Papa Leone XIV ha invitato a costruire un progetto di speranza in Angola

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“Vengo a voi per incontrare il vostro popolo, come pellegrino che cerca i segni dei passaggi di Dio in questa terra da Lui amata. Prima di proseguire, vorrei assicurare la mia preghiera per le vittime delle forti piogge e delle inondazioni che hanno colpito la provincia di Benguela, come pure esprimere la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso le loro case. So anche che voi, angolani, siete uniti in una grande catena di solidarietà a favore delle persone colpite”: con queste parole papa Leone XIV ha parlato alle autorità civili ricordando innanzitutto le vittime delle recenti inondazioni.

Ha evidenziato la saggezza che non si lascia ingannare dalle ideologie: “L’Africa è per il mondo intero una riserva di gioia e di speranza, che non esiterei a definire virtù ‘politiche’, perché i suoi giovani e i suoi poveri sognano ancora, sperano ancora, non si accontentano di ciò che già c’è, desiderano rialzarsi, prepararsi a grandi responsabilità, giocarsi in prima persona. La saggezza di un popolo, infatti, non si lascia spegnere da nessuna ideologia e davvero il desiderio di infinito che abita il cuore umano è un principio di trasformazione sociale più profondo di qualsiasi programma politico o culturale”.

Quindi il viaggio papale è in funzione dell’ascolto: “Sono qui, tra voi, a servizio delle energie migliori che animano le persone e le comunità di cui l’Angola è un mosaico coloratissimo. Desidero ascoltare e incoraggiare chi già ha scelto il bene, la giustizia, la pace, la tolleranza, la riconciliazione. Allo stesso tempo, insieme a milioni di uomini e donne di buona volontà che sono la prima ricchezza di questo Paese, intendo anche invocare la conversione di chi sceglie strade opposte e impedisce il suo sviluppo armonico e fraterno”.

Ed anche in Angola il papa ha accusato gli sfruttatori: “Carissimi, ho accennato alle ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani, anche nel vostro Paese. Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivistica! Vediamo ad ogni latitudine, ormai, come essa alimenti un modello di sviluppo che discrimina ed esclude, ma che ancora pretende di imporsi come l’unico possibile”.

Riprendendo le parole di san Paolo VI, ha sottolineato il bisogno di pace, che non esclude però il dissenso: “Voi siete testimoni, grazie alle antichissime sapienze che nutrono il vostro pensare e il vostro sentire, che la creazione è armonia nella ricchezza della diversità. Il vostro popolo ha sofferto ogni volta che tale armonia è stata violata dalla prepotenza di alcuni. Porta le cicatrici sia dello sfruttamento materiale, sia della pretesa di imporre un’idea sulle altre.

L’Africa ha un urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti Paesi, fomentando la povertà e l’esclusione. Solo nell’incontro la vita fiorisce. In principio è il dialogo. Questo non esclude il dissenso, che può diventare conflitto”.

Perciò la speranza e la gioia non sono sentimenti ‘privati’: “Esse, invece, sono una forza intensiva ed espansiva, che contrasta ogni rassegnazione e tentazione di chiudersi. Despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere.

Nella tristezza siamo infatti in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario. Il malcontento, il senso di impotenza e di sradicamento ci separano, invece di metterci in relazione, diffondendo un clima di estraneità alla cosa pubblica, disprezzo per la sventura altrui e la negazione di ogni fraternità. Tale discordanza disgrega i rapporti costitutivi che ognuno intrattiene con sé, con gli altri e con la realtà”.

Quindi la gioia spinge la vita: “La gioia è infatti ciò che intensifica la vita e sospinge nel campo aperto della socialità: ciascuno gioisce mettendo a frutto le proprie capacità relazionali, accorgendosi di contribuire al bene comune e vedendosi riconosciuto come persona unica e degna, in una comunità di incontri che si moltiplicano e allargano lo spirito.

La gioia sa scavare traiettorie anche nelle zone più buie di stasi e di angustia. Esaminiamo dunque il nostro cuore, carissimi, perché senza gioia non c’è rinnovamento; senza interiorità non c’è liberazione; senza incontro non c’è politica; senza l’altro non c’è giustizia”.

Infine ha invitato gli angolani a costruire  un ‘progetto di speranza’: “La Chiesa cattolica, di cui so quanto stimate l’opera di servizio al Paese, desidera essere lievito nella pasta e favorire la crescita di un modello giusto di convivenza, libero dalle schiavitù imposte da élite con molti denari e false gioie. Solo insieme potremo moltiplicare i talenti di questo popolo meraviglioso, sin dentro le periferie urbane e le più remote regioni rurali in cui pulsa la sua vita e si prepara il suo futuro. Eliminiamo gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, lottando e sperando insieme a coloro che il mondo ha scartato, ma Dio ha scelto”.

 Mentre ai giornalisti ha spiegato che i suoi discorsi sono stati scritti ben prima di ciò che pensava il presidente degli Stati Uniti: “Allo stesso tempo, è circolata una certa versione dei fatti che non è stata accurata in tutti i suoi aspetti, ma ciò è dovuto alla situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il Presidente degli Stati Uniti ha fatto alcune osservazioni su di me. Gran parte di ciò che è stato scritto da allora è stato un susseguirsi di commenti su commenti, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto.

Solo un piccolo esempio. Il discorso che ho tenuto all’Incontro di preghiera per la pace, un paio di giorni fa, era stato preparato due settimane fa, ben prima che il Presidente facesse qualsiasi commento su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di controbattere nuovamente al Presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse”.

(Foto: Santa Sede)

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