Papa Leone XIV agli universitari: costruiamo un mondo nuovo
“Ho voluto cominciare questa visita stamattina qui nella Cappella, in questa bella chiesa, punto di incontro con il Signore. Perché innanzitutto questa mia visita stamattina è una visita pastorale: conoscere un po’ l’Università, conoscere voi, poter salutare e condividere un breve momento nella fede. Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte a sua immagine, ma anche nella sua creazione”: con questo saluto è iniziata questa mattina la visita di papa Leone XIV all’Università ‘Sapienza’, affermando che occorre ‘lavorare’ insieme per la ricerca dell’amicizia tra i popoli.
Dopo il saluto iniziale, in cui ha sottolineato che chi studia cerca Dio, il papa ha evocato il diritto allo studio per tutti, con uno specifico riferimento ad un ‘corridoio umanitario’ per gli studenti di Gaza: “La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra.
competitAd esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza. E’ dunque importante per me, che sono Vescovo di Roma da poco più di un anno, potervi incontrare. Con cuore di pastore vorrei rivolgermi dapprima agli studenti e poi ai docenti”.
Con un riferimento a sant’Agostino il papa ha invitato i giovani a ‘scoprire’ il desiderio verso lo studio: “Allora, gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con diversi maestri del pensiero sono promessa di ciò che può cambiare in meglio noi stessi, prima ancora che la realtà attorno a noi. Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”.
E’ stato questo che ha animato sant’Agostino: “Sapete che sono legato spiritualmente a sant’Agostino, che fu un giovane inquieto: fece anche gravi errori, ma nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza. A questo proposito, mi ha fatto piacere ricevere da parte vostra un gran numero di domande: centinaia! Ovviamente non è possibile rispondere a tutte, ma le tengo presenti, augurando a ciascuno di cercare più occasioni per dialogare. Anche per questo esistono nell’università le cappellanie, dove la fede incontra le vostre domande”.
Questo dialogo è stato anche un invito a non farsi ingabbiare dal malessere: “Dell’inquietudine esiste però anche un volto triste: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni”.
Ecco il motivo per cui la competitività è una menzogna: “E’ la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo! Proprio questa nostra speciale dignità mi porta a condividere con voi due domande”.
Al contempo ha chiamato gli adulti ad assumere le proprie responsabilità verso un mondo pacificato: “Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria.
In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido ‘mai più la guerra!’ dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali”.
Per questo ha ‘tuonato’ forte contro il riarmo: “Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”.
Ed ecco il pensiero a Gaza ed all’Ucraina: “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”
Altro punto di impegno comune ha riguardato l’ecologia, riprendendo l’enciclica ‘Laudato sì’: “In questo scenario incoraggio soprattutto voi, cari giovani, a non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia. Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma è sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che dà senza prendere, che condivide senza consumare.
Oggi, proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”.
Per questo sono necessarie l’intelligenza e l’audacia dei giovani: “C’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia. Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso, per non fermarci all’ennesima, rapida fotografia della situazione nella quale ci troviamo. Occorre passare dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza”.
Infine si è rivolto anche agli insegnanti: “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità”.
E prima di ritornare in Vaticano un invito a collaborare per un nuovo mondo: “Collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo, lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra gli amici, le nostre parole, il nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo. Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo!”
Ed a tal proposito anche nel messaggio per il 60^ anniversario della fondazione dell’università cattolica boliviana ‘San Pablo’ ha ribadito la necessità della formazione: “Pertanto, l’università esiste per promuovere la formazione integrale della persona, poiché la vera educazione ‘propone la formazione della persona umana in relazione al suo fine ultimo e al bene delle diverse società di cui l’uomo è membro’… Da questa prospettiva, la verità, ricercata con rigore intellettuale ed onestà scientifica, trova il suo orizzonte e il suo criterio ultimo nella carità, poiché dire la verità è, per i cristiani, un atto d’amore che edifica, guarisce e guida la persona verso la sua pienezza”.
(Foto: Santa Sede)


























