Potere, democrazia e ordine globale: Papa Leone XIV rilancia la sfida del bene comune

Casina Pio IV
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 14.04.2026 – Vik van Brantegem] – Nel giorno in cui Papa Leone XIV ha ribadito, volando verso l’Algeria per il suo viaggio apostolico in Africa, il suo forte “no” alla guerra e ha sollecitato ancora i leader mondiali a trovare strade per la pace, in Vaticano si preparava Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che si svolge presso la Casina Pio IV nei Giardini vaticani dal 14 al 16 aprile 2026, con l’intento di riflettere sui temi che riguardano l’evoluzione dei rapporti geopolitici.

Mentre assistiamo all’avvento di un nuovo ordine mondiale, ha senso riflettere sulle ragioni e sulle cause che hanno portato al crollo di quello vecchio. Su quali sono stati i punti deboli e i vizi di quell’ordine mondiale che hanno lasciato la porta aperta a reazioni così profonde e di ampia portata come quelle a cui assistiamo oggi. E, soprattutto, su cosa possiamo fare nella situazione attuale per garantire giustizia e pace.

In questo momento storico segnato da tensioni geopolitiche, trasformazioni tecnologiche e fragilità democratiche, Papa Leone XIV è intervenuto con un messaggio di forte spessore etico e politico rivolto ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Al centro della riflessione: il potere, la sua legittimità e il suo uso in un mondo in rapido cambiamento. Il Pontefice ribadisce un principio chiave della dottrina sociale della Chiesa: il potere non è mai fine a sé stesso, ma strumento per il bene comune: «La dottrina sociale cattolica considera il potere non come un fine in sé stesso, ma come un mezzo ordinato al bene comune».

Una posizione netta, che rovescia le logiche dominanti fondate su forza e controllo. Per Leone XIV, infatti, la vera legittimità dell’autorità nasce dalla qualità morale di chi governa: «La legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di forza […] ma dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata».

Non solo teoria: il Papa richiama esplicitamente le virtù della giustizia, della fortezza e della temperanza come condizioni concrete per evitare abusi e derive autoritarie.

Democrazia: oltre le procedure

Ampio spazio è dedicato alla democrazia, definita non come un semplice meccanismo istituzionale, ma come espressione della dignità della persona: «Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona».

Nel solco di San Giovanni Paolo II, Leone XIV ne valorizza la funzione partecipativa, ma mette anche in guardia da rischi sempre più evidenti: «[La democrazia] rischia di diventare o una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élites economiche e tecnologiche».

Un passaggio che suona come un monito diretto alle attuali dinamiche globali, dove il peso di grandi poteri economici e digitali incide sempre più sui processi democratici.

Nuovi equilibri globali: serve un cambio di paradigma

Il Messaggio si allarga poi allo scenario internazionale. In un mondo attraversato da rivalità strategiche e alleanze mutevoli, il Papa invita a superare la logica dell’equilibrio di potenza: «Un ordine internazionale giusto e stabile non può emergere dal mero equilibrio di potere».

Nel mirino anche la concentrazione del potere globale: «La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia […] la concordia internazionale».

Da qui l’appello a ripensare la cooperazione internazionale e a rafforzare istituzioni capaci di operare realmente per il bene comune, nel rispetto del principio di sussidiarietà, in continuità con il magistero di Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

La via della carità e della riconciliazione

Il cuore del Messaggio resta però spirituale. Leone XIV propone una visione del potere radicalmente alternativa, ispirata alla logica divina: «L’onnipotenza di Dio si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono».

Una prospettiva che ribalta ogni schema di dominio e apre alla costruzione di una società fondata sulla carità e sulla riconciliazione: «È proprio questa logica di carità che deve animare la storia».

L’obiettivo finale è una pace autentica, che non sia semplice tregua tra conflitti, ma frutto della giustizia: «Una pace che non sia semplicemente la fragile assenza di conflitto, ma il frutto della giustizia».

Un appello al mondo accademico e politico

In conclusione, il Papa affida ai partecipanti alla plenaria un compito preciso: offrire contributi concreti per chiarire i criteri di un uso legittimo del potere, rafforzare la democrazia e costruire un ordine internazionale più giusto.

Un invito che va ben oltre il contesto accademico e interpella direttamente leader politici, istituzioni e società civile.

In un tempo segnato da crisi globali, il Messaggio di Leone XIV si configura così come una chiamata a ripensare radicalmente il potere: non dominio, ma servizio; non interesse, ma bene comune; non conflitto, ma pace costruita sulla giustizia.

Messaggio del Santo Padre Leone XIV
ai partecipanti alla Sessione Plenaria
della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

Ho appreso con piacere della sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che si tiene dal 14 al 16 aprile 2026, e invio i miei migliori auguri oranti a tutti i partecipanti. Esprimo la mia gratitudine al cardinale Peter Turkson per il suo dedicato servizio come cancelliere dell’Accademia. Ringrazio allo stesso modo la vostra presidente, suor Helen Alford, per aver scelto il tema: “The Uses of Power: Legitimacy, Democracy and the Rewriting of the International Order” [Gli usi del potere: legittimità, democrazia e riscrittura dell’ordine internazionale]. È un argomento particolarmente attuale, che focalizza la nostra riflessione sull’esercizio del potere, elemento cruciale per costruire la pace all’interno e fra le nazioni in questo momento di profondo cambiamento globale.

La dottrina sociale cattolica considera il potere non come un fine in sé stesso, ma come un mezzo ordinato al bene comune. Ciò implica che la legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di forza economica o tecnologica, ma dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1903). Perché la saggezza ci consente di discernere e perseguire il vero e il bene, piuttosto che beni apparenti e vanagloria, nelle circostanze della vita quotidiana. Tale saggezza è inseparabile dalle virtù morali, che rafforzano il nostro desiderio di promuovere il bene comune. In particolare, sappiamo che la giustizia e la fortezza sono indispensabili per prendere decisioni ponderate e per metterle in pratica. Anche la temperanza si rivela essenziale per l’uso legittimo dell’autorità, poiché la vera temperanza frena l’eccessiva esaltazione di sé e funge da barriera contro l’abuso di potere.

Questa comprensione del potere legittimo trova una delle sue più alte espressioni nella democrazia autentica. Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona e invita ciascun cittadino a partecipare responsabilmente al perseguimento del bene comune. Riflettendo questa convinzione, san Giovanni Paolo II ha affermato che la Chiesa apprezza la democrazia perché garantisce la partecipazione alle scelte politiche e «la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno» (Centesimus annus, n. 46). Tuttavia, la democrazia rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di diventare o una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élites economiche e tecnologiche.

Gli stessi principi che guidano l’esercizio dell’autorità all’interno delle nazioni devono altresì informare l’ordine internazionale, una verità particolarmente importante da ricordare in un tempo in cui rivalità strategiche e alleanze mutevoli stanno rimodellando le relazioni globali. Dobbiamo ricordare che un ordine internazionale giusto e stabile non può emergere dal mero equilibrio di potere né da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica tra i popoli, sia la concordia internazionale.

A tale riguardo, i miei predecessori hanno espresso la necessità di istituzioni aggiornate e di un’autorità universale (cfr. Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n. 58; Pacem in terris, n. 137), improntata al principio di sussidiarietà (cfr. Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 57). Lo sviluppo di una tale comunità globale di fratellanza richiede «la migliore politica, posta al servizio del vero bene comune» (Francesco, Fratelli tutti, n. 154). Di fatto, è «più che mai necessario ripensare con audacia le modalità della cooperazione internazionale» (Visita alla sede della FAO in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, 16 ottobre 2025, n. 7).

In ultima analisi, quando le potenze terrene minacciano la tranquillitas ordinis — la classica definizione agostiniana della pace — dobbiamo trarre speranza dal Regno di Dio, che, pur non essendo di questo mondo, fa luce sulle realtà di questo mondo e ne rivela il significato escatologico. In questa prospettiva di fede, ci viene ricordato che l’onnipotenza di Dio si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono (cfr. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I, q. 25, a. 3, ad 3); il potere divino non domina, ma piuttosto guarisce e ristora. È proprio questa logica di carità che deve animare la storia, poiché l’attività umana ispirata dalla carità aiuta a plasmare la “città terrena” nell’unità e nella pace, rendendola — seppure in modo imperfetto — un’anticipazione e una prefigurazione della “Città di Dio” (cfr. Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 7). Tale fede rafforza la nostra determinazione a costruire una cultura di riconciliazione capace di superare le insidie dell’indifferenza e dell’impotenza (cfr. Discorso ai leader religiosi partecipanti all’Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace, 28 ottobre 2025).

Con questi sentimenti, auspico sinceramente che le vostre riflessioni in questi giorni producano spunti preziosi per chiarire gli usi legittimi del potere, i criteri della democrazia autentica e il tipo di ordine internazionale che serve il bene comune. In tal modo, il vostro lavoro contribuirà in maniera significativa alla costruzione di una cultura globale di riconciliazione e di pace, una pace che non sia semplicemente la fragile assenza di conflitto, ma il frutto della giustizia, nata da un’autorità umilmente posta al servizio di ogni essere umano e dell’intera famiglia umana.

Possa lo Spirito Santo, fonte di ogni carità e vincolo di unità e di pace, illuminare le vostre menti e sostenere i vostri sforzi. Invoco volentieri su tutti voi le abbondanti benedizioni di Dio.

Dal Vaticano, 1° aprile 2026

LEONE PP. XIV

Foto di copertina: la Casina Pio IV nei Giardini vaticani.

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