Il Professor Domenico Simeone: ‘L’educazione cura’

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“So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché.

Come non lo sapranno i suoi genitori. Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”.

Abbiamo selezionato questa parte della lettera scritta dalla prof.ssa Chiara Mocchi, dopo essere stata accoltellata da uno studente di 13 anni nei corridoi di una scuola a Trescore, per comprendere meglio il valore dell’educazione e lo facciamo con il prof. Domenico Simeone, preside della facoltà di Scienze della Formazione, docente di Pedagogia generale e sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore dell’Osservatorio per l’educazione e la cooperazione internazionale: “Di fronte alle sfide del futuro l’educazione si presenta come il dono più prezioso che le generazioni che sono più avanti negli anni possono offrire alle giovani generazioni, mettendo a loro disposizione sia le mappe per muoversi in un mondo complesso sia gli strumenti per orientarsi e per trovare nuovi itinerari e per aprire nuovi percorsi.

Ci troviamo per la prima volta di fronte alla compresenza di tre, a volte di quattro, generazioni nello stesso nucleo familiare, ma se nella famiglia patriarcale le generazioni più anziane godevano di una considerazione particolare, che derivava dal riconoscimento della loro funzione di depositarie dell’esperienza e della tradizione culturale. Nella società odierna tale riconoscimento è perlomeno ambiguo. Gli anziani sembrano spiazzati in una società in rapido mutamento e che richiede nuove competenze. Il rischio è che aumenti l’incomunicabilità intergenerazionale. Così facendo si perde un immenso patrimonio di sapere sulla vita”.

Per quale motivo l’educazione è una relazione verso l’altro che porta in alto?

“Attraverso l’educazione possiamo trasformarci e trasformare. Possiamo affinare la nostra umanità ed un’umanità piena che va alla radice della sua essenza non può essere che un’umanità rivolta verso l’altro e verso l’alto”.

Quindi l’educazione è curativa: in quale modo prendersi cura dell’altro?

“Per prendersi cura dell’altro è necessario essere fedeli a quella promessa che nasce dall’incontro con l’altro, perché quando incontriamo un’altra persona ci rendiamo conto dei suoi bisogni e possiamo decidere di spenderci a favore dell’altro, mettendo le nostre competenze al servizio dell’altro. La relazione educativa è sempre reciproca; quindi mentre ci prendiamo cura dell’altro abbiamo la possibilità anche di conoscerci meglio e di prenderci cura anche di noi stessi”.

Perciò potere ed autonomia non sono in contrapposizione?

“Assolutamente no, se mettiamo il potere che abbiamo al servizio della crescita dell’altro; se lo mettiamo nella relazione, perché l’altro se ne avvantaggi e possa diventare sempre più autonomo e meno dipendente da noi. Credo che alla fine il compito fondamentale di ogni educatore sia quello di lasciare il posto all’altro”.

Quali punti di forza ritiene importanti per un’alleanza efficace tra scuola e famiglia?

“Ritengo importante: avere obiettivi educativi condivisi tra scuola e famiglia per aiutare i ragazzi a crescere e sviluppare le competenze proprie dell’età, ed avere la consapevolezza della propria interdipendenza: per costruire una comunità che educa. La scuola ha bisogno della famiglia e la famiglia ha bisogno della scuola”.

In quale modo il ruolo del docente può accompagnare la famiglia nella sua responsabilità genitoriale?

“Il docente, per il ruolo che ricopre e per le competenze che ha, ma anche per il punto di osservazione di cui beneficia, può aiutare i genitori a prendere consapevolezza del proprio ruolo educativo e può fare in modo che ogni genitore metta in gioco le proprie competenze e le proprie capacità. Nei momenti di difficoltà può essere d’aiuto sostenendo i genitori e accompagnandoli, creando un’alleanza tra adulti che condividono una corresponsabilità educativa”.

Quindi il Patto educativo della Chiesa va in questa direzione?

“Il Patto educativo globale lanciato da papa Francesco e ripreso da papa Leone XIV va nella direzione di mettere a disposizione le migliori risorse ed energie per mettere al centro la persona, in modo che possa sviluppare al meglio i propri talenti, perché anche questi possano essere al sevizio della comunità”.

Papa Leone XIV ha scritto la lettera apostolica ‘Disegnare nuove mappe di speranza’:quale rapporto l’educazione può avere un rapporto con questi nuovi mezzi di comunicazione?

“Papa Leone XIV parla della necessità di umanizzare il mondo della tecnologia. Credo che non dobbiamo avere paura del nuovo che sta emergendo; quindi non dobbiamo essere tecnofobi, ma non dobbiamo essere nemmeno dei tecnofili. Dobbiamo stare in mezzo a questo spazio fra chi ha paura e chi invece vede nella tecnologia una soluzione a tutti i problemi. Noi dobbiamo abitare questo mondo contemporaneo con intelligenza e sapere usare i new media correttamente ed al servizio della piena umanizzazione della persona e non per strumentalizzare l’altro”.   

(Tratto da Aci Stampa)

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