Processo Becciu. L’Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all’ordine della Corte d’Appello e deposita degli atti non integrali con omissis

Alessandro Diddi
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 30.04.2026 – Ivo Pincara] – Oggi scadeva il termine per il deposito in Cancelleria nella loro versione integrale degli atti del procedimento istruttorio del processo penale di primo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, ordinato lo scorso 17 marzo all’Ufficio del Promotore dalla Corte di Appello, guidato da Alessandro Diddi (foto di copertina). Tra questi, le videoregistrazioni complete delle deposizioni del principale testimone d’accusa, monsignor Alberto Perlasca, e le numerose chat finora omissate, mai messe a disposizione delle difese.

Gli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, difensori di S.Em.R. il Signor Cardinale Giovanni Angelo Becciu, esprimono «sconcerto per la determinazione assunta dall’Ufficio del Promotore di Giustizia, che, a nostro avviso, non ha ottemperato all’ordinanza della Corte di Appello dello Stato della Città del Vaticano del 17 marzo 2026. La Corte aveva specificamente imposto il deposito integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio, senza alcuna possibilità di selezione per l’Ufficio del Promotore di Giustizia, ribadendo un principio essenziale: nulla può essere esaminato dal Giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti. Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere. Il diritto di difesa, la parità delle parti e il contraddittorio impongono la piena conoscenza degli atti. Sono principi scolpiti nel codice di procedura penale, al cui rispetto la Corte di Appello si è richiamata. Ogni deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio».

Gli Avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi, difensori di Fabrizio Tirabassi, parlano di «ennesimo rifiuto del Promotore di obbedire al giudice vaticano». «Elementi decisivi vengono sottratti alle difese e riservati ai soli giudici, che peraltro non potranno utilizzarli. Un fatto senza precedenti», affermano, sollevando dubbi sulla possibilità di un equo giudizio e chiedendo la chiusura del processo con «la restituzione dell’onore agli imputati».

Il deposito integrale degli atti è stato uno degli aspetti più controversi del processo penale di primo grado sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato di Sua Santità, giunto al secondo grado, ed è stato uno degli aspetti centrali nel primo pronunciamento della Corte di Appello. La Corte presieduta dal Decano della Rota romana, Mons. Alejandro Arellano Cedillo, aveva decretato infatti a marzo la “nullità relativa” del primo grado, ordinato “la rinnovazione del dibattimento”, il deposito in Cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio e fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze.

Negli atti vi sono gli omissis degli interrogatori di Mons. Alberto Perlasca, il teste-accusatore del Cardinal Becciu e la copia integrale dei dispositivi informatici a lui sequestrati. Si profila così un altro inedito nella giustizia dello Stato della Città del Vaticano: non era mai accaduto nella storia moderna del Vaticano che dei magistrati non ottemperassero alle disposizioni di altri magistrati, di grado oltretutto superiore.

«È un vero e proprio braccio di ferro quello in corso nel sistema giudiziario vaticano sotto il pontificato di Leone XIV. (,,,) Il confronto resta aperto e sempre più aspro. Sullo sfondo, una questione che va oltre il singolo processo: la credibilità del sistema giudiziario vaticano e il rispetto delle garanzie fondamentali del diritto», scrive Franca Giansoldati su Il Messaggero.

Parlando del «rischio di una giustizia che si allontana dalla sua stessa credibilità», Sante Cavalleri sul Faro di Roma conclude, che «una giustizia che appare incerta nelle sue regole finisce inevitabilmente per indebolire la propria autorevolezza. Mentre, al contrario, in una vicenda tanto esposta e simbolica, sarebbe urgente arrivare a una conclusione chiara, definitiva e – soprattutto – incontestabile sul piano delle garanzie».

Attendiamo cosa deciderà la Corte d’Appello vaticana in riferimento a questo ennesimo episodio di violazione dei diritti della difesa.

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