I dogmi mariani, autentiche porte d’accesso al mistero di Maria, e al mistero stesso di Cristo e della Chiesa. Assumpta est Maria

Madonna in gloria con cherubini
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 02.05.2026 – Vik van Brantegem] – Nel cuore della tradizione Cattolica, i dogmi mariani non sono semplici affermazioni dottrinali, ma autentiche porte d’accesso al mistero di Maria e, attraverso di lei, al mistero stesso di Cristo e della Chiesa. Comprenderli significa entrare più profondamente nella fede della Chiesa, lasciandosi guidare da una riflessione che unisce teologia, liturgia e vita spirituale.

Con questo spirito prende avvio, in questo mese dedicata alla Beatissima Vergine Maria, una serie di predicazioni dedicate ai dogmi mariani, che si terranno a partire da domenica 3 maggio 2026, presso la chiesa di Santa Maria in Cappella, vicolo di Santa Maria in Cappella 6, Trastevere a Roma.

Ad inaugurare il ciclo sarà la conferenza Assumpta est Maria di Padre Fabrizio Cambi, O.P., frate domenicano della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena, membro del convento di Santa Maria sopra Minerva e professore di Filosofia presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum). Studioso della tradizione tomista e delle sue implicazioni nella cultura contemporanea, padre Cambi offrirà una riflessione sul dogma dell’Assunzione di Maria in cielo, mettendone in luce il significato teologico e il valore per la vita cristiana.

La conferenza avrà inizio alle ore 16.30 e sarà seguita alle ore 17.30 dalla Celebrazione della Santa Messa.

Entrambi i momenti saranno solennizzati dal canto del coro femminile Romaeterna Cantores, sotto la direzione del Maestro di Cappella e organista Maestro Aurelio Porfiri, offrendo così un’esperienza in cui la riflessione teologica e la bellezza della musica sacra si incontrano per elevare mente e cuore.

Un’occasione preziosa per approfondire la figura della Vergine Maria nella luce della dottrina della Chiesa, riscoprendo la ricchezza di una tradizione viva che continua a parlare all’uomo di oggi.

Foto di copertina: Francesco Albani, Madonna in gloria con cherubini, 1645 circa, olio su tela, 196×137 cm, Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Si tratta del più grande frammento dell’imponente pala d’altare – smembrata nell’Ottocento – raffigurante San Guglielmo in preghiera confortato dalla Vergine. Fu commissionata all’artista tra i più rappresentativi della pittura bolognese e romana del Seicento, da Madre Maria Agostina Tomaselli per la Chiesa bolognese di Gesù e Maria delle monache agostiniane, che si trovava a Porta Galliera, nel centro di Bologna, terminata nel 1646.
Nella figura della Vergine, l’eleganza della posa e l’accorata efficacia dei gesti sono resi attraverso un morbido naturalismo che si allontana dal mondo ideale di Guido Reni e abbraccia invece la lezione di Annibale Carracci, di cui Albani era stato vicino collaboratore a Roma. A ciò si aggiunge la grazia irrequieta dei putti, per i quali Carlo Cesare Malvasia, peraltro tra i primi a menzionare questo dipinto, informava come Albani fosse solito a tenere avere per modelli i suoi numerosi bambini.
Suor Maria Agostina Tomaselli, nipote di Papa Bonifacio IX e di Papa Innocenzo IX, destinò tutta la sua cospicua eredità per la costruzione della chiesa di Porta Galliera, incluse le commissioni dei dipinti, da lei scelti personalmente. Anche il monastero sorto in via Galliera fu voluto da Madre Tomaselli che, impiegando il molto denaro del quale poteva disporre, poté vedere esaudito il suo desiderio di una riforma radicale della comunità agostiniana bolognese, alla quale apparteneva. Nella sua impresa venne spronata e assistita dal Padre gesuita Giorgio Giustiniani, che la aiutò a gestire la sua cospicua eredità e ad erigere il nuovo edificio. Gli scambi epistolari che Madre Tomaselli ebbe con le personalità più importanti dell’epoca, dimostrano la forza di volontà che dimostrò al fine di concretizzare il suo desiderio. I lavori iniziarono il 17 agosto 1637 e la chiesa esterna fu inaugurata nella notte tra il 31 dicembre 1645 e “il giorno della Circoncisione di nostro Signore”, ovvero il 1° gennaio 1646.
In seguito alle spoliazioni napoleoniche nel corso dell’Ottocento, la chiesa fu distrutta e il suo apparato decorativo disperso. La pala d’altare fu frazionata e le quattro porzioni vendute separatamente, andando incontro ad differenti ed incerti passaggi collezionistici. Da lì in avanti, due secoli di oblio hanno impedito la visione di quest’opera.
Dopo essere ritornata alla luce sul mercato nel 2023, il frammento Madonna in gloria con cherubini è stata acquistata dalla Galleria d’Arte bolognese Fondantico di Tiziana Sassoli, poi venduto alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, che possiede altri due frammenti della pala: il particolare col San Guglielmo, giunto in collezione attraverso il lascito Zambeccari nel 1883; e un Teschio, attributo della Santa Maria Maddalena perduta, giunto attraverso una donazione nel 2006. L’acquisto, in trattativa privata, resa possibile grazie ai fondi del Ministero della Cultura, ha consentito l’ingresso in collezione della porzione più rilevante della pala smembrata, concretizzando un evento molto atteso nell’ambito degli studi sul grande pittore bolognese.
Il dipinto sarà ancora visibile fino alla metà di giugno nella sala 30 della Pinacoteca in un apposito allestimento, che lo avvicina agli altri due frammenti della stessa pala d’altare presenti nella collezione del museo e a una rappresentazione grafica dell’intera opera. Si tratta di un momento di particolare importanza: la restituzione al pubblico della porzione più rilevante del capolavoro smembrato. È un risultato atteso da tempo negli studi sul maestro e un segnale concreto dell’impegno del museo nella valorizzazione della scuola bolognese, testimoniando la capacità del museo di intrecciare ricerca, tutela e restituzione al pubblico di opere che tornano finalmente a essere patrimonio condiviso.

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