Papa Leone XIV: lo Stato di diritto è necessario per lo sviluppo umano
“E’ con profonda speranza e sollecitudine pastorale che vi saluto in occasione della Seconda Conferenza Internazionale sulla Lotta contro la Droga e la Criminalità Organizzata nella Regione dell’OSCE, dedicata alla seria e urgente lotta contro il flagello delle droghe illecite. La vostra presenza, proveniente da molti Stati membri dell’OSCE, da Vancouver a Vladivostok, testimonia la determinazione collettiva ad affrontare un flagello che alimenta le reti criminali e mette in pericolo il futuro stesso delle nostre società”: con queste parole papa Leone XIV ha accolto i partecipanti alla seconda Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella Regione OSCE incentrata sul narcotraffico, chiedendo che prevenzione del crimine e giustizia penale procedano insieme.
Infatti solo se tale cammino è unitario ci sarà uno sviluppo integrale, secondo quanto espresso dalla Dottrina Sociale della Chiesa: “La Santa Sede è fermamente convinta che lo Stato di diritto, la prevenzione della criminalità e la giustizia penale debbano progredire insieme, in unità. Infatti, l’autentica attuazione dello Stato di diritto rimane indispensabile per lo sviluppo umano integrale”.
Quindi il papa ha ribadito la necessità della sovranità della legge, che previene e non la volontà del singolo: “Nessuna società veramente giusta può durare se non rimane sovrana la legge, e non la volontà arbitraria dei singoli, e nessuna persona o gruppo, a prescindere dal potere o dallo status, può mai rivendicare il diritto di violare la dignità e i diritti altrui o delle proprie comunità. Di conseguenza, la prevenzione e la risposta alle attività criminali sono intimamente legate al rispetto e alla tutela dei diritti umani universali. Ciò richiede non solo l’impegno delle forze dell’ordine, ma anche la partecipazione della società nel suo complesso, sia a livello nazionale che internazionale”.
Per questo il papa ha ribadito che la giustizia non può essere solo punitiva: “A tale riguardo, la Santa Sede sostiene sinceramente tutte le iniziative volte a istituire un sistema di giustizia penale efficace, giusto, umano e credibile, capace di prevenire e contrastare la produzione e il traffico di stupefacenti. Riconoscendo che la vera giustizia non può essere soddisfatta unicamente con la punizione, tali sforzi devono includere anche approcci contraddistinti da perseveranza e misericordia, focalizzati sulla rieducazione e sul pieno reinserimento dei condannati nella società. Il rispetto per l’intrinseca dignità di ogni persona, compresi coloro che hanno commesso reati, esclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni forma di punizione crudele o degradante”.
E per rendere la giustizia veramente efficace è necessario un approccio ‘multidisciplinare’: “Sono necessari programmi completi per raggiungere tutte le persone schiave della dipendenza, offrendo loro cure mediche, supporto psicologico e riabilitazione a lungo termine. Un approccio multidisciplinare di questo tipo deve considerare la persona umana nella sua interezza, elevandosi al di sopra di misure puramente repressive e soluzioni permissive che non riescono a liberare gli individui dalle catene della dipendenza. In questo modo, potranno riscoprire e rivivere la pienezza della dignità che Dio ha loro concesso”.
Per questo è necessaria l’educazione alla prevenzione: “Desidero inoltre sottolineare che l’educazione è fondamentale per la prevenzione. Essa costituisce la base dello sviluppo umano integrale, consentendo a bambini e giovani di riconoscere la profonda devastazione causata dalle droghe. Nel nostro tempo, in cui i social network diffondono così frequentemente informazioni fuorvianti e pericolose che banalizzano tali rischi, l’educazione deve iniziare in famiglia ed essere rafforzata nelle scuole, trasmettendo conoscenze scientifiche accurate sugli effetti devastanti degli stupefacenti sul cervello, sul corpo, sul comportamento personale e sul bene comune della comunità”.
Con l’educazione si sconfigge la criminalità: “Prevenire e combattere la criminalità organizzata è fondamentale per costruire società sicure, giuste e stabili. A tal proposito, desidero rendere omaggio a tutti gli agenti delle forze dell’ordine e ai membri della magistratura che hanno sacrificato la propria vita o sono rimasti feriti nell’adempimento coraggioso del loro dovere. La loro testimonianza dovrebbe ispirarci sentimenti di gratitudine, responsabilità e rinnovata determinazione”.
In questi ‘campi’ la Chiesa offre collaborazione: “La Chiesa cattolica, attraverso le sue numerose istituzioni in tutto il mondo e forte della sua lunga esperienza nell’accompagnamento delle persone che soffrono di dipendenze, è pronta ad approfondire ulteriormente il suo proficuo rapporto di collaborazione con la società civile. Insieme, in uno spirito di reciproco rispetto e responsabilità condivisa, possiamo promuovere politiche che servano realmente il bene comune e l’inalienabile dignità di ogni essere umano”.
Inoltre il papa ha avuto una conversazione telefonica con sua santità Tawadros II, papa d’Alessandria e patriarca della sede di san Marco, con il desiderio di ridare impulso alla celebrazione della Giornata per l’Amicizia tra Copti e Cattolici, cercando di superare ogni eventuale ostacolo al dialogo della fede e della carità, a cui nei giorni precedenti aveva inviato una lettera:
“Per noi cristiani, l’amicizia non è un sentimento vago; è al centro stesso della nostra vita e della nostra fede. Il Signore stesso ci chiama suoi amici e ci insegna che ‘nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici’. E’ dunque attingendo all’amicizia di Cristo con noi che potremo rafforzare l’amicizia tra noi e tra le nostre Chiese, continuando a testimoniare insieme la filantropia divina per tutta l’umanità!”
Tale amicizia è un impegno per la pace: “In un momento in cui il nostro mondo è afflitto da tanti conflitti, in particolare in Medio Oriente, i cristiani devono, più che mai, impegnarsi per la piena unità, affinché possiamo testimoniare insieme il Principe della Pace. In questo, possiamo confidare nella potente intercessione e nell’esempio degli innumerevoli martiri che hanno sofferto per il nome di Cristo”.
(Foto: Santa Sede)


























