Papa Leone XIV e la sfida della tradizione

Papa Leone XIV
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 04.05.2026 – Andrea Gagliarducci] – Il grande obiettivo del pontificato di Papa Leone XIV è ristabilire l’unità nella Chiesa. Il compito, tuttavia, è particolarmente arduo. In breve, è più facile a dirsi che a farsi. Le dichiarazioni del pontefice ai giornalisti durante il viaggio di ritorno a Roma dall’Africa illustrano bene questo punto.

Leone XIV ha risposto a una domanda sulla decisione del Cardinale Reinhard Marx di benedire formalmente le coppie dello stesso sesso, e la sua risposta ha suscitato diverse reazioni, sia in Germania che nel resto del mondo, ma quella del capo dell’istituzione gerarchica tedesca, di fatto più influente è illuminante. Il Vescovo di Limburg, Mons. Georg Bätzing, che sta per concludere il suo mandato come Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, ha semplicemente affermato che continuerà con questa pratica pastorale, perché non crede che crei disunione nella Chiesa. Potrebbe essere una frecciata di commiato da parte di un uomo che sta per lasciare l’incarico e non gli importa molto, oppure potrebbe essere Bätzing che sfida il Papa a fermarlo. Staremo a vedere.

Si profila un’altra sfida all’unità, proveniente dal mondo tradizionalista. La Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) si sta preparando a celebrare le prime ordinazioni episcopali dal 1988. Le ordinazioni sarebbero valide, ma non lecite, perché prive di mandato pontificio. Chi consacra un vescovo senza il permesso papale incorre nella scomunica latae sententiae, ovvero per il semplice fatto di aver commesso l’atto. Questo è quanto accaduto all’Arcivescovo Marcel Lefebvre e ai vescovi da lui ordinati nel 1988, a seguito della quale fu redatto e pubblicato un decreto formale di scomunica.

Ora, si vocifera che un documento simile sia già stato preparato nel caso in cui la FSSPX decidesse di procedere con le consacrazioni annunciate. In realtà, questo tipo di decreti è standard, quindi non è certo che il modello non fosse pronto già da tempo, a prescindere dall’esito delle discussioni nella FSSPX.

La FSSPX, dal canto suo, ritiene che nemmeno la scomunica sia effettivamente applicabile al suo caso. Sostiene che il diritto canonico non consenta l’imposizione della pena – la scomunica – se l’atto che la comporterebbe è commesso in risposta a un grave pericolo percepito per la Chiesa, o se si crede di agire in buona fede. Questo è effettivamente vero, ma è lo stesso ragionamento utilizzato da Lefebvre nel 1988, quando un decreto papale divenne realtà senza possibilità di opposizione.

Nelle scorse settimane, la FSSPX ha anche pubblicato una lunga intervista al suo superiore, Padre Davide Pagliarani, il quale ha ribadito l’urgenza della Fraternità e la necessità di ordinare nuovi vescovi per garantirne la sopravvivenza.

In realtà, alla FSSPX manca persino un sincero desiderio di dialogare con la Santa Sede. Già in precedenti comunicazioni è stato chiarito che molte delle decisioni o degli approcci della Santa Sede sono considerati al limite dell’eresia e, pertanto, non è possibile alcun dialogo su questo tema.

In breve, Leone XIV si trova stretto tra due fuochi, entrambi particolarmente ostinati.

Da una parte, coloro che desiderano che la dottrina si evolva fino ad adattarsi alla società, perché altrimenti – e questa è una frase che ricorre spesso – la Chiesa non sarà più rilevante. Dall’altra parte, coloro che credono che la Chiesa si sia evoluta troppo, al punto da considerare inappropriato qualsiasi cosa provenga dalla Santa Sede, soprattutto in termini dottrinali. La domanda da porsi è semplicemente questa: da che parte sta Leone XIV?

Le azioni del Papa suggeriscono perlomeno una linea di demarcazione ben definita, ma non la linea stessa – non tracciata dalla mera volontà del Papa – e certamente non una che egli intenda tracciare con la forza della volontà.

Leone XIV sostiene le manifestazioni in cui si percepisce la presenza di Dio, a prescindere dai dibattiti sulla loro legittimità.

Lo scorso anno, ad esempio, ha destato sorpresa il fatto che Leone XIV avesse inviato un messaggio di saluto al pellegrinaggio di Parigi-Chartres, a cui hanno partecipato migliaia di persone, per lo più giovani, tutte legate al rito tradizionale – si diceva addirittura che il Papa stesse pregando per il pellegrinaggio e furono letto degli estratti di una lettera che aveva inviato ai cattolici di Francia.

Poi, il Nunzio Apostolico in Inghilterra, l’Arcivescovo Miguel Maury Buendía, ha annunciato che Leone XIV aveva chiesto che venissero fatte delle eccezioni per celebrare secondo il rito antico, ogniqualvolta richiesto. Insomma, Leone XIV ha teso una mano al mondo tradizionalista, cercando di superare l’atteggiamento di netta chiusura che aveva caratterizzato la fine del pontificato di Papa Francesco.

Questo atteggiamento aveva colpito anche congregazioni religiose considerate tradizionaliste, come gli Araldi del Vangelo, un’organizzazione nata in Brasile e poi diffusasi in tutto il mondo. Per anni, agli Araldi del Vangelo era stato impedito di ordinare nuovi sacerdoti. Furono posti sotto amministrazione speciale – con il Commissario Cardinale Raymondo Damasceno Assis – per accuse che non furono mai completamente verificate, e con tutte le cause civili che alla fine si conclusero a loro favore.

Dopo molti anni di stallo, tuttavia, l’11 e il 12 aprile, gli Araldi del Vangelo riuscirono finalmente a ordinare 26 nuovi sacerdoti, in una cerimonia commovente. Una celebrazione che ha segnato anche un ritorno alla speranza. Gli Araldi sono solo un esempio di gruppi ritenuti troppo tradizionalisti e presi di mira da Papa Francesco. In alcuni casi, si trattava di gruppi molto piccoli, che quindi non sono riusciti a imporsi. In altri casi, si è scatenata una vera e propria tempesta, come nel caso del Sodalitium Christianae Vitae – che l’allora Arcivescovo Prevost conosceva bene – dove le accuse di abusi contro il fondatore non hanno portato a una riforma (come era accaduto in casi simili, come i Legionari di Cristo), ma alla soppressione dell’ordine stesso.

Va detto che il pontificato di Papa Francesco è stato influenzato anche da una sorta di “guerra civile latinoamericana” sorta negli anni successivi al Concilio Vaticano II, dove le tensioni tra la Teologia della liberazione e i movimenti più tradizionalisti erano diventate quasi insopportabili. Leone XIV non fu toccato da queste tensioni, pur avendole vissute come sacerdote missionario e vescovo in Perù. Per questo motivo, Leone XIV fu chiamato a trovare un difficile equilibrio tra le richieste di coloro che desideravano una Chiesa più presente e dinamica nelle questioni sociali e la necessità di evangelizzare, di suscitare nuove vocazioni e di favorire la crescita della Chiesa.

Questa è la grande sfida che il Papa si trova ad affrontare nella gestione della questione tradizionalista. I tradizionalisti lo sanno e stanno diffondendo la narrazione di una Santa Sede restia all’ascolto e con la quale non si dovrebbe raggiungere alcun accordo. In realtà, secondo la Fraternità Sacerdotale San Pio X, Leone XIV dovrebbe lasciarli fare, senza minacciare la scomunica. La scomunica, tuttavia, è necessaria affinché il Papa dimostri la sua posizione all’interno della Chiesa, ed è per questo che esiste la scomunica latae sentantiae, cioè per il semplice fatto di aver commesso un atto.

Nel frattempo, l’idea che il Papa debba accettare qualsiasi cosa in nome di un vago principio di misericordia è un argomento che non regge, sebbene sia stato riproposto più volte dal Concilio Vaticano II. Il tema, si può star certi, ricorrerà ripetutamente durante il pontificato di Leone XIV. Col tempo, diventerà chiaro se la volontà del Papa sia quella di assorbire la crisi o piuttosto di affrontarla, rimuovendo gli ostacoli che creano divisione e ragionando, anche in questo caso, in termini di unità della Chiesa.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.

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