Papa Leone XIV: compito del sacerdote annunciare la pace e difendere i diritti umani

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“Già quando qualche anno fa, nel quadro degli incontri proposti agli Alunni, venni qui a dare la mia testimonianza in qualità di Prefetto del Dicastero per i Vescovi, ebbi modo di riflettere sulla missione essenziale che svolge l’Alma mater dei Diplomatici pontifici. Oggi, a quasi un anno dall’inizio del mio Ministero petrino, accompagnato dal solerte impegno della Segreteria di Stato e delle Rappresentanze Pontificie, quei sentimenti hanno trovato conferma. Guardo perciò con profonda gratitudine alla storia di dedizione e di servizio che questa gioiosa ricorrenza celebra”: ieri visitando la Pontificia Accademia Ecclesiastica, in occasione dei 325 anni dalla sua fondazione, papa Leone XIV ha tratteggiato la figura del sacerdote diplomatico pontificio, messaggero dell’annuncio di pace, chiamato a difendere la famiglia umana e non solo la comunità cattolica.

Ed ha richiamato la storia della diplomazia vaticana: “Tale storia (radicata nella cattolicità stessa della Chiesa) nel corso dei secoli ha visto una catena ininterrotta di sacerdoti, provenienti da varie parti del mondo, contribuire con le proprie umili forze alla costruzione di quella unità in Cristo che, nella diversità delle origini, fa della comunione una caratteristica fondamentale del servizio diplomatico della Santa Sede”.

Una storia condensata in un motto, molto ‘caro’ a papa Francesco: “I passaggi di riforma, di cui l’ultimo in ordine di tempo voluto dal mio immediato Predecessore, di venerata memoria, hanno sempre mirato a custodire questa nota distintiva e costitutiva dell’azione della nostra diplomazia, chiamata ogni giorno a pregare e lavorare ‘ut unum sint’.

In particolare, i recenti mutamenti relativi a diversi aspetti della formazione accademica e intellettuale, hanno dato all’Istituzione l’autonomia necessaria per rinnovare l’impianto di studio delle discipline giuridiche, storiche, politologiche ed economiche, insieme a quello delle lingue in uso nelle relazioni internazionali”.

Ed ha delineato “alcuni tratti del Sacerdote diplomatico pontificio che, partecipando del ministero del Successore di Pietro, accoglie e coltiva una vocazione speciale a servizio della pace, della verità e della giustizia. Egli deve essere, prima di tutto, un messaggero dell’annuncio pasquale: ‘Pace a voi!’. Anche quando le speranze di dialogo e riconciliazione sembrano svanire e la pace ‘come la dà il mondo’ viene calpestata e messa a dura prova, voi siete chiamati a continuare a portare a tutti la parola di Cristo Risorto: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace’.

E prima ancora di tentare di costruirla con le nostre povere forze, davanti a quanti non la ricercano come dono di Dio, la vostra missione vi chiama ad esserne ‘ponti’ e ‘canali’, perché la grazia che viene dal cielo possa farsi strada tra le pieghe della storia”.

Inoltre nella sua azione deve testimoniare Cristo, richiamando il suo discorso al Corpo diplomatico: “Il Diplomatico pontificio poi, (operando nei più diversi contesti culturali e negli Organismi Internazionali) è particolarmente inviato a testimoniare la Verità che è Cristo, portandone il messaggio nel consesso delle Nazioni, e facendosi segno del Suo amore per quella porzione di umanità, che è affidata alla sua missione di pastore, prima ancora che di diplomatico… Anche per questo è importante che portiate al mondo il Verbo della Vita, che si è rivelato non con l’affermazione di principi e idee astratti, ma facendosi carne”.

E’ stato un invito a difenderei diritti umani: “Ciò vi vuole promotori di tutte le forme di giustizia che aiutano a riconoscere, ricostruire e proteggere l’immagine di Dio impressa in ogni persona. Nella difesa dei diritti umani (tra cui spiccano quelli alla libertà religiosa e alla vita), vi raccomando perciò di continuare a indicare la strada, non della contrapposizione e della rivendicazione, ma della tutela per la dignità della persona, dello sviluppo per i popoli e per le comunità e della promozione della cooperazione internazionale. Sono questi i soli strumenti che consentono di avviare autentici cammini di pace”.

Inoltre, sempre ieri, è stato presentato il Padiglione della Santa Sede ‘L’Orecchio è l’Occhio dell’Anima’ alla 61^ Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia che si svolgerà fino al 22 novembre a cui sono intervenuti i curatori Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers; l’artista Soundwalk Collective; p. Ermanno Barucco, responsabile del ‘Giardino Mistico’ di Venezia; Michele Coppola, Executive Director Arte Cultura e Beni Storici Intesa San Paolo; Teresa Teixeira, dst group Representative; ed il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione,  che ha sottolineato le parole di papa Leone XIV di tornare a servire il ritmo della vita, secondo le indicazioni di sant’Ildegarda di Bingen:

“D’altronde, questo fu proprio il metodo di Ildegarda di Bingen, che credeva nella riconnessione dei legami che uniscono gli uomini e le società, e che sapeva che la trasformazione del mondo implica anche un’evoluzione spirituale, in cui le forme artistiche e scientifiche sono partecipanti attive. Per questo motivo, Ildegarda fu una religiosa e Lei stessa, una compositrice e cantante. Per questo motivo anche, unì lo studio dei testi sacri al lavoro visivo della pittura. Per questo motivo, infine, fu una maestra e predicatrice profetica, e al contempo una nota guaritrice, perita nelle scienze della medicina e della biologia”.

Oggi è necessario riscoprire tali ‘maestri polifonici’: “Il nostro tempo ha bisogno di nuovi maestri, e il profilo polifonico di Ildegarda può esserci d’aiuto come antidoto all’esasperazione delle monodie, ispirandoci nella gestazione di nuove visioni. Il nostro tempo ha bisogno di profeti culturali, capaci di superare i vicoli ciechi del linguaggio dominante ed esprimere ciò che Ildegarda chiamava la ‘lingua ignota’, ovvero: una forza immaginativa che sprona paradigmi sociali sempre più inclusivi e che motiva pratiche comunitarie e fraterne”.

(Foto: Santa Sede)

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