9 maggio: nell’Europa ricordando Aldo Moro

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Sabato scorso è stato festeggiato la giornata dell’Europa, in quanto il 9 maggio 1950, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman pronunciò un discorso storico ed un piano per una cooperazione più profonda in Europa. Conosciuta come la Dichiarazione di Schuman, ha aperto la strada a una nuova era di pace, integrazione e cooperazione in tutto il continente, ponendo le basi per l’Unione europea odierna come garanzia per la pace:

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra”.

Un’Europa capace di garantire pari opportunità tra gli Stati: “Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l’applicazione di un piano di produzione e di investimento, l’istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione.

La circolazione del carbone e dell’acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività”.

In questa data è necessario ricordare anche l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, trucidato barbaramente dopo 55 giorni di prigionia e l’uccisione della sua scorta: “Se non si avvicina il parlamento europeo nei suoi poteri e nelle sue decisioni alla volontà popolare, l’Europa non potrà mai decollare in maniera compiuta e totale”.  

Nell’ottobre 1973 da presidente del Consiglio dei ministri sottolineava la necessità delle elezioni europee come segno di democrazia: “Per quanto riguarda l’Europa il Governo si propone di continuare la propria azione diretta ad assicurare la piena ripresa dell’attività comunitaria nel rispetto dei Trattati al fine di realizzare l’integrazione economica quale premessa dell’unità politica dell’Europa.

Tale azione si svolgerà in tutte le sedi comunitarie, economiche e politiche, continuando ad interessare ad essa il Parlamento ed il Paese e portando avanti il progetto di elezione a suffragio universale di un Parlamento europeo”.

Aldo Moro era pienamente convinto dell’Europa dei Popoli: “Se non si avvicina il parlamento europeo nei suoi poteri e nelle sue decisioni alla volontà popolare, l’Europa non potrà mai decollare in maniera compiuta e totale”.

Quindi era necessaria un’Europa solidale: “La politica di solidarietà europea, che sarà perseguita nella forma dell’integrazione democratica, economica e politica, fuori di ogni particolarismo, offre al nostro Paese uno spazio ed un ambiente adatti per la sua espansione economica e per una significativa partecipazione alla politica internazionale in proporzione alle sue forze, alla sua tradizione e cultura, al suo peso economico e sociale“.

Ma soprattutto democratica, come disse nella X Assemblea ordinaria dei parlamentari dell’UEO (Unione Europea Occidentale), nel giugno 1964: “L’Europa che noi ci sforziamo di costruire è una Europa intesa in senso democratico: è questo uno dei cardini fondamentali della nostra concezione associativa. Democrazia, come noi la intendiamo, significa anche e necessariamente una prospettiva di sviluppi sociali e di giustizia da attuarsi nella libertà”.

L’Europa disegnata da Aldo Moro era un’Europa aperta ad una visione mondiale per la libertà di tutti i popoli: “Se noi negassimo e sottovalutassimo queste nuove profonde esigenze, ci chiuderemmo nel passato, anziché rivolgerci all’avvenire: e l’Europa è l’avvenire. A questo riguardo non abbiamo alcun dubbio… Nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa e nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo… E’ urgente ed indispensabile far sentire la voce europea nella realtà mondiale”.

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