fernández è coerente con il pontificato di Leone XIV? In che misura la dichiarazione è una sua iniziativa personale e in che misura no? E perché una dichiarazione proprio ora?
Mentre infuriava questo dibattito, Leone XIV visitò La Sapienza, la più antica università d’Europa, fondata da un Papa. Si recò all’università dove Benedetto XVI si era rifiutato di andare, in seguito alle pressioni e alle critiche dei professori nei suoi confronti.
Il testo del discorso di Leone XIV è interessante. Non è un discorso confessionale, ma rimette Dio al centro del mistero, sottolinea che la cultura è anche una forma di carità e invita i giovani a superare le polarizzazioni ideologiche. Ma è anche un testo che sembra ignorare l’elefante nella stanza: quella stessa università aveva rifiutato l’arrivo di Benedetto XVI.
Un ricordo di questa mancata visita non sarebbe stato tipico di Leone XIV. Eppure, il discorso sembra mancare di mordente, più simile a un discorso scolastico che a uno profetico. C’è stato un riferimento ad Agostino, ma la centralità di Agostino, presente in altri discorsi papali, è venuta a mancare.
La domanda che rimane è: quando si completerà la transizione dal pontificato di Francesco a quello di Leone XIV? Quando tutti i ghostwriter cambieranno e saranno più in sintonia con la personalità del Papa? Quando i prefetti dei dicasteri perderanno l’importanza che li porta a rilasciare dichiarazioni ufficiali anche quando probabilmente non ce n’è bisogno?
Leone XIV è impegnato in una lunga transizione. Cinque capi di dicasteri stanno cambiando, altri lasceranno l’incarico nel corso del prossimo anno, ma in altri casi Leone XIV aspetterà semplicemente il ritiro o la fine del mandato. Questo è un modo per evitare crisi interne e per sviluppare il discernimento, permettendo a coloro che attueranno le decisioni papali di crescere.
Nei prossimi due o tre anni, tuttavia, ci troveremo di fronte a un pontificato a più velocità. Da un lato, il Papa, con le sue decisioni personali, i suoi discorsi scritti a mano e il suo desiderio di assorbire i conflitti della Chiesa. Dall’altro, i collaboratori del pontificato precedente, che hanno bisogno di dimostrare al mondo di non aver sbagliato prima e che, in ogni caso, non possono comprendere appieno il nuovo Papa.
Leone XIV rischia quindi di essere bloccato dalla sua stessa apertura e dalla fiducia riposta nell’attuale generazione di leader della Curia.
Mentre il Papa si trova ad affrontare la prima grande crisi del suo pontificato, vedremo se la sua fiducia è ben riposta.
Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.



























