Un anno di Leone XIV, quali sono stati gli obiettivi della sua diplomazia?

Papa Leone XIV
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 09.05.2026 – Andrea Gagliarducci] – Non c’è stata rivoluzione, né restaurazione. E non sarebbe potuto essere altrimenti. Leone XIV non ha cambiato i grandi temi della diplomazia della Santa Sede. Ma ha portato il suo approccio, che ha come linea guida la città di Dio di Sant’Agostino (l’ha citata in vari discorsi, specialmente in quello al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede dello scorso 9 gennaio e al mondo diplomatico del Camerun il 15 aprile), come strumento di lavoro la proclamazione della verità e come supporto imprescindibile la preghiera.

Leone XIV non vuole porsi come un leader politico. Al Presidente Trump che lo accusava di essere debole in politica estera, ha risposto che lui non parla un linguaggio da politico, ma parla piuttosto il linguaggio del Vangelo. Quando il Presidente USA ha ribadito che il Papa vuole che l’Iran abbia l’atomica – tra l’altro, un’affermazione abbastanza esagerata – Leone XIV ha ribadito che lui ha parlato secondo la dottrina della Chiesa, e che se si vuole rispondere si deve rispondere basandosi sulla verità di quello che è stato detto.

Insomma, la diplomazia di Leone XIV parte, per dichiarazione stessa del Papa, da una visione religiosa, dalla necessità di predicare il Vangelo della pace. Non è un caso che, finora, la più grande iniziativa diplomatica del Papa è stata il Rosario di preghiera per la pace dell’11 aprile, annunciato all’Urbi et Orbi di Pasqua. In quell’occasione, il Papa sottolineò che si doveva predicare la pace anche a costo di essere disprezzati e non compresi.

La linea era stata comunque definita sin dal primo discorso al corpo diplomatico, il 16 maggio 2025, quando Leone XIV rimise al centro del discorso il tema della verità, sottolineando che la Chiesa avrebbe parlato secondo la verità anche quando questa fosse stata scomoda.

In un anno di pontificato, la diplomazia del Papa non si misura solo dalle dichiarazioni. Ci sono anche i gesti: dall’offerta del Vaticano come luogo per i negoziati di pace tra Russia ed Ucraina, alle telefonate ufficiali che hanno caratterizzato il pontificato, come quella con il Presidente israeliano Herzog in occasione delle festività pasquali.

Poi ci sono le dichiarazioni, da quelle estemporanee all’uscita da Palazzo Barberini a Castel Gandolfo, agli appelli per la pace dopo gli Angelus e le udienze generali, che hanno il tono dell’ufficialità e l’equilibrio verbale necessario in diplomazia.

Nel suo primo messaggio urbi et orbi di Pasqua, Leone XIV ha poi introdotto una piccola innovazione. Non ha, come succedeva sempre, presentato una lista delle situazioni di crisi su cui si posa l’interesse della Santa Sede, e questo anche perché una lista del genere è sempre suscettibile di critica, c’è sempre qualcosa che manca. Il Papa, allora, ha parlato di principi, ha lanciato un appello fortissimo a deporre le armi, e ha chiesto a tutti i Cattolici di impegnarsi.

La richiesta di un impegno personale si legge anche in tutti i discorsi diplomatici dei viaggi papali. Durante i viaggi in Africa, il Papa è arrivato a chiedere di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale. In Turchia, ha chiesto di cambiare la traiettoria dello sviluppo, in Libano ha chiesto di essere operatori di pace. Ha stabilito l’importanza centrale del dialogo tra le religioni, ha messo in luce i grandi temi della dottrina sociale della Chiesa – dalle questioni migratorie a quelle della vita, passando per la cura della casa comune e per l’intelligenza artificiale – ha predicato pace, a più riprese, senza mai stancarsi.

Non c’è stata una rivoluzione, ma di certo un cambio di approccio. Leone XIV è meno estemporaneo nelle dichiarazioni, meno incline a mettersi da una parte o dall’altra e, per questo, più equilibrato. Parlando al Partito Popolare Europeo lo scorso 25 aprile, ha chiesto di fare una politica Cristiana, ma non confessionale, e soprattutto realista, lavorando in modo popolare ma non populista. Ed è una raccomandazione che si applica molto bene al mondo diplomatico, al modo in cui le questioni diplomatiche devono essere affrontate.

I viaggi sono anche un modo di fare diplomazia. I vescovi francesi hanno già fatto sapere che si prepara un viaggio in Francia, tra Lourdes e Parigi, per il prossimo settembre, ed in quel viaggio il Papa toccherà anche Strasburgo, per parlare al Parlamento Europeo. Il suo magistero europeo si arricchirà così di un nuovo capitolo. E poi, ci sarà probabilmente il Sud America (Perù, Uruguay e Argentina), in attesa di un ritorno negli Stati Uniti, che non sarà quest’anno, per il 250esimo, per evitare un incrocio con le elezioni mid-term. Anche qui, la prudenza diplomatica ha avuto il sopravvento.

Questo articolo è stato pubblicato su ACI Stampa.

Foto di copertina: Papa Leone XIV con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

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